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Tomo terzo.
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lio 11, moslrossi Giuliano oltretnododolente, perchè quel pontefice, inservizio del quale aveva prima fittetante cose, commettesse la riedifica-zione di S. Pietro a Bramante diUrbino , e sdegnatosi si ritirò aFirenze col fratello. Il papa lo ri-chiamò , ma non vedendosi adope-rato in cose d’importanza, ripatriò.

Pietro Sederini Gonfaloniere diFirenze si valse di lui nell’assediodi Pisa per costruire un ponte as-sai ingegnoso, che ben concatenan-dosi, ed abbassandosi, si difendevadalle piene. Con somma celeritàpiantò poi Giuliano a Pisa la for-tezza e la porta di S. Marco d’ or-dine dorico. Andò a Roma 1’ ulti-ma volta sotto Leon X. il quale vo-leva dargli la direzione della fab-brica di S. Pietro, ma macero-daliefatiche e travagliato dal male diPietra tornò in patria, dove non so-pravvisse che fino al 1517.

Mentre Giuliano ergeva la for-tezza di Monte Fiascone , per itduca Valentino , Antonio per suopadre Alessandro VI riducete aforma di Castello la Mole Adriana,indi piantava la Bocca a Civita Ca-stellana, e faceva altre fortificazioniad Arezzo ed altrove per il comunedi Firenze. Morto poi il fratelloGiuliano, abbandonò l’architetturaper darsi interamente all’agricol-tura, che fu l’unico intratteuimen'.c.fino al 1534, epoca della sua morte.

Questi due fratelli miglioraronoassai 1’ ordine dorico, furono aman-tissimi delle antichità , delle qualifecero gran raccolta , lasciandolaquasi ereditaria in casa loro.

SANT GALLO ( Antonio ) ilgiovane era figlio di una sorella deiprecedenti e di un botta)» da Mu-gello , chiamato Barto'omnieo Pic-coni. Trattovi dalla fama degli zii,andò a Roma , ed avendo sotto diloro appresa l’architettura, fu chia-mato Sant Gallo. La prima sua operain Roma la la chiesa della Madonnadi Loreto a Colonna Trajana. Crc-

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seiulo in riputazione fu fatto archi-tetto di S. Pietro, e dovette ripa-rare alcune stanze del Vaticano ele logge, nel fabbricare le quali Raf-faello d’ TJrbiuo aveva lasciati al-cuni muri vuoti per compiacere al-cuni che vollero certi camerini.Leone X volendo fortificare CivitaVecchia, fra i molti disegni prodot-ti , scelse quello del Sangallo. Co-struì due tempietti nell’ isola mag-giore del Iago di Bolseua, eresse lachiesa di Monserrato ed altri edificjche non importa di venirli tuttiannoverando. Clemente Villo spedìinsieme al Sant Micheli per le for-tificazioni di Parma e Piacenze..

La grande abilità di «mesto ar-chitetto era nella solidità, comespiccò in tifrte le sua fabbriche , especialmente a Loreto, dove la chie-sa della Madonna minacciando dicadere , fu da lui gagliardamenterinforzata, ed abbellita nei tutto enelle proporzioni delle sue parti :cosa delle più difficili, ed assai piùche fare una nuova fabbrica dipianta.

II giovane Sant Gallo disegnò laFortezza d’Ancona, un’ altra in Fi-renze presso Porta a Prato, e for-tificava Castro dato da Paolo III asuo nipote Pier Luigi Farnese. Quan-do Carlo V, venendo vittorioso daTunisi , passò per Roma , ebbe ilSangallo la direzione delle feste inonore di quel sovrano. Faceva poiper il duca di Ca(tro la fortezza diNepi, piantò molti bastioni in Ro-ma , e fece la porta di Santo Spi-rito. Rifondò tutto il palazzo Vati-cano che in più luoghi minacciavarovina ; eresse la cappella Paoliua,fondò le fortezze di Perugia e diAscoli e le condusse a fine con in-credibile prestezza ec.

Ma il suo maggior studio fu lafabbrica di S. Pietro, per cui fecedisegni diversi da quelli di Bra-mante. Per mano di Labacco suodomestico fece lavorare quel mo-dello di legno che ancora si con*