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Tomo terzo.
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gnese, fu uno de’ piu felici allievidel Dentooe , e compagno del Mi-lelli in opere di quadratura, quandonon si ami piuttosto di chiamarlosuo scolaro ed ajuto. Fu infatto ilsuo più vicino imitatore allorchélavorava in società con BaldassareBianchi.

PADERNA (Paolo Antonio),Bolognese, qato nel 1649, ebbela fortuna di frequentare la scuo-la del Guerciuo; dopo la mortedel quale passò presso al Cigria-»i, ritenendo però sempre la ma-niera del primo maestro. Non co-noscendosi bastantemente forte perle opere di storia , lavorò di pae-saggio , contrail'accendo perfetta-mente in tal genere lo stile delgrande maestro da Cento. Morivain patria nel 1708.

PADOVA (Girolamo da), chia-mato pure dirij/aiao dui Snnto t na-cque in Padova nel 1480. Profes-sava costui la miniatura, sebbenefosse pure capace di trattare la pit-tura di storia in grandi dimensioni,come lo dimostrano i fatti della Vitadi S. Benedetto da lui dipinti nelchiostro di 6. Giustina di Padovain continuazione di quelle fatte dalParentiuo. Non mostrassi peraltroJiè troppo buon disegnatore , nèmolto espressivo; bensì finito assaie dilìgente negli accessorj , comecostumano i miniatori ; e ciò chemeglio torna a sua lode, accuratonel costume antico , vedendovi!posti bassi rilievi dottamente com-posti. Morì nel 1550;

— ( Lauro da ) scolaro delloSquarcìoue è noto per alcune pit-ture di stile mantegnesco dipintealla Carità in Venezia , relative aifatti dì S. Giovanni,

( Marco Angelo da), sco-laro ancor esso dello Squarcione ,dipingeva nel 1489 entro al vec-chio refettorio di Santa Giuslinadi Padova uua Crociiissione, nellaquale erano diverse ligure assai benfatte , e con belle e vivaci mosse,

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che mostravano l’avvicinarsi delbuon secolo.

PADOVANINO. V. VarotariAlessandro.

PADOVANO ( Giusto ), ossiaGiusto Menabuoi , nato in Firenzecirca il 1520, fu scolaro di Giotto,o di alcuno de’ suoi migliori al.lievi. Recatosi a Padova ancora gio-vane, vi ebbe domicilio e cittadi-nanza, siccome colui che coll’ artesua faceva onore a quella città. Suegrandiose opere, dice Giorgio Va-sari, sono le pitture della chiesa diS. Giovanni. Nella tavola dell’ al-tare rappresentò diverse storie delSanto titolare, nelle pareti fattievangelici e visioni dell’ Apoca-lisse, e nella cupola una gloria diBeati di semplice invenzione bensì,come comportavano le condizionidella nascente pittura , ma felice-mente eseguita. Credesi comune-mente essere morto nel 1597. Fu-rono probabilmente suoi allievi edajuti

- ( Giovanni e Giusto )

i quali sotto una sua pittura fattapresso ad una porta di detta chiesaavevano scritto ■ Opus Joannis etjusli de Padua.

-( Federico di Lamberto

DEL) fu uno de’huoni ajuti: di Gior-gio Vasari, eh’ egli ricordò conlode nelle sue Vite pittoriche.

PAFIO ( Antonio ) bolognese;lavorò di quadrature in Firenze,nella corte ducale ed in altre si-gnorili case in compagnia del fi-gurista Vincenzo Montini. Operavacirca la metà del sedicesimo se-colo.

PAGANELLI (Domenico) ar-chitetto idraulico faentino fiorivanel 1583, nel quale anno condussel’acqua del Fonte in Faenza, e vifece la mostra nella piazza , postapoi alle stampe nel 1719 da CarloCesare Soletta patrizio faentino, conalcuni utili avvisi intorno alla con-servazione di quell’ acqua.

—— ( Niccolò ) nato a Faen-