Band 
Tomo terzo.
Seite
350
JPEG-Download
 

550 SO

SOGLIANI ( Giannantonio) na-to a Firenze in sul declinare delquindicesimo secolo, visse 24 annicon Lorenzo di Credi , e per quan-to cercasse d’imitare il Porta ed al-tri maestri, mai non potè staccarsidal far semplice e gentile del suomaestro. Ebbe il Sogliani un meri-to che divise col solo Leonardo, diesprimere ne’ volli il vizio e le vir-tù; e la sua storia di Abele e Cai-,no dipinta nel duomo di Pisa nepuò essere la piu evidente prova.Altre sue opere , nelle quali il Va-sari loda le idee de’ volli oneste, fa-cili, dolci . graziose, fece nella stessacittà, dove lavorò a competenza diPerino del Vaga, del Mecherino edi Andrea del Sarto. In alcune sem-bra che si accosti allo stile di Raf-faello, ma ciò accadde ancora a qual-che scolaro di Leonardo ; ed è daavvertirsi che il maestro del Soglia-ni fu uno de’ migliori Leonarde-schi , e che Ralfaello studiò alcunerose di Leonardo. Morì di 52 anni,nel 1530.

SOLARI ( Cristoforo) , milane-se, comunemente detto il Gobbo,operava in sul declinare del quin-dicesimo secolo, e fu uno de’ piùillustri scultori che lavorarono in-torno alla facciata della chiesa dellaCertosa di Pavia, ed al duomo diMilano, avendo nell’uno e nell’altroedificio lasciate gloriose testimonian-ze della sua virtù. Vero è che dairegistri di queste due fabbriche nonpuò desumersi quali siano le scul-ture piuttosto eseguite dall’ uno chedall’altro dei tanti valenti maestri,chiamali a lavorare nello stesso tem-po. Certa cosa è che al Solari de-vono attribuirsi alcuni dei bellissimibassi rilievi che l’adornano, peroc-ché egli, Andrea Fusiua, il Bam-baja , PAgrati, ed uno o due altrierano ; principali esecutori dellesculture della Certosa, come delduomo. Gravissime congetture edalcune àuliche memorie rendonoquasi sicura la comune opinione che

SO

al Gobbo appartengano le figure diLodovico il Moro e della sua mo-glie Beatrice d’Este, scolpite in bas-so rilievo in due lapidi di finissi-mo marmo , trasportale dalla chiesadelle Grazie alla Certosa di Pavia ,e collocate presso al mausoleo delfondatore della Certosa, le quali ba-sterebbero a dare una vantaggiosaidea della sua virtù, quand’ ancoranon fosse autore di alcune dellebelle statue maggiori del vero cheornano esteriormente il duomo diMilano verso levante , e non si sa-pesse eh’ ebbe parte ne’lavori dellacappella dell’ Albero dello stessotempio.

SOLARIO (Antonio) dettoloZingaro nacque negli Abruzzi nel1382. Dicesi che in gioventù eser-citasse la professione di fabbro fer-rajo , e che si facesse pittore per di-ventar sposo d’ una giovinetta , chenon voleva aver marito che nonsapesse ben dipingere ; la qual cosaraccontasi di altra capricciosa gio-vane, che fu poi moglie di un va-lente pittore fiammingo. Lasciandoda un canto altre storie che poco onulla interessano l’arte, mi restrin-gerò a dire, come il Solario reca-tosi da Napoli a Bologna , frequen-tò in questa città la scuola di Lip-po delle Madonne, e che da Bolo-gna, passato a Ferrara, Venezia,Firenze, Roma, dovunque studiò leopere dei migliori artisti. Credonoalcuni biografi, che in Roma sitrattenesse più lungamente che al-trove in qualità di ajuto del Pisa-nello e di Gentile da Fabriano,che all’ultimo di ritorno a Napoli,e contratte le desiderate nozze, vifu meglio accolto che non osavasperare, e vi apri fioritissima scuo-la, ed ebbe continue onorevoli com-missioni per la corte, per chiese eper privati fino al 1455 , epoca dellasua morte. Le sue più celebri pit-ture sono la Vita di S. Benedettodipinta in più spartimeuli nel chio-stro di S. Severino, un Cristo Mor-