Band 
Tomo terzo.
Seite
144
JPEG-Download
 

144 ri

appresi gli elementi della pidurasott’altro maestro, acconciossi in ap-presso col Molenaer. Uscendo dallascuola di lui, passava a Roma, perguarire da un’amorosa passione, ecolà sposava la sua albergatrice ,onde compensarla di quanto le do-veva, per averlo lungamente allog-giato in sua casa. Visse diciasset-t’ anni in Roma unicamente occu-pato delle cose della pittura; e mortala moglie, rivedeva la patria, dovetrovata vedova la prima amante ,passò con essa a seconde nozze.Lasciò in Italia diversi quadri dipaesaggi, ed altri pochi ne dipinsein Olanda. Se avesse saputo farbene le figure , come il paesaggioe le architetture , potrebbesi dargliluogo tra i migliori paesisti. Morinell’ ancor fresca età di 50 anni

PIEMONTESI-. ( Cesarei fiorivain Roma durante il ponteficato diGregorio SUI, dov’era riguardatocome un imitatore di Paolo BriI.I paesi di lui più largamente di-pinti, che non praticavasi dalla mag-gior parte de’ maestri fiamminghi ,sembrano fatti ad imitazione deipaesi tizianeschi.

PIERI (Stefano), fiorentino,nato in principio del sedicesimo se-colo, fu uno dei tanti allievi delVasari. Dipinse diverse cose di pro-pria invenzione ed in Firenze ediu Roma, ma si vuole comune-mente che la migliore sua operasia il Sacrificio d’isacco, che si con-serva a Firenze nel palazzo Pitti.

—— ( Antonio de ), detto loZitto da Vicenza, fiorì nella primametà del diciottesimo secolo. Fufacile e spedito pittore , che seppedare alle ligure una cotal grazia ,che quasi giugne a farci scordareil difetto del manierismo, pur troppouniversale nell’ età sua. Lavorò tuPatria , in Rovigo ed in altri vi-cini paesi all’olio ed a fresco.

P1ERMAR1N1 ( Giuseppe) na-cque in Foligno nel 1736, dove ap-prese gli elementi delle lettere e le

PI

scienze matematiche. Recatosi po-scia a Roma, attese al disegno edallo studio dell’ architettura. Eradi que’ tempi iu grandissima famasalito l’architetto Vauvitelli, al qualeera toccato in sorte di erigere uno deipiù grandiosi edificj, che dai tempiromani in poi siansi eseguili in Ita-lia, la rea! villa di Caserta. A questis’accostò Piermarini, e seppe tal-mente guadagnarsene F affetto coisuoi non comuni talenti e colla mo-rale condona, che in breve gli affida-va le più importanti operazioni, nelleopere di Caserta ed altrove. Ac-cadde, che, dovendosi dopo il 1770metter mano al rislauro ed ingran-dimento del reai palazzo di cortein Milano, fu per consiglio del roi-nisiro plenipotenziario conte di Fir-mian , chiamato a Milano il Van-vitelli: ma non potendo questi obli-garsi a lunga dimora fuori del re-gno, lasciò in sua vece Piermarini.Di que’tempi sotto gli auspicj del-l’imperatrice Maria Teresa aprivasinel palazzo di Brera la nuova ac-cademia di Belle arti che poi tantoprosperò, e 1’architetto Fulignatefu il primo a disimpegnare eoasommo prufi'to della gioventù leincombenze di professore di archi-tettura. Importanti e molti furonoi pubblici e privati edifirj su i dilui disegni e sotto la sua direzioneeretti in Milano e fuori; cioè il pa-lazzo di corte in Milano interamenteristaurato ed abbellito esternamentee nell’ interno , ed a nuova formaridotto, la veramente reai villa diMonza tutta eretta di nuovo e di vastigiardini d’ ogni maniera ornata, iteatri della Scala e della Canob-biana, i palazzi Belgiojoso , e Me-lerio, la facciata del Monte ec. ec.11 Milizia ed altri gli fecero caricodi arbitrj architettonici; nè io sonoper assumerne le difese ; ma certacosa è che a lui si deve il princi-pio della totale riforma che si andòoperando in Milano in fatto di ar-chitettura; ed il miglior metodo di