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Tomo secondo.
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anelala in Spagna ; e con costui econ Carlo Maratla, che pure dilel-tavasi assai di dipingere cristalli ,ebbe <ine questo genere di pittura.

GAROFOLO (P. Giuseppe) è an-noverato tra gl'intagliatori per unastampa rappresentante S. Serafinod’ Ascoli, cappuccino, contemplanteM. V. nelle nuvole, ch’egli pubblicònel 1767.

.■ (Benvenuto Tisi da) natonel territorio di Ferrara nel 1481,apprese gli elementi della pitturasotto Domenico Panetti, indi recossia Cremona presso suo zio maternoNiccolò Soriani , non ignobile pit-tore, che gli permetteva di frequen-tare ancora la scuola di BoccaccioBoccaccino. Venuto a morte lo zioDel 1499, e non avendo in Cremonadiche vivere, riparossi a Roma,doveacconciossi in qualità di aiuto conun mediocre pittore , finché presea lavorare da sé. Giugneva poc annidopo a Roma Ralfaello , al qualeBenvenuto s’ accostò, e fu uno dei

Ì itimi ajuti di così grande dtaestro.mportanti affari di famiglia lo co-strinsero ben tosto suo malgrado aripatriare. Sebbene si affrettasse didar sesto alle cose sue per raggiu-gnere 1’ illustre amico che gli e nefaceva caldissime istanze; non potèdispensarsi dall’ubbidire al duca Al-fonso I suo signore, che lo incaricavadi dipingere coi Dossi nella villa diBelvedere ed in altri palazzi. A taleepoca erasi Benvenuto pressoché to-talmente Spogliato della maniera deiprimi maestri, più che del modernostile seguaci dell’antico, ed erasi ac-costato a quello del Sanzio. Ma lun-gamente dipingendo in compagniadei Dossi, più che d’ogni altra se-guaci della scuola veneta , qualchecosa, spezialmente per conto del co-lorito, prese anche da costoro, c siformò una maniera tutta sua chepartecipa della lombarda, della ro-mana e della veneziana. Di questogusto sono le eccellenti pitture ese-guile in Ferrara a fresco ed all’olio

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dal 1519, in cui dipinse la Stragedegl’ Innocenti a S. Francesco, finoal 1524, quando terminò la stupendastoria della Cattura del Redentore.Tra le molte belle opere pubblichee private onde arricchì Ferrara nondevesi dimenticare il S. Pietro Mar-tire fatto ai Domenicani, del qualeebbero a dire alcuni valenti artisti,che ove perisse quello veramente di-vino di Tiziano, ai SS. Giovanni ePaolo di Venezia, potrebbe sotten-trare in suo luogo tjuello di Benve-nuto. Ma ne’soggetti graziosi s’acco-stò tanto a Raffaello, che i più sagaciconoscitori appena sanno distingue-re le sue opere da quelle deH’Drbi-nate per qualche orma pochissimosensibile di crudezza d’antico stile;e mi si permetta, per dirlo senza in-giuria de’più esperti,che distinguonsii piccoli quadri di Benvenuto daquelli di Raffaello non da altro chedalla storia; che finalmente ha chiusoil registro de’quadri rafTaeHeschi, adispetto di tanti adulatori sfronta-tissimi , o ignoranti , che trovanoRaffaello eziandio tra le sozzure,dirò così , de’ più servili imitatori.Osservisi che non sono a contarsitra le migliori cose di Benvenutocerti quadretti di storie evangeliche,nei quali dipinse per sua cifra ungarofanp o una viola, quasi fatti percelia. Si deve aver pure molta cir-cospezione rispetto alle sue pitturesenza marca, le quali d’ ordinariosono opere del Panelli, o copie degliallievi di Benvenuto. Le miglioripitture da stanza di questo grandemaestro vedousi a Roma ne’palazziCorsini, Chigi, Borghesi, ec. Unabellissima pittura conservavasi nelladucale galleria di Modena. Tre siammirano nella pinacoteca di Brerain Milano, e molte nella reale galleriadi Parigi. Morì Benvenuto in patriapieno d’anni e di meriti nel 1559.

GAROLI ( Pier Francesco) na-cque in Torino nel 1658. e poi cheebbe appresi gli elementi della pit-tura in patria, non saprei dire sotto