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Questo maestro non raggiunse Giot-to nel disegno, ma forse lo superònel colorilo , e tiene una manieratotalmente diversa da quella delpittore fiorentino. In quest’ operasi sottoscrisse : Nicoleto Semitecolode Venexia impense 1367.
SEMOLEI. V. Franco.
SEMPLICE (Fra). Y. Verona da.
SERAFIN ( Pietro ) fioriva inBarcellona circa il 1560 , ed eracomunemente chiamato il Greco.Nel 1563 prese a dipingere con al-tro pittore suo compatiiotto le im-poste dell’ organo della cattedraledi Tarragona : grandioso lavoro chefu largamente premiato, e che forseè la migliore delle vaste opere ese-guite da questi due maestri.
SERAFINI ( Sebastiano de’ ),nel 1385 dipinse nel duomo diModena un’ ancona rappresentantela Coronazione di Maria Vergine.In quest’ opera assai pregevole peri tempi in cui fu fatta , vedesiapertamente imitato lo stile di Giot-to , il quale sessant’ anni primaaveva lavorato in Bologna, in Fer-rara , in Padova ec.
SERANO V. Cerano.
SERENARI (Gaspare) di Paler-mo, nato in sui cominciare del di-ciottesimo secolo , fu allievo delcavai. Conca. Lavorò alcun tempoin Roma , dove nella chiesa di S.Teresa dipinse a competenza delPeroni di Parma. Ma le miglioriopere del Serenari trovansi in Pa-lermo , tra le quali rinomatissimesono la cupola del Gesù e la gran-de cappella del monastero della cit-tà. Ignoriamo ogni altra biograficacircostanza di questo valente artista.
SERGIEL (N.) scultore svedeseera in Roma dopo la meta del se-colo decimottavo. Lo resero cele-bre la statua di Diomede ed ilgruppo d’ Amore e Psiche , per ilquale ottenne il titolo di socio del-1’ accademia di Francia.
SERLIO (Sebastiano) nacque inBologna in sul declinare del quin-
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dicesimo secolo ; apprese il disegnain patria , indi recatosi a Roma ,studiò l’architettura sotto Baldas-sarre Pcruzzi;ma il principale suostudio fu quello di disegnare e mi-surare gran parte di quegli antichiedifizj, che poscia così egregiamentedescrisse nel terzo libro della suaArchitettura. 11 Serbo dev’ essereriguardato , dice il Milizia , comeuno dei principali dottori dell’ ar-chitettura. Seguace di Vitruvio, siè reso benemerito dell’ arte nonmeno colla teorica che colla pra-tica. Vero è per altro che nellapratica si scostò alquanto dalle re-gole dell’antico romano architetto:la sua maniera di profilare fu al •quanto secca , ed il suo gusto nonè stato eccellente. Alla colonua to-scana ha dato sei diametri ; la suacornice composita, ad imitazione diquella del Colosseo , è tanto rusti-ca, che comparirebbe tale anche alparagone dell’ ordine toscano. Al-l’jonico lasciò quella sua base jouicasenza accorgersi della sua deformitàe lo fece tnescliinello. Il suo corin-tio non ha che nove diametri conun capitello sparuto. Di peggior gu-sto è il suo composito : qui glimancò la sua bussola vitruviana.Ha usato eziandio d’ appajar le co-lonne ; e se il magnifico palazzoMalvezzi in Bologna è disegnato dalui , avrebbe meglio adoperato anon lasciare che la cornice di cima.L’anno 1541 andò colla sua fami-glia in Francia, dov’ era stato cononorate offerte invitato ed anticipa-tamente regalato da quello splendi-do re Francesco I. Colà si occupòdelle fabbriche del Louvre, di Fon-tainebleau, e delle Tornielle, e con-tinuò a scrivere il suo Trattato diArchitettura. Preferì al proprio di-segno per il cortile di Louvre quellodell’ abate di Clugny , ed ebbe l agrandezza d’animo di consigliare ilre a farlo eseguire. Sopraggiunte Ioguerre civili, trovandosi infermiccioe povero, ritirossi a Lione, venden-