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terati francesi. Intagliò pure alcunidei ritratti che ornano le vile deipittori fiamminghi di Descamns, trai quali distiliguonsi i due bellissimidi Rubens e di van Dyck. Fece inappresso non pochi dei ritratti spet-tanti alla Raccolta di Odieuvre, ePer nominarne alcuni, del gesuitaMaimbourg, del cardinale di Raluc,di Alessandro Farnese, di Carlo XIIdi Svezia e della duchessa di Fon*tanges. Ma uno de’primi e più beiritratti di Fìcquel è quello di ma-dama di Maintenon, tratto da Mi-gnard , ed ora diventato rarissimo.Ammirasi nelle incisioni di questosingolare artista nettezza e delica-tezza d’ esecuzione unita a preci-sione e facilità di bulino. Il Basanadduce per esempio il ritratto diChennevier , clie è veramente diUna non comune delicatezza. Il visoè tagliato come a granito, ma cosìsottilmente e con tanta delicatezza,che si passa dalle ombre ai chiaridella carne con tanta facilità , chesembra al naturale. 11 taglio non èmai lasciato. Gli occhi sono minu-tamente ritrovati , vivaci e senza irimboboli di tanti intagliatori, cheper intagliar minuto, sogliono de-generare in confusione ; tanto tem-pestano le loro opere 1 Le trine sonotraforate e trasparenti , sebbene inminuto. Le tele sono con natura-lezza sottilmente piegate ; ed il ri-camo del vestito è chiaro, distinto.e tutto con arte finissima ricercato.Pure, eh' il crederebbe ? In mezzoa tanti meriti il disegno è difettoso lSia questo un avvertimento allagioventù ^linon prendere il bulino,buche non sanno correttamente di-segnare.
Oltre i già nominati sono celebri"*d Un tempo ed assai rari i ritrattidei vescovi appellanti al futuro con-c, ho generale , Pietro de le Brovevescovo di Mirepoix, Giovanni Soa-nen vescovo di Senez , Pietro deLaughe vescovo di Boulogne e CarloGioacchino Solbcrt vescovo di Moni-
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pellier. Operava ancora nel 1770 *nel quale anno s’intitolava intaglia-tore delle loro Maestà imperiali ereali.
F1DANI ( Orazio ) nato in To-scana circa il 1610 , riuscì facile espedito pittore. In luoghi pubblicie privati vedonsi in Firenze diversesue pregevoli pitture; tra le qualiottenne grandissimo nome il quadrodel Tobia fatto per la compagniadella Scala. Forse ha potuto esseremiglior coloritore, ma compensanoqualche secchezza di colorito la ca-stigatezza del disegno e la dolcezzadelle attitudini , che non c total-mente scompagnata dalla grazia. I-gnorasi l’epoca della morte.
FIDANZA (Filippo) discendenteda distinta famiglia originaria di cittàdi Castello, nacque nellaSabina circail 1720 ed apprese in Roma da Mar-co Benefiale i principj della pittura.Cercò poscia ai migliorare lo stilestudiando le opere de’ grandi mae-stri e specialmente di Guido-Reni,cui in alcune parti felicemente siaccostò. Dipinse in Roma per luo-ghi pubblici e privati a fresco edall’olio con felice successo; ma sa-rebbe per avventura meno noto chenon è, se non fosse stato padre ditre figli, due dei quali acquistaronogrande celebrità nell’ arte avanti edopo la morte di lui, accaduta nel1790.
- (Francesco) il primogenito
dei fratelli nacque nel 1747, e dallascuola paterna passò a quella de LaCroix , uno de’ più riputati allievidi Vernet, e ne uscì valente pit-tore di paesaggio ; onde non glimancarono frequenti commissioni ,sebbene fosse accagionato di sover-chio tritume, sempre pregiudicevoleal bello e grandioso stile , comun-que non si scosti dal vero. In prin-cipio del presente secolo recossi aParigi, e colà trovò raccolti nellagalleria imperiale i più bei paesag-gi di tutte le scuole d’Europa. Scossoalla vista di tante maravigliose opere