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si affezionò al Parinigianino, c diquesto secondo stile è la Favola diFetonte dipinta nel palazzo ducaledi Mantova, opera copiosissima conRei scorci e piena di vivacità. Mapiù che nelle cose all'olio tnostrossiài Brusasorci grande maestro nellepitture a fresco, la più inaravigliosadelle quali è la Cavalcata di Carlo Ve di Clemente VII in Bologna, rap-presentata in una sala del palazzoRidolfì, di cui non può vedersi cosapiù varia, più dignitosa e splendida.Mori nel 1567, lasciando appenaistrutto ne’principj dell'arte duefigli ed una figlia, che sostennerola gloria paterna , particolarmente
RICCIO (FELICE) chiamato Bru-sasorci il giovane, il quale, dopo lamorte del padre, andava a Firenzeper continuarvi gli studi pittoricisotto il Ligozzi ; e da questo ap-prese una maniera diversa e più de-licata e gentile di quella del pa-dre, onde vengono molto apprezzatele sue Madonne con fanciulli ed an-gioli vaghissimi. Per le chiese diVerona condusse molte opere, male più stimale sono i piccoli quadrida stanza ; molti dei quali dipin-se in pietra di paragone , facendoche il marmo faccia 1’ ufficio degliscuri. Fu pure assai valente ritrat-tista, in ciò peraltro felicemente emu-lato dalla sorella
— (Cecilia) che aveva appresii principj dell’arte dal padre. Eracostei nata alcuni anni prima diFelice, che morì in patria di 65anni, nel 1605. Ultimo dei fratelliera
—— ( Giovanni Battista ) ilquale dalla scuola del padre passòa quella di Paolo Calliari. Dopoavere operalo molto in patria, fuchiamato in Germania al serviziodell’ imperatore Rodolfo li, nè piùrivide 1’ Italia.
•-(Mariano) da Messina, nato
nel 1510, poiché ebbe appresi i priu-cipj della pittura dal Franco , fre-quentò la scuola del Polidoro, che
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dopo il Sacco di Roma, recatosi aMessina , vi diffondeva il gusto diRaffaello. Mariauo desiderava di ap-prendere lo stile del nuovo maestro,e così felicemente vi riuscì, che ven-ne riguardato per il miglior seguacedi Polidoro. Arricchiva di pregevoliquadri le chiese della sua patria ,ed uno fu creduto degno di soste-nere il confronto della famosa Pietà,che Polidoro aveva portata da Romae posta nella chiesa deile Ree pen-tite. Morendo , non è ben noto inquale anno, lasciava Mariauo erededelle sue virtù il figliuolo
RICCIO ( Antonello). Fiorivacostui nel 1576 iusieine ai non po-chi allievi che la scuola di Polidoroaveva dati alla Sicilia; e contribuìa diffondervi in tal modo il gustodell’arte, che per più di un secolosomministrò valorosi pittori al regnoed a Roma.
RICCIOLINI ( Michelangelo )detto di Todi, nacque in Roma nel1654, e fu ragionevole pittore, co-munque non si guardasse dal ma-nierismo, che nell’età sua signo-reggiava, poco più, poco meno, tuttele scuole d’ Italia. Ornò diversechiese di Roma di spiritose, se notidi belle pitture a fi esco ed all’olio,lavorando più di pratica che d’altrofino all’anno 1715, ultimo dellasua vita.
. — (Niccolò), nato nella stessacittà circa il 1657, superò per contodel disegno il suo parente Miche-langelo, ed osò porsi a concorrenzadel cavai. Franceschini ne’ cartoniper alcuni musaici del Vaticano. Idue Ricciolini furono ammessi al-l’onorevole distinzione di dare ilproprio ritratto alla reale galleriadi Firenze.
RICHARD (Martino), nato inAnversa nel 1591 con un solo brac-cio, fu non pertanto uno de’ buonipaesisti de’ suoi tempi ; e tale daessere da vau Dyck tenuto in grandestima. Morì in età di 15 anni ue l1656, Suo fratello minore