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Tomo terzo.
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nie carte geografiche, che per opereJi pittura, fa lungo tempo in Italia,e sì attenne alla maniera della scuolaromana , senza per altro abbando-nare totalmente lo stile dell’ olan-dese , nella quale aveva appresi iprimi rudimenti dell’ arte.

SCHUUR ( Teodoro) nato al-l’Aja nel 1628, dopo avere appresii principi della pittura in patriasotto ignoti artisti , recossi a Pari-gi, doye fu ricevuto nella scuola diSebastiano Bourdon, che abbandonò,quando si conobbe capace di stu-diare da se i capi lavoro dell’arte.Scese allora io Italia , e si stabilia Roma , dove fecesi di preferenzaad imitare Raffaello e Giulio Ro-mano. Alcuui quadri che avevaeseguili al solo oggetto di eserci-tarsi nello stile di così grandi mae-stri, piacquero in modo alla reginadi Svezia, che prese il giovane ar-Vista sotto la sua pvotc 2 .ion 6 , larga*mente sovvenendolo onde potessecontinuare i suoi studj. Yisse egliin Roma felicissimo, sempre occu-palo ne’ suoi prediletti studj , caroa tulli gli artisti, ed adoperato as-sai dai grandi signori; nè avrebbeincontrate tante traversie, come in-contrò , se amore di patria non loavesse richiamato in Olanda. Ab-bandonava Roma nel 1665 per rag-giugnere la propria famiglia. La suapatria gli somministrò abbondantimezzi di guadagno , impiegandoloin lavori dell’ arte ed in lucrosepubbliche incumbenzc. Ma la pococonsiderata condotta e la perditadella consorte lo resero infelice.

suo conforto fu la mal ab-bandonata professione, cui consacrògli ultimi anni della vita. Egli morì.ili Aja nel 1705, dopo essere statopiu volte direttore e decano diquella accademia di pittura. Le sueopere poco o nulla conservano delgusto olandese. Conobbe profonda-mente la prospettiva e i’architettu-ra, e gli sfondi de’suoi quadri sonod ordinario arricchiti di qualche

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rottame dell’ antica Grecia , ebeSchuur sapeva trattare da valentepittore e da dotto antiquario.

SCIACCA (Tommaso) nato a Mez-zara nel 1734, lavorò alcun tempo ■in Roma sotto la direzione di altripittori, di dove andò a Rovigo , elungo tempo vi si trattenne, comelo attestano le molte pitture da luieseguite in quella chiesa cattedrale,e negli Olivetani. Mori nel 1795.

SCIAMENONI. V. Furini.SCERPELLONI. V. Credi di.

SCILLA, O S1LLA (Agostino)nato in Messina nel 1629 , fu inpatria scolaro del Barbaiunga , ilquale vedendolo giovane di bellesperanze, gli ottenne dal Senato unapensione per coni.mare gli studj inRoma. Colà frequentò la scuola diAndrea Sacelli , ma si occupò piùche in tuli’ altro intorno alle cosedi Raffaello ed agli antichi monu-menti, rendendo pastosa e gradevolela maniera alquanto secca della pri-ma sua scuola. Sono in particolarmodo ben disegnate le teste de’vec-chi ; cd i paesi, gli animali, le frut-ta introdotti ne’ suoi quadri storicihanno una verità ed un sapore chesorprendono. Conservavansi in Messi-na molti freschi e tavole all’ olio ,in luoghi pubblici e privati, e spe-cialmente a S. Domenico, alla Nun-ziata, a S. Orsola, ed altrove. Co-stretto di ripararsi in Roma collasua famiglia , schivo d’ entrare inconcorrenza coi figuristi, onde nonessere troppo nominato , fece qua-dri di genere. Mori nel 1700 . Ave-va con lui suo fratello minore

— (Giacinto) che lo ajutavain tali lavori, e che essendogli so-pravvissuto , continuò a dipingerelodevolmente fino ai 1711 , in cuicessò di vivere.

— (Saverio) figliuolo di Ago-stino, il quale dimorando in Roma,e continuando a dipingere senza ladirezione del padre e dello zio, nonseppe sostenerne la riputazione. Èprobabile che avesse accompagnato