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S1RAN1 (Gio. Andrea), nato inBologna nel 1610; e scolaro ed imi-tatore di Guido, terminava dopo lamorte del maestro la pittura diS. Brunone ai Certosini, ed altresue opere rimaste imperfette. Delleopere di sua invenzione alcune siavvicinano in guisa alla secondamaniera di Guido , che fu comune-mente creduto avervi posta 1’ ultimamano il maestro. La più famosapittura di Gio. Andrea è il Croci-fisso della chiesa di San Martinodi Bologna. Altre sue pitture ese-guite nella sua più matura età, equando Guido più non esisteva,piegano alquanto al robusto primostile guidesco ; tra le quali ricorderòla Cena del Fariseo alla Certosa elo Sposalizio della Vergine a SanGiorgio di Bologna. Morì il Siraninel 1670. Una delle più belle sueopere fu quella dei dodici Crocifissifatta pel duomo di Piacenza , cheda alcuni si attribuisce alla sua fi-glia ed allieva.
. (Elisabetta). Nacque que-sta illustre pittrice in Bologna l’an-no 1638, e si tenne costautemeutealla seconda e più soave manieradi Guido quando il padre e le so-relle si accostavano alla prima- Ecosa veramente singolare che questagiovane, vissuta soltanto 26 anni,abbia potuto eseguire tante e cosìcopiose opere, e così diligentementefinite e con tanta bravura , che fuoridi Bologna sia, per così dire, lasola conosciuta di sua famiglia, aven-do la fama di lei ecclissata quelladel padre e delle sorelle. Delle moltesu ® opere pubbliche non rammen-terò che il Redentore al Giordanodella Certosa ed j] S. Antonio aS. Leonardo di Bologna. Ma lepiù pregevoli sue pitture sono leMaddalene, le Madonne ed altreSante che arricchiscono alcune qua-drerie di Roma e di Bologna ; comesono pure singolarmente belle al-cune storie dipinte sul rame, e traqueste il S. Sebastiano curato da
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S. Irene, che stava nel palazzoAltieri in Roma. La sua fama giàpiù non contenevasi entro ai confinid’Italia , ed alcuni Sovrani e grandipersonaggi le davano da ogni parted’Europa frequenti commissioni. Fe-ce pure alcuni ritratti ed uno bel-lissimo ne possedeva in Milano il giàconsigliere Pagave, uomo beneme-rito della storia pittorica, rappre-sentante la stessa pittrice coronatada un Amorino. Questa così rarapittrice morì di veleno apprestatoleda una sua fantesca nel 1665. Lapatria, dolente di avere perdutoprima che giugnesse al meriggioquesto suo raro lume, la fece consolenne pompa, tra il comune com.pianto, riporre nell’ urna medesimain cui riposano le onorate ceneri diGuido Reni.
- (Anna e Barbara) sue so-relle, egualmente educate nell’artedal padre, ebbero più lunga vita;ma forse a questi dì non sarebberopiù ricordate, se il nome loro as-sociato non fosse a quello di Elisa-betta.
SKOPA, o SCOPA scultore pario,uno de’ grandi maestri che lavora-rono intorno al magnifico mausoleodi Artemisia, fiorì nell’Olimpiade89. Infinite sono le opere eh’ eglicondusse, ed il suo nome, tra i la-tini scrittovi , trovasi quasi sempreassociato a quello di Prassitele, senzache si faccia diversità di merito tral’ uno e 1’ altro. Ora verremo bre-vemente indicando le più rinomateopere ch’egli eseguì, allenendoci al-l’Indice del Iunio. Fece in Cliris-ta borgata della Troade il Simula-cro di Apolline Sminteo che con ilpiede preme un topo; in Abene lestatue di due F-umenidi; un Baccofuribondo, statua marmorea già de-scritta da Calistrato, e di cui tro-vansi alcuni epigrammi nell’ Anto-logia greca , un Mercurio, egual-mente onorato da un epigrammadella stessa Antologia. Una Diana,e per gli abitanti di Megara nel lem-