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si senti capace di porsi in su la viabattuta dai sommi artisti, ed il qua-dro die espose in quella capitalegitistilirò i suoi presentimenti. Fran-cesco Fidanza fu il paesista di moda.Si crede di vedere nelle sue operela bella e larga maniera di Te-niers , e non vi fu ricco dilettanteche non cercasse di possedere qual-che suo quadro del nuovo stile. 11nostro conte Sommariva, splendidoprotettore delle arti e degli artefici,non permise che il quadro espostofosse perduto per 1’ Italia ; ed at-tualmente conservasi nella sua villasul lago di Como, che può risguar-darsi come il santuario delle BelleArti moderne. Il principe Eugenioviceré d’ Italia restituiva alla patriail suo pittore , incaricandolo conlarghi assegnamenti di fare nel re-guo d Italia ciò che Vernet avevafatto in Francia, le vedute di tuttii porti del regno. Francesco diedealacremente principio a così bellaintrapresa , ed eseguì da suo pariquelli di Lido, Malamocco, Chiozza,lUmini ed Ancona , che si ammi-rano raccolti nella reale galleria diBrera in Milano, e fanno vivamentesentire la mancanza degli altri ,che Francesco, ormai giunto al li-mitare della vecchiezza , ed abban-donatosi alla crapula, non si curòdi eseguire. Morì in Milano nel
1819.
——. (Gregorio') fu condiscepolodi Francesco nella scuola del LaCroix , ma appena uscitone, si pro-pose di formarsi un miglior stile diuello del maestro, e si fece a stu-rare di proposito le opere di Sal-vator Rosa e di Claudio , eh 1 eglinon senza ragione, riguardava peri più grandi pittori paesisti , deiquali fossero in Roma eccellentiquadri. Una Burrasca di mare man-data da Gregorio al gran maestrodi Malta decise la sua superioritàsul fratello Francesco, e gli meritògeneroso premio , oltre il titolo dicavaliere donato di quell’ illustre
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ordine. Erasi Gregorio talmente ap-propriato, dirò così, lo stile di Clau-dio e del Rosa , che ormai i piùesperti conoscitori non si assicura-vano di giudicare se ai due sommimaestri o al Fidanza appartenesseroi suoi paesaggi. Il principe Chigidesiderava di avere una pregevolecopia del Mulino di Claudio esi-stente in casa Doria. N’ebbe Gre-gorio la commissione e fu detto cheaveva fatto il miracolo di duplicarlo.Il duca di Bedford, tuttavia vivente,raccolse quanti quadri potè averedi quest’ egregio pittore, e tanti glie-ne commise che pochi ne rimaseroin Italia. Due piccolissimi paesaggia tempra ho veduti presso il valenteprofessore Fidanza suo figlio, rap-presentanti la caduta di Tivoli edun aperto paese con rocche e vil-laggi; i quali sebbene non eccedanoil diametro di tre in quattro pol-lici , presentano tanti oggetti e contanta verità, che direbbesi che Clau-dio non avrebbe potuto fare nè piùnè meglio. Mancò alla gloria del-l’arte un anno o poco più dopo ifratelli Francesco e
. (GlUSEprE) il quale fu molto
lontano dal merito di Gregorio edi Francesco, cumunque abbia sa-puto condurre alcune pregevoli opereche gli danno diritto ad onoratoluogo tra gli artisti.
—■ '( Paolo ) di famiglia diversada quella dei precedenti, nacque inCamerino nel 1731, e non tardò a farsiconoscere come valente pittore edintagliatore. Dal 1757 al 1763 pub-blicò una serie di teste d’ illustripersonaggi nelle letteree nell’anni,tratte dall’antico, o dall’originale,o dipinte in Vaticano da Ratlàello;o altrove da Guido Reni. È l’operadivisa in quattro parti formanti 144fogli , dieci dei quali contengonocose di Guido. Non dobbiamo pas-sar» sotto silenzio che queste testedovevano essere tirate in tocca, edessere esattamente disegnale : maoltre che non si soddisfece a queste