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Tomo terzo.
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raffaelleschi. Clemente VII, volendopremiarlo, gli diede 1’ ufficio diFrale del piombo , avuto il qualepiù non si trovando in bisogno dilavorare, volle vivere in pace cogliamici, che molti ue avea e moltis-simo lo amavano per il suo gio-viale carattere e per essere valentesuonatore e cantante. Quando nel1546 trovavasi in Roma Tiziano ,

10 accompagnava con Giorgio Va-sari a vedere nelle Logge Valicanele pitture di Raffaello. Maravigliato

11 Vecellio dell’ eccellenza di queifreschi, e vedendo alcune cose ri-toccate da altro pennello, chiese aBastiano chi fosse stato quel pro-sontuoso che aveva osato imbrattarecosì bei volli, non sapendo, dice ilVasari, ch’era stato lo stesso Bastia-no. Ilo voluto riferire questo aned-doto per dimostrare con quanta cau-tela debba prestarsi fede ai raccontidi coloro , che vorrebbero Seba-stiano di poco o nulla inferiore aRaffaello. Appena partito Tizianoda Roma, Bastiano morì in età di62 anni’!

PIPPI ( Giulio ) detto comune-mente Giulio Romano nacque inRoma nel 1492 e « fu il più celebre" allievo di Raffaello, ma più che

* nel delicato , suo imitatore nel" carattere forte; e specialmente” nei fatti d’arme che rappresentò» con pari spirito ed erudizione. Di-” segnatore grandissimo, e vero

emulatore del Bonarroti, padro-” ueggia la macchina del corpo” umano , e 1» gira e la volge a” suo senno senza tema di errore,” ® e uon che talvolta per amore» dell evidenza eccede nella mos-m Rimast ° col Fattore erededi Raffaello, ne terminò , in com-pagnia del coerede, le opere rima-ste imperfette ; ìndi per opera delcoute Baldassarre Castiglioni fu daFederigo duca di Mantova chiamatoalla sua corte, Raffaello sommo?ella pittura profondamente conobbe

* principi e le pratiche di tutte le

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arti, e specialmente dell’ architet-tura ; e Giulio fu universale comeil maestro. I danni che a quell’e-poca recavano alla città ed al ter-ritorio di Mantova le acque delMincio, obbligarono Giulio a vol-gere le prime sue cure a questo im-portantissimo oggetto, nel qualediede luminose testimonianze dellesue cognizioni idrauliche ed archi-tettoniche, In appresso cominciò pelduca e per privati ad inalzare nuoviedifici, altri a riformarne, onde inpochi anni, per opera sua c per lamunificenza del duca , fu Mantovaquasi totalmente rifatta. Ma delleopere di architettura si parlerà, dopoaver data contezza di quelle di pit-tura. Di mano in mano che si an-davano ergendo edilizj, Giulio, as-sistito da valenti ajuli ed allievi,li abbelliva coi miracoli della pit-tura ; e la scuola di Mantova resacelebre in sul declinare del quin-dicesimo secolo per opera d’ An-drea Mantegna , sotto la direzionedi Giulio sorse emula delle più il-lustri d’ Italia. Il palazzo del T. equello di Mantova sono tuttavia ilpiù insigne testimonio della virtùdel Pippi , e lo stesso Vasari , de-scrivendoli , mostrasi compreso damaraviglia. A dispetto dei veri edei supposti difetti che gli si attri-buiscono, i freschi del T. mostranoil vasto ingegno dell’inventore, l’ar-ditezza dello stile il franco disegnare,il fuoco, e l’elevazione de’suoi poe-tici pensieri, la fierezza terribile del-1’ espressione : tutte le quali cosediventano meschine ed in pari tempoesagerate osservate nelle stampe chele rappresentano, perchè il disegna-tore non seppe imitarne il carattere.Venne Giulio accagionato di averealquanto trascurato lo studio dellanatura per darsi a quello dell’an-tico , di non aver sempre variatal’aria delle teste, di avere trascu-rato di quando in quando il colo-rito, e per ultimo di non avere per-fettamente conosciuto il chiaroscuro.