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Tomo terzo.
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tnanere presso di lui come suo al-lievo ed ajuto. Il grato servo con-tinuò a servirlo fino alla morte ,dopo la quale non volle abbando-nare la sua figlia, sposa di Mar-tino del Maio. Pareja fu fedele imi-tatore di Velasquez, ed alcuni suoiritratti si direbbero essere delle mi-gliori cose del maestro. Fece pochiquadri di storia, ma questi prege-voli assai, quali sono la Chiamatadell’ Apostolo Matteo, che conser-vasi nel palazzo d’Aranjuez, alcunifatti peri Kochettini di Madrid, eduno o due altri , che possono ve-dersi a Toledo. Dipinse maggiornumero di quadri di fiori e di ani-mali, oltre molti ritratti somiglian-tissimi. Morì nel 1670.

PARENTANI ( Antonio ) ope-rava in Torino circa il 1550. dovenella chiesa della Consolata dipinseun Paradiso con molti angioli. 11suo stile s’ avvicina a quello dellascuola romana, ma non è cosi gran-dioso. Di questo pittore ignoransila patria ed ogni altra biograficacircostanza.

PATENTINO (Bernamo), clpoi, fattosi monaco , ebbe il nondi Lorenzo , era nato in Parend’Istria nel 1457. Che costui fosallievo in Padova dì Andrea Mategua non è ben certo, perocché ncsuole di ciò addursi altra ragiotche la somiglianza dello stile. MBernardo non era che di sette anpiù giovane del Montagna , edprobabile che fosse suo coudiscpolo nella scuola dello Squarciciloro compalciotto; onde non accaicercare altrove ragione della cassimiglianza dello stile. Il Parentiidipinse in un chiostro di S. Giistina dieci storie di S. Benedettocingendole di vaghissimi fregi e 'storie di piccole figure a chiariscuro , che sono le più belle co:di que’ tempi lauto per conto deF esecuzione che per la doltrùdell’invenzione. Patentino vi lascij proprio nome e gli anni 14i

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e 1494. Credono alcuni che sol-tanto dopo tale epoca si facesse fr ateagostiniano in Vicenza, dove inoridi 94 anni nel 1531.

PARET D’ALCAZAR ( Luigi )nacque a Madrid nel 1747 , e fuscolaro d’ Antonio Gonzales \ elas-quez, poi di Carlo Francesco Tra-versa , venuto in Spagna coll’ am-basciatore Francese , il quale nongli permetteva di studiare le stampe,ma voleva che copiasse gli antichimodelli e la natura. Questo dottogentiluomo non gli acconsentì nem-meno di copiare i suoi disegni oquadri, facendogli invece copiare imigliori originali delie scuole lom-barda e fiamminga eseguiti nel se-dicesimo secolo. Paret mostravasiinclinalo alle piccole figure , ed ilmaestro non si oppose a tale in-clinazione. Era ancora giovane quan-do Carlo ILI, conoscendone il me-rito, gli commise alcuni lavori peri reali palazzi. Più tardi venne inItalia per continuare i suoi studjsui grandi originali: ina allo studiodella pittura aggiunse ancora quellodelle lingue orientali. Di ritorno iupatria il re l’incaricò di dipingerei porti della Spagna, e già ne aveafatti molti in sull’ andare di quelli« di Vernet, quando morì nella ancorfresca età di 52 anni e quando lafortuna gli sorrideva, e quando ap-parecchiavasi a più importanti la-vori. Tra i più rinomati suoi qua-dri , hanno nome il Parnaso diRueredo ed il Giuramento dei prin-cipi delle Asturie: maraviglioso qua-dro che conservasi nel reale palazzodi Madrid.

PARIGI ( Giulio) fiorentino, fi.glio di Alfonso architetto di pra-tica ed uno degli ajuti di GiorgioVasari, studiò l'architettura sottoil Buontalenti, e riuscì buon ar-chitetto civile e militare. Aveva ,come dovrebbero fare tutti gli ar-chitetti, profondamente studiate lematematiche, onde fu scelto per in-segnarle ai serenissimi principi di