Band 
Tomo terzo.
Seite
150
JPEG-Download
 

150 ri

l’abbandonò per darsi a più lu-crosa professione. Supposero peròalcuni, che a ciò lo consigliasse iltimore di vedersi in breve superatodal fratello

PIOLA (Paolo Girolamo), chesebbene nato dodici anni dopo dilui, mostrava lino dalla fanciullezzastraordinarie disposizioni ad esseregrande maestro. Dal padre, che neconobbe il grande ingegno, fu man-dato a Roma, dove si propose persuoi principali modelli i Caraeci ,dei quali andava diligentemente sto-piando le opere. Tornato in pallia,fu dal padre proverbiato perchèsembravagli che lavorasse con so-verchia lentezza ; ma mostrossenecontento quando si vide superatoda lui nel grandioso , nella tene-rezza delle carni ed in altre parti. 11bellissimo quadro de’ Santi Dome-nico ed Ignazio fatto per la chiesadi Carignano sorprese Genova; mail Parnaso dipinto per Giovan Fi-lippo Durazzo lo fece riguardareper uno de’ più illustri pittori cheallora borissero in Genova , o al-trove. Paolo Girolamo aggiugnevaallo studio della pittura quello dellelettere , le quali non poco contri-buirono ad accrescere pregi allesue composizioni Poche cose con-dusse all’olio, perchè continua-mente occupato nel dipingere a fre-sco, onde quest’cgregio pittore nonpuò essere conosciuto che nella suapatria, dove mori nel 1724.

— ( Giovan Battista) ul-timo dei figli <li Domenico , altronon fece, finché visse, se non copiefedeli delle opere del padre e diquelle del fratello Paolo Girolamo.Ebbe Giovati Battista un figlio chia-mato

- (Domenico ), che morì gio-vinetto, quando appena cominciavaa camminare gloriosamcutc dietrole orme dell’avo c dello zio, e conlui si spense qucst’illustre famigliadi liguri pittori.

PIOMBO ( F. Bastiano bel ),

PI

cosi chiamato dal nome della caricach’ebbe in Roma, nacque in Veneziadalla famiglia Luciano, c fu primascolaro di Giamhellino poi di Gior-gtone, che già da alcuni anni a-veva lasciata la scuola del comunemaestro. Una tavola che fece dopopochi anni per S. Giovanni Cri-sostomo, mostrò quanto fosse avantinella imitazione del maestro, pe-rocché fu creduta opera del Bar-harelli, tutto essendovi il suo stile,i toni de’colori e la sfumulezza. Main Bastiano non era tale feconditàd’ invenzione che atto lo rendessea grandi copiose opere, onde le pro-prie forze conoscendo , preferiva aqueste i ritratti ed i quadri di pic-cole dimensioni , che faceva, senzamollo fatica, di straordinaria bel-lezza, potendosi difficilmente vederepiù belle mani, più floride tinte dicarni, più vaghi accessoij. Famo-sissimo è il ritratto di Pietro Are-tino, nelle di cui vesti distinse ciu-que neri diversi, perfettamente imi-tando il velluto , il raso, ecc. Lafama di Bastiano era ormai grandein tutta 1’ Italia, onde fu chiamatoa Roma da Agostino Chigi, altridicono dal Bouarroli. Certa cosa èche appena giunto a Bontà, fu ado-perato dal Chigi nel suo palazzo,ora chiamato la Farnesina , e di-pinse in una sala a competenza diRallàello e di Baldassare Peruzzi. Siaccorse in questo esperimento cheper conto del disegno era lontanoassai dal sapere dei due grandiemuli, comecché li superasse nelcolorito , e cercò di migliorare ildisegno , accostandosi a Michelan-gelo, che più volte lo accomodò deisuoi disegni, come si dice dellaPietà ai Conventuali di Viterbo, edelle diverse pitture fatte in Romaa S. Pietro in Montorio. Raccontatl Vasari che Michelangelo chiamòIlastiano per contrapporlo a Raf-faello, e gli somministrò i suoi di-segni, e che morto questi, fu te-nuto migliore di Giulio e degli altri