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di Pisa supera di disegno e di co-lorito. Lo stesso può dirsi delle pit-ture eseguile a Firenze nel chiostrodi Santo Spirito, enei primo chio-stro di S. Maria Novella. Condottopoi Stefano a Milano , diede perMatteo Visconti principio a moltecose, ma non le potè fluire, perchèessendosi per la mutazione dell’ariaammalalo , fu forzato tornarsene aFirenze ; dove condusse diverse cosein Santa Croce, finche fu chiamatoa Roma, come fu détto poco sopra.Da Roma passò ad Assisi, e vi fecestupende opere a canto a quelle diGiotto e di Citnabue. Fu pure, peri tempi in cui visse, valente archi-tetto ; e fra le altre ingegnose suecose, scrive il Vasari •< immaginossi» una salita di scale molto difficile,» le quali in pittura e di rilievo» mirate, ed in ciascun modo fatte,» hanno disegno, varietà ed inveii-« zione utilissima e comoda tanto,n che Lorenzo vecchio de’Medici se« ne servì nel fare le scale di fuori« del palazzo di Poggio a Cajauo. »Finalmente nel 1346 dipinse nellachiesa di S. Jacopo di Pistoja unDio Padre con alcuni apostoli , ediverse storie e la decollazione delSanto titolare.
Mancava Stefano alla gloria del-1’ arte quattordici anni dopo l’illu-stre suo avo, nel 1350, lasciandoin età di 26 anni e di già fatto va-lente maestro il figliuolo
GIOTTO o GIOTT1NO (Tom-maso). Sebbene questi abbia lattemolte opere , non è comunementericordato che il gran quadro incui rappresentò sotto le più bizzarreridicole forme e circondato d'attri-buti satirici, Gualtieri di Brienne,dello il duca d’ Alene , che i Fio-rentini ammutinati scacciarono dallacittà loro nel 1343, dopo essersi la-sciati trasportare a grandi atrocità,che il malvagio governo d’uu prin-cipe avventuriere non può abba-stanza giustificare. Questo quadroordinato dai capi della repubblica.
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onde perpetuare nel palazzo del Po-destà la memoria della riconquistatalibertà, ebbe un maraviglioso suc-cesso. Il popolo continuò molti annia gustare il piacere della vendettacontemplando il gastigo di un uomoche aveva fatto così scandaloso abu-so dell’autorità conferitagli. Il gio-vane pittore, non contento di averrappresentato il duca d Atene sottoignobili caricate forme, gli avevacollocati ai due lati tutte le altrepersone cadute vittima della nazio-nale vendetta. Tra costoro distiu-guevansi il Visdomini, Maladiasse.Raineri, San Germignano, e moltialtri favoriti di Gualtieri , rappre-sentanti colla mitra dell’infamia sulcapo, ed indicati dagli stemma dellerispettive famiglie. Altre oppre con-dusse felicemente in patria , tra lequali ebbe gran nome una Pietàeseguita per la chiesa di S. Remigi.Fu poi chiamato a dipingere in As-sisi in quella chiesa in cui avevanooperate maravigliose cose il padresuo e F illustre bisavo , e vi con-dusse tali freschi, che veduti a cantoa quelli di Giotto, fu detto che lospirito di questo grande artista erain lui passato. Ma così raro giovane,giunto appena ai trentadue anni ,fu sorpreso dalla morte con grandis-simo dauno dell’arte, che dalla suafamiglia era stata a così elevato gradoportala.
GIOVANNI da Pisa , nato circail 1240, fu allievo di suo padre Nic-colò, scultore ancor esso ed archi-tetto. Si attribuisce a Giovanni ilfamoso Campo Santo o Cimitero diPisa , che a cagione delle opere diarti che contiene, può riguardarsicome un museo. Consiste in uu granrettangolo, lungo palmi 550, largo160, circondato da portici, ed in mez-zo scoperto come un chiostro. Ètroppo universalmente conosciutoper le descrizioni e per le piante ,ed alzati pubblicati e diffusi in ogniparte del mondo , onde sia prezzodell’ opera il parlarne piu diffusa-