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Tomo secondo.
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Creta; dove fabbricò sui jproprj di-segni alcune fortezze. Passato dinuovo ai servigi della Francia du-rante il regno d’ Enrico li, morìgloriosamente mentre faceva chiu-dere il porto di Bologna in Pie-cardia ; per la quale opera il pre-sidio inglese dovette rendersi pri-gioniero.

MELONI ( Marco) di Carpi, vissenella prima metà del sedicesimo se-colo. Viene comunemente credutoallievo di Francesco. Francia; laquale supposizione viene appoggiatadalla qualità delle sue pitture con-servate in S. Bernardino di Carpied altrove, butte di stile dell’ illu-stre bolognese.

MELZ1 ( Francesco) nato in Mi-lano da patrizia famiglia in sul de-clinare del quindicesimo secolo ,frequentò fino dalia prima adole-scenza la scuola di Lionardo daVinci; e sarebbe per avventura an-noverato tra i suoi migliori allievi,se avesse trattata la pittura per pro-fessione e non per semplice diva-gamento, come s’addice a doviziososignore. Era singolarmente amatoda Liouardo , perchè giovane dibellissimo aspetto e di gentili crean-ze ; onde grato all’ alletto di cosìillustre maestro ed amico , lo ac-compagnava in Francia nell’ultimoviaggio. A lui, sentendosi il Vinciprossimo alla morte, affidava i suoipiù cari interessi, e lo chiamavapoi erede de’ suoi disegni, de’ suoistronfienti, de’ suoi libri e mano-scritti. Tra le poche pitture di Fran-cesco non rammenterò che una ta-vola appartenente alla reale pina-coteca di Milano , nella quale tro-vasi 1’ arieggiare dei volti del mae-stro e lo studio delle belle forme.Era di già vecchio nel 1568, quandoGiorgio Vasari pubblicava le vite deiPittori. r

MEMMI ( ossia Simone di Gu-glielmo ) Sanese, nato da certomaestro Martino nel 1284, fu unode più illustri pittori del suo se*

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colo ; ebe ad ogni modo. Più cheall’intriusico merito personale, devela sua celebt ita all’amicizia di Fran-cesco Petrarca ed al ritratto di ma-donna Laura. Oltre l’averlo lodatoin due sonetti, 1’ innamorato can-tore volle lasciare memoria dell’a-mico pittore nelle lettere familiari,onde non si credessero esagerate lesue lodi per gratitudine o per poe-tica libertà. Non oserei peraltroaffidarmi alla cieca al giudizio delPetrarca, che lo dichiara uguale aGiotto. Pensa il Vasari che Simonefrequentasse in Boma la scuola dellostesso Giotto; circostanza rendutapiucchè dubbiosa dal silenzio delcantore di Laura, dove parla diquesti due artisti. Oltre di che ènoto che Giotto dipingeva in Bomanel 1298, quando Simone non con-tava che quattordici anni. Ma ofosse pur scolaro di Giotto , o diMino, come vogliono i Sanesi, certacosa è, che ritoccò un quadro afrésco di Mino, e fu in alcune opereaiuto di Giotto e studioso delle sueopere. Ebbe però il colorito assaipiù florido dei giotteschi, come nefanno prova le sue pitture del CampoSanto di Pisa, ed altre che tuttaviasi conservano in Firenze ed in Siena.Aveva pure lavorato in S. Pietrodi Roma, dove sembra che si stu-diasse di contraffare lo stile diGiotto, che aveva colà lasciata cosìillustre testimonianza del suo va-lore nella così detta Navicella. Masecondo il Vasari le più belle operedel Memmi furono quelle del Ca-pitolo degli Spagnuoli'in Firenze,le quali, a suo dire, non erano damaestro dì quell’età, ma da modernoeccellentissimo. Chiamato dal papain Avignone nel 1336 , vi si trat-tenne alcuni anni. La morte di que-sto valente maestro viene univer-salmente protratta al 1344. Primadi chiudere quest’articolo non omet-terò di far parola della celebre mi-niatura appartenente alla bibliotecaAmbrosiana. Trovasi questa in un