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citlà della Provenza e della Lingua-ciocca, a Padova, Verona, Ferrara,Ravenna, XJrbino, Arezzo, Lucca,Gaeta , ec; a Napoli dove fu chia-mato dal re Roberto; a Rimini dovelo invitò il signor Pandolfo Maia-lata ; a Milano dove molte cose ope-rò per la principesca famiglia deiVisconti. Operava in Ferrara, quan-do Dante, tormentato dal pensierodel bando dalla patria, udendo dovetfovavasi questo amico di lui degno,andò ad abbracciarlo, e lo condussea Ravenna, dove fece alcune pitturenella chiesa di S. Francesco, in cuinel 1321 ebbe poi sepoltura il gran-de amico che avevaio colà condotto.
Era da qualche tempo tornatoGiotto alla sua cara patria carico dionori e.di ricchezze, per non piùabbandonarla, quando in aprile del1354 fa dalla Signoria di Firenzedichiaralo cittadino , provvisionatodi 100 scudi d’oro, e uominato suoarchitetto, ed in tale qualità incari-cato della direzione de’lavori di S.Maria del Fiore e delle fortificazioni.Due mesi dopo geltaronsi i fonda-menti del Campanile, il solo sicuromonumento del sapere di Giotto co-me architetto. O gotico o tedesco , chechiamare si voglia, presenta un ro-busto carattere ed un regolare an-damento che lo distinguono dal co-mune gotico del quattordicesimo se-colo, e che non poteva essere ideatoche da una mente inventrice ed ori-ginale. Due anni dopo Giotto none, 'a più. Nel 1336 Firenze piansecRiesl’ illustre figlio, del quale, nomi-nandolo suo architetto, faceva il se-guente elogio : Cum in universo orbenon reperiri dicitur queniquam quisu fficientior sit in bis et aliis midlis(artibus), magistro Giotto Bando-n [ s , de Fiorendo piclori , et acci-piendus sit in patria tua , velai ma-gnus magister, ec. Ebbe onorata se-poltura nella stessa chiesa , di cuidiresse i lavori per il corso didue a noi ; e Lorenzo de’ Medici, ilmagnifico, gli eresse una lapide con
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il suo busto in marmo e con unaiscrizione composta in versi latinida Angelo Poliziano. Chiuderò que-sto oramai troppo lungo articolocoll’elogio che fa di Giotto il suoconcittadino ed amico Giovanni Boc-caccio. “ Ebbe ( Giotto ) un ingegno» di tanta eccellenza, che niunacosa« dà la Natura , madre di tutte le» cose ed operatrice , col continuo» girar de’ cieli, che egli con lo stile« e con la penna , o col pennello” non dipingesse sì simile a quella,» che non simile anzi piuttosto dessa« paresse ; intantochè molte volte» nelle cose da lui fatte si trova ,>■ che il visivo senso degli uomini5» vi prese errore, quello credendo» esser vero eh’ era dipinto ec. «Ebbe Giotto quattro figli maschi cdaltrettante femmine, figliuolo di unadelle quali, chiamata Caterina, cheaveva sposato Riccio di Lapo, fuStefano Fiorentino, nato in Firenzenel 1301. Sebbene ancora fanciullo,vedendolo Giotto di pronto e vivaceingegno , si fece ad ammaestrarlone’principi della pittura, nella qualefaceva così rapidi progressi , rheavanti i vent’anni lodevolmente di-pingeva. Ma crescendo in costui col-1’ età il desiderio di crescere nel-l’arte oltre i limiti dall’avo segnati,fu il primo a tentare le più grandidifficoltà degli scorti, comunque nondel tutto felicemente, ed a miglio-rare d’assai la prospettiva nelle fab-briche, ^attitudini e giacitura dellefigure , la varietà e vivacità delleteste. Perciò a Stefano, dopo Cima-bue e Giotto, deve moltissimo lapittura, perocché invece d’imitare ,come gli altri artisti facevano , leopere del maestro , egli prese adimitare la natura e ad abbellirla.Chiamato a Roma per dipingerenella chiesa d’ Ara Coeli , superò1’ aspettazione con un S. Lodovicoa fresco di una vivacità, non statainsino a quel tempo nè anche daGiotto messa in opera. Così la No-stra Donna dipinta nel Campo Santo