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Tomo terzo.
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PALOMINO DE VELASCO (An-tonio ) nacque in Bajalanca nel1655, e fu educato a Cordova itibelle lettere ed in giurisprudenza ;ma iu pari tempo, sentendosi natu-ralmente inclinato alle cose del di-segno, occupavasi nel copiare stampequali gli capitavano sotto gli oc-chi. Fortunatamente, trattenendosialcun tempo in Cordova, conobbeil pittore Giovanni Valdes Leal ,che gli diede alcune lezioni per di-rigerlo negli sludj pittorici. In ap-presso, consigliato da Alfaro, reca-vasi a Madrid nel 1678 , e colàstringeva domestichezza con Car-rello e Coello, i quali gli ottenevanodal re di essere ammesso a dipin-gere sotto la loro direzione nellagalleria de’ Cervi al Pardo. Questilavori che gli fruttarono il titolodi pittore onorario del re, lo reseronoto come valente artista, e gli pro-cacciarono commissioni nella capi-tale ed altrove , e specialmente inValenza, dove lasciò le sue più va-ste opere. Al merito delle pittureaggiunse Paiomino quello di au-tore di un importante libro intito-lato : Mu^to di Pittura, del qualepubblicò la prima riarte nel l7l5e la seconda net 1724. Mancataglila consorte nel susseguente anno ,fecesi ordinar prete, ma nel 1726terminò la sua gloriosa carriera.Era sua sorella

. ( Donna Francesca), che

1,1 Eordova acquistò gran nomecome pittrice di ritratti. Fece purea Cuoi quadri storici di piccole di-ffusioni , c he S0I10 an( q le a l pre-sente tenuti'in gran pregio nellequadrerie di Cordova.

PALTRONIERI(Giovanni Fran-cesco ) da Carpi, nacque dopo lamela del sedicesimo secolo e fuscolaro dei rinomati scagliolisli Gri-stom. Molto lavorò iu Romagna dioperedi scagliola, e v’ebbe non pochiallievi che diffusero l’arte iu tuttaquella provincia. Operava in suldeclinare del diciassettesimo secolo.

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- ( Pietro), detto il Miran-

doltse delle Prospettive , fu scolaroo imitatore di Marc’Antonio Chia-rini. Sebbene avesse stabile domi-cilio in Bologna, dimoiò lunga-mente in Roma; ed in queste duecittà ed in altre in gran numerolasciò bellissime pitture rappresen-tanti oggetti d’ antica architettura,archi, fontane, acquedotti, templi ,rottami d’edifizj , e simili , continte di un certo quale rossiccio ,che può riguardarsi come un segnocaratteristico delle opere del Mi-raudolese. I fondi di queste vaghis-sime architetture sono campaguecon acque che pajouo vere, popo-late di ligure che danuo anima evita , dirò così , al paese. Questosingolare ingegno valevàsì, per sod-disfare alle frequenti commissionidi tali opere all’ olio ed a fresco,di molti aiuti. Mori di 68 anni nel1741.

PAMPURINl (Alessandro), cre-monese , crodesi che nel 1511 di-pingesse nella cattedrale della cittàpatria alcuni fanciulli iutorno adun cartellone, ed alcuni fregi o ra-beschi, imitati poi, o continuati dal

PAMPURINO, o PAMPUCINO(Alessandro) operava in Cremonain sul finire del quindicesimo secolo.Tra i suoi lavori si annovera dal-1’ Arisi e dal Signor Grasselli unapittura rappresentante diversi santieseguita nella soppressa Chiesa diS. Gallo in Cremona , colla leg-genda : Opus Altxnndri de Pam -purinis die ultima octobris 1496.Dicesi che ancora nella cattedraledella stessa città aveva dipinti so-pra un arcala della nave maggiore,nell’anno 1511, alcuni puttini in-torno ad un cartellone, e certi fregio rabeschi che da molto tempo piùnon esistono.

.- ( Giacomo ) altro pittore

cremonese che ancora vivea nei1530, del quale scrisse l’Arisi, chenon solatneule in Cremona sua pa-