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Tomo terzo.
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i quali uon ricorderò che quellodella Congiura di Catilina, che inaddietro possedeva la famiglia Mar-tinelli di Firenze. Condusse purequadri di battaglie di grandissimedimensioni, che, secondo egli scri-ve, terminava in trenta o quarantagiorni , e sorprendevano Roma . egli venivano pagati, ognuno, centodoppie. Era venuto ad abitare inRoma in giovanile età , e trannequalche accidentale lontananza, perVilleggiare, o per dipingere in di-verse parti , vi rimase fino abamorte che lo rapì all’arte nel 1673.Ee mortali sue spoglie furono ono-rate di solenni pompe funebri , edebbero riposo nella chiesa degli An-geli, dove le additano un’iscrizione

ed il ritratto in marmo. Ciò cherenderà sempre pregevoli le sue pit-ture sotto un tocco dt pennello spi-ritoso , la forza del chiaroscuro ,i fogliami trattati con isquisito gu-sto, 1’ abbondanza dell’ invenzione,la facilità di nuovi partiti, e tantialtri pregi, che quasi non permet-tono allo spettatore di accorgersi diqualche leggiere scorrezione di di-segno, Intagliò con sommo gusto al-1’ acqua forte diverse stampe trattedai proprj quadri, che hauno tutta1’ originalità dei dipinti, onde sonodagl’ intelligenti tenute in moltopregio.

ROSA (Francesco), detto Pa-cìcco o Pacecco , napolitano , natocirca il 1580, fu allievo di Massimobtauzion^ che lo esercitava nel co-ptare le proprie pitture. Ma ridot-̰ SI a lavorare da sè, ebbe oppor-tunità oi migliorare lo stile coliostudio j 6 ' m jg|[ or ; esemplari deiglandi maestri, e sui modelli di tresue belli ssime nipoti. Tra le diversetavole d’altare fatte per Napoli,priucipalmente lodate quelladi S. Tommaso d’Aquino alla Tri-Ulta e l’altra rappresentante il Bat-tesimo di S. Candida a San Pietrod Aratn. Ma il Rosa assai più cheper chiese, lavorò per private qua-

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drerie, nelle quali i suoi dipinti sifanno distinguere per rara correzio-ne di disegno, per bellezza di estre-mità, per nobiltà di volti, per dol.cezza di colorito. Visse lungo tem-po ed abbastanza felicemente , seT estrema sua vecchiaja non fossestata amareggiata dalla perdita di

-■ (Aniella o Anella), quella

delle sue tre nipoti che nella scuoladi Massimo e sua, erasi fatta va-lente pittrice , e che in età di 36anni cadde innocente vittima diBeltrano o Beltramo suo condisce-polo, marito e collaboratore. VediBeltramo Agostino.

- (Sigismondo) allievo di Giu-seppe Chiari, mediocre scolaro delMaratta , fu ancora più debole delmaestro, onde basterà T averlo no-minato.

- ( Cristoforo e Stefano

fratelli ) bresciani , nati circa il1500, furono valenti quadraturisti,e molte lodate opere lasciarono nellaloro patria ed in Venezia, in alcunedelle quali lo stesso Tiziano nonisdegnò di dipingere le figure. Fi-gliuolo di Cristoforo fu

—— (Pietro), il quale trovati-dosi col padre in Venezia, fu rice-vuto in casa ed amorosamente am-maestrato nella pittura da Tiziano,amicissimo e compare di Cristo-foro. Tornato a Brescia, dipinse allaMadonna delle Grazie il Marti-rio di S. Barbara; fece io S. Fran-cesco S. Michele che scaccia Luci-fero, c nella chiesa dei Poveri dellaMisericordia Giacobbe cogli Angelied un Presepio. Ma quando si spe-ravano le più perfette opere della vi-rilità, cadde vittima della pestilenzadel 1576, che fu fatale eziandio alsommo suo maestro.

- da Tivoli, figlia di Giacinto

Brandi e moglie di Filippo Roosfu allieva del padre e valorosa pit-trice ; ma infelice vittima del bru-tale carattere dell’ ingrato consorte.

■ (Francesco) , genovese, fuscolaro, ina non imitatore di Pietro

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