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nel 1590- Fu questi scolaro diBreughel de V^ilor , ma più dellanatura , di cui prese ad imitare lepiù gentili produzioni. Fecesi ge-suita in fresca gioventù, e non ri-pigliò il pennello che dopo il no-viziato per ornare le chiese d’ An-versa , e la casa di campagna delsuo ordine con paesaggi storici disanti gesuiti. Ma le sue miglioriopere sono quelle eh’ egli eseguìdopo avere veduta Roma ; ed isuoi capi d’opera sono due quadri difiori fatti per il principe d’ Orati-ge. Un bellissimo paese di Danie-le, nel quale Rubeus aveva dipintoS. Ignazio, fu nella chiesa lojoliticad’ Anversa incendiato da un fulmi-ne. Morì Daniele in patria 1’ an-no 1660.
SEGOVIA (Giovanni di) dimo-rava in Madrid circa il 1650, dovegodeva opinione di eccellente pit-tore di marine. Se avesse saputofare le figure con quella diligenzac verità con cui rappresentò le na-vi, pochi o veruno l’avrebbero su-perato nell’ età sua, meno poi nelleSpagne, dove pochissimi trattaronocon profonda cognizione di prospet-tiva le vedute ed i diversi accidentidel mare.
SEGUII A (Andrea) fu nell 485incaricato delle pitture dell’aitarmaggiore della cattedrale di Madrid.La stessa commissione gli fu datanel 1500 dal capitolo di Toledoper 1’ altare della cappella di S.Idelfonso : e dai pochi frammentiche tuttavia si couservano di cosif-fatti lavori apertamente si scorgeche il Segura aveva F abilità co-mune ai pittori de’suoi tempi, enulla più.
—— (Antonio di) nacque a S.Michele della Cogolla avanti lametà del sedicesimo secolo, e fu daFilippo II adoperalo ne’lavori del-1’ Escuriale piuttosto in qualità diarchitetto che di pittore. Nel 1580gli fu commesso di colorire Fallarmaggiore del monislero di S. Giu-
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sto (celebre per avere servito di ri-tiro a Carlo V ) e di fare una fe-delissima copia dello stupendo qua-dro dell’apoteosi di quest’ impfcra-tore. chiamato in Spagna la Gloriadi Tiziano. Poi ch’ebbe felicementeterminate queste e poche altre opere,morì in Madrid F anno 1605 , es-sendo pittore di Filippo III.
SEITER (Daniele) venne giovanein Italia , ma di già istrutto nellepratiche della pittura, e fu uno deibuoni allievi di Gian Carlo Loth,presso al quale rimase dodici auliiin qualità di suo ajuto. Le nonmolte sue conosciute opere bastanoa dare una vantaggiosa idea del-F eccellente maniera del suo colo-rire, che se fosse stato ajutato pun-to da miglior diseguo e da mag-giore abbondanza d’invenzione, nonsarebbe per avventura meno stimatodel maestro.
SELLITI) (Carlo), napolitano,fu in Roma scolaro di AnnibaieCaracci, di dove portò in patria lamaniera del maestro, ma pare ebenon abbia eseguiti molti lavori.
SELVATICO (Paolo) di Fer-rava deve annoverarsi tra i celebriconiatori di medaglie. Fioriva que-sto valent’uomo nella seconda metadel sedicesimo secolo. Fu lungotempo al servizio del duca EstenseAlfonso II, indi seguì il duca Ce-sare quando, perduta Ferrara, tras-portò la sede ducale in Modena.All’ ultimo passava alla corte diRanuccio I farnese, in Parma, dovemorì, non ò ben nolo in quale an-no. Fanno testimonianza della suavirtù i nettissimi conj d’acciajo, eliosi conservano in Milano nel regiogabinetto numismatico, ebe il dot-tissimo direttore di quella illusti' Braccolta numismatica, signor Catta-neo , ebbe la compiacenza di mo-strarmi. Assai bella è la medagliaconiata a Giovanni de’ Medici, c°*rovescio propugnatori Italiae, ripor-tata dal celebre autore della Storiadella Scultura nel Tom. Il, p. d20,