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sero passali all’ opposto estremo diquella crudezza di contorni, e tropposcrupolosa euritmia che formano ilcarattere de’raaestri quattrocentisti;non pochi finalmente perchè le di-vote persone ed alle superstiziosepratiche inclinate, avevano maggiorfiducia nelle imagini di Dio e deiSanti fatte secondo l’antico gusto ,che non nelle moderne. Molte delleprime erano in grandissima vene-razione tenute per numerosi mira-coli operati; ed una imagine dellatergine attribuita a S. Luca, unVolto Santo , un S. Antonio , unS. Francesco ec. eseguiti nel tredi-cesimo secolo o nel susseguente ,erano per il volgo dei devoti assaipiù cari oggetti che una Verginedi Raffaello , di Tiziano o di Cor-reggio. Nè di ciò dobbiamo darColpa solamente ai moderni. Tro-viamo in Pausania, ed in altri scrit-tori greci c latini, che fino ai tempidi Fidia, di Scopa, di Appelle, diLisippo preferivansi dal volgo leinformi statue e figure degli idolidell’ età di Dedalo ai capi lavorodef più eccellenti scultori e pittori.Ma tornando a Lorenzo Pittori, con-servossi fino alla fine del decorsosecolo un’ imagine della Madonnanella chiesa delle Vergini di Ma-cerata, latta nel 1554 , che sareb-besi creduta dell’ età di Giotto.
PITTORI(PAOLO),nato nella terradi Masaccio, nella prima metà delsedicesimo secolo , arriccili la suap>atria e le vicine contrade di pre-gevoli opere, il di cui stile non per-mette di formare probabile cou-ghiettura intorno al merito di lui.Mori nel 1590.
PIZZARRO ( Antonio), allievodel Greco , fiorì i n Toledo nellaprima meta del diciassettesimo se-colo. Tra le molte e pregevoli operefatte in quella città , celebri souo ìquadri rappresentanti l a Fondazionedei Trinitari, e la Natività di Ma-ria Vergine dipinta per la chiesa
'fi S, Maria di Casarubbios, Piz-
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zarro associò al dotto e castigatodisegno , non comune tra i pittorispagtiuoli, il vivace colorire delmaestro. Ignorasi 1’ epoca dellamorte.
PIZZI ( N. ) milanese nato cir-ca il 1760, fu uno dei primi al-lievi della nuova accademia di bel-le arti di Brera , e sotto la di-rezione di Giuseppe Franchi riuscivalente scultore. Non coutava an-cora trent’ anni quando fece alcunidei bassi rilievi di storia mitologicache ornano il palazzo in origineBelgiojoso , ora conosciuto sotto ilnome di Villa reale. In appressoscolpi una delle statue poste sullanuova facciata del duomo di Mi-lano, ed in questa e ne’ precedentilavori mostrò d’essere in su la viadel buon gusto. Nel 1804 era no-minato professore di scultura presso1 accademia di belle arti di Car-rara , e colà si trattenne fino al1807 > nella quale epoca passavanella stessa qualità a Venezia, dovemancò all’ arte da pochi anni. Di-segnava e modellava correttamente,ma , secondo osservarono alcuni,alquanto timidamente, forse perchè,conoscendo le difficoltà dell’ arte ,non si attentava di abbandonarsialle ispirazioni del genio , ed eraeziandio ritenuto dall’ essersi pocoesercitato nelle pratiche del lavoroin marmo , onde alcune opere mo-dellate in Carrara per il principeEugenio, fece eseguire da alcuniscultori di quel paese che fino dallafanciullezza apprendono a trattareil marmo, con somma famigliarità.
PIZZICA (Giovanni d’anna d.°il ) fioriva in Roma in sul decli-nare del sedicesimo secolo , e ful’indivisibile compagno di Tarqui-nio da Viterbo in opere a fresco,di quadrature e di figure , che fe-cero in diverse chiese e Palazzi diRoma, supplendo colla prestezza ecolla mediocrità del prezzo all’ ec-cellenza dei grandi frescanti lorocontemporanei.