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Tomo terzo.
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di tre reggimenti delle milizie diMonaco, piacque talmente all’ elet-tore Palatino, che dopo averlo ma-gnificamente regalato, gl» commisealtre importanti opere. Lo stesso fe-cero in appresso le corti di Baden,di Hanau e di Nassau. 11 duca diWirtemberga gli ordinò otto granquadri di argomento storico , e loricompensò col titolo e collo sti-pendio di primo pittore di corte.Dopo tal’ epoca altro non è noto,se non che trovavasi in Strasburgoquando quella città fu occupata daiFrancesi, e mori nella stessa cittàricchissimo.

ROOS (Filippo) figliuolo ed al-lievo di Giovan Enrico , nacque aFraucfort nel 1655. 11 Landgraviod’ Assia Cassel, lo dichiarò suo pit-tore mentre ancora apprendeva gliclementi della pittura nella paternastuoia, e lo mandò a Roma prov-veduto di largo stipendio, a condi-zione che tornasse alla sua corte ;ma Roos scordò cou brutta iugra-titudine il beneficio ed il benefat-tore. Conobbe in Roma GiacintoBrandi, c per isposare la sua figliasi fece cattolico. Ma non tardò adisgustarsi col suocero, e la virtuosasposa fu F infelice vittima dello stra-vagante suo carattere. Roos dimo-rava in Tivoli, più occupato dellacaccia che della pittura ; ma nonpertanto la facilità del pennello ave-va riempite in Roma le botteghe deimercanti di quadri , co’ suoi pae-saggi. Ma egli non dipingeva che pervivere, e mori miserabile. Suo fra-tello

- (N.) nato in Francfort nel

1659, fu pure pittore di paesaggi edi animali, ma inferiore a Filippo.Peraltro correttamente disegnava, edottamente armonizzava i colori.

ROSA (Salvatore), napolitano,nato nel 1615, fu allievo in patriadello Spagnoletto, o come altri vo-gliono di Andrea Falcone. Nulladirò dello strano carattere e deipoetici talenti di quest’ uomo singo-

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lare, che nei decorsi tempi ebbe inpoesia, ed ha tuttavia maggior famache forse non meriterebbe. Ma forsecontribuì in parte ad accrescerglinome tra i seguaci delle muse ilmerito pittorico veramente grande,e più grande ancora a cagione dellesue singolari inclinazioni. All’ om-breggiar fortissimo dello Spagnolettoaggiunse il tetro del Caravaggio,spoglio però de’ suoi difetti di di-segno, e ritrasse ne’ suoi paesaggi,non la natura senza scelta , cometaluno disse, ma la natura aspra,terribile che più dell’ amena e gen-tile si confaceva al suo caratteremelanconico ed irascibile. Quindi leaspre selve, le inaccessibili rupi, leorride caverne, le deserte campagne,gli alberi cadenti per vecchiaja, oschiantali dai turbini, il cielo mi-naccioso, il mare agitato da furiosaburrasca, furono sempre i suoi pre-diletti argomenti. Perciò compiace-vasi del soggiorno di Volterra ; ecolà trovandosi invidiava coloro chepotevano deliziarsi tra le scoscesemontagne della Gafragnana. Ved. lesue lettere, nella Raccolta delle Pit-toriche. Ad ogni modo, per gl’infinitimeriti che vi si scorgono', il suostile fu universalmente gradito, co-me talvolta ai vini delicati si pre-feriscono gli austeri. Ma più di tutto

10 resero accetto le figurine egre-giamente mosse di pastori, di ma-rinai^di soldati, onde popolò i suoipaesaggi. Nè egli si limitò allefigure di piccole dimensioni , checondusse aucora belle tavole d’ al-tare di grandissimo effetto , qualisono il Martirio di alcuni Santi aS. Giovanni de’ Fiorentini a Roma,

11 quadro eh’ era in Milano inS. Giovanni alte Case Rotte, ed unaltro già posseduto dal consigliereMainoni, rappresentante S. France-sco nel deserto illuminato dall’ in-certo raggio di nascente luna. Nèlimitossi a far vasti quadri soltantodi sacro argomento, perocché sonocelebri molti di storia profana, tra