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Tomo terzo.
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il padre a Torino prima che si fis-sasse in Roma , coadiuvandolo neilavori eseguiti in quel reale palazzo.

SCILLA, da VIGIU’, piccolaterra della diocesi di Como mafeconda di molti scultori e scar-pellini , fioriva nella seconda metàdel sedicesimo secolo. Operò alcuntempo in Napoli , dove in compa-gnia di certo Giannotto, suo coni-patriotto, fece nel deposito della fa-miglia Caracciolo le statue di dueguerrieri , indi passava a Roma ,dove nella cappella Paola a S. Ma-ria Maggiore fece le statue dei duepontefici Clemente VII e Paolo V,come pure l’incoronazione di Pio Vnella cappella di Sisto V, apparte-nente alla stessa basilica di S. Ma-ria Maggiore, le quali opere, seb-bene per alcuni rispetti degne di lo-de, non sono le migliori che ornanoquelle due ricche cappelle.

SCIORINA (Lorenzo del) , fio-rentino , fu uno dei molti scolaridel Naldini, che si fecero piuttostonomedi buoni disegnatori che di ra-gionevoli coloritori. Visse nel 1568.

SCIPIONI (Iacopo), del paese diAverara, nel territorio Bergamasco,fiori dal 1500 fino al 1528. Fuvago coloritore e buon pratico, madebole nelle altre parti e partico-larmente nella composizione e neldisegno , ed inoltre troppo servileimitatore delle opere altrui.

SCLAVO (Luca), uno dei moltipittori che abbellirono Cremona nelquindicesimo secolo. Si dice chefosse assai caro a Francesco Sforza,il quale amando d’ intrattenersi fa-migliarmente con lui, era solito ditenerlo ;n corte, dove colorì diversecose.

SCOR (Giovanni Paolo), tede-sco, trovandosi nel 1653 in Roma,apparteneva all’accademia di S. Lu-ca. Dipinse nel palazzo del Quiri-nale l’Arca di Noè, e condusse al-trove alcune assai lodate opere. Erasuo fratello

1 (Egidio), il quale non da

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meno del fratello, operò molto nell*-galleria di Alessandro VII.

SCORZA (Sinibaldo), nato inVoltaggio, borgata del territorio ge-novese, l’anno 1589, fu in Genovascolaro del Paggi, coi di cui consi-gli, ed ajutato da naturale inclina-zione , riuscì uno de’ migliori pae-sisti che conti l’Italia. Fu per ope-ra del cav. Marini chiamato allacorte di Torino , cui servì, fincheinsorta guerra tra Piemontesi e Ge-novesi, dovette ripararsi a Genova.Ma egli aveva in quella città troppiinvidiosi della sua virtù , per po-tervi restare tranquillo. Accusato disoverchio attaccamento alia ducalecasa di Savoja , dovette tenersi Wesiglio due anni interi, ora in Ro-ma, ed ora a Massa di Carrara. Diritorno in patria , mostrò quantoapprofittato avesse nella breve di-mora fatta in Roma ; onde le ulti-me sue opere , e per invenzione eper copia di colorito sono miglioriassai che le falle precedentemente*Seppe lo Scorza maravigliosamenteinnestare il gusto italiano nel fiam-mingo. Il più scelto gusto de’ pae-sisti italiani ed il finito de’ Fiam-minghi trovasi ne’quadri del nostropittore. Le figure degli animali -dice un giudizioso osservatore, sem-brano fatte da Berghem, le umanefigure da migliore artista. In Torio®ed in Genova non sono rare le sueopere , ed ovunque continuano adessere in gran pregio. Lavorò purepaesi in miniatura, i quali non sonopiù diligentemente finiti di quel* 1fatti all’ olio. Morì quest’ insig' iemaestro nel 1631.

SCORZINI (Pietro), lucchese-ed uno de’più celebri quadratura 11del diciassettesimo secolo appf es6l’arte in Bologna, e fu in Toscaii*adoperato finche visse per ornaleteatri e sale. Non sono abbastanzfnote le epoche della sua vita, D .®sarebbe forse prezzo dell’ opera >volerle rettificare.

SCOTTO (Stefano), milanese,

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