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Tomo quarto.
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Crema , fiorì dopo la mela de! se-dicesimo secolo. Quand’ancora fos-sero tutte perite le sue opere , do-vrebbe non pertanto essere annove-rato tra gli eccellenti fombardi delbuon secolo, per la vantaggiosa te-stimonianza di Paolo Lomazzo edegli storici milanesi. Tu I’ TJrbinigrazioso pittore , inventore copiosodi storie e profondo conoscitoredella prospettiva. Aveva dato provadel suo valore dipingendo in unadelle sale del pubblico palazzo diCrema diverse storie di battaglie eili trionfi patrj , ed eseguite altrelodevoli opere in alcune chiese diquella città ; ma concorrendo perle pitture che dovevano farsi a S.Domenico, fu prescelto in sua vececerto Uricle di Cremona ; ondesdegnato per quest’ ingiusta prefe-renza , abbandonò la patria , e siStabilì in Milano , dove non glimancarono commissioni d’ impor-tanza. Tra i lavori eh’ egli eseguìin Milano non ricorderò che i suoifreschi a S. Lorenzo, la pittura allaPassione e la bella tavola a santaMaria presSQ S. Celso , rappresen-tante Nostro Signore che approssi-mandosi il cominciamento della suapassione, prende congedo dalla Ma-dre. Vivea ancora nel 1585.

URBINO (Crocchia di), scolarodi Raffaello, si narra di costui, chesi era talmente renduto padronedello stile del maestro, che avendodipinto un quadro per i Cappuccinid’Urbino, tutti vi trovavano la gra-zia e la maniera del Sanzio.

—— (Giovanni f. Francesco di)passarono in età giovanile alla cortedi Spagna , chiamativi con diversialtri maestri per dipingere 1" Esco-riale. Colà si trovavano nel 1575 ;ed il secondo in un chiostro diquel vastissimo edilizio dipinse ungiudizio di Salomone ed altre sto-rie che davano di lui grandissimesperanze. Ma poco costui soprav-visse a quelle opere, e l’altro nonattendeva ehe all’ornato. Forse era*

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no questi usciti dalla scuola delBarrocci, che invitato da Filippo Ifalla sua corte, avrà mandati in suavece due de’ suoi migliori allievi.

—— il Prete. V. Vile della.

- (Raffaello). V. Sanzio.

-(Terenzio). V. Terenzi.

URIA (Pietro de), architettospagnuolo che operava circa la metàdel sedicesimo secolo, acquistò me-ritala celebrità dal ponte di Alma-raz sul Tago , a poche miglia didistanza da Plasencia. E quest’ o-pcra paragonabile a quanto di piùardito siasi mài fatto in questo ge-nere. Due nrconi gotici formanotutto il ponte, lungo 580 piedi, lar-go 25 ed alto 134. 1/ apertura diun arco k di piedi 150 c mezzo ;quella dell’altro è di 1 I9. I pilonisono altissime torri , e quello dimezzo è fondato sopra uu’altissimarupe. Un altro pilone ha un risaltosemicircolare tramezzo gli archi, eforma nella sua cima una piazza.V’ è un’ iscrizione , fin cui si diceche quest’opera fu fatta dalla cittàdi Plasencia nel I552, sotto il re-gno di Carlo V, dal maestro Pietrode Uria.

UROOM (Enrico Cornelio) na-to in Arlem nel 1556 , fu allievodi suo padrigno Cornelio Ilenri-ckseus , pittore di majoliche: ma tduri trattamenti del maestro lo co-strinsero ad abbandonare la casadi lui, ed a ripararsi nella Spagna ,poscia in Italia, dove sotto il Briltcontinuò con molto profitto i suoistudj sull’arte del dipingere le ma-rine. 1 suoi Cartoni della battaglianavale" combattuta nel 1588 tra lesquadre spagnuola ed inglese, ser-virono a formare una magnifica tap-pezzeria per milord Stenvard, ilquale chiamatolo in Inghilterra, ma-gnificamente lo regalò e gli commisealtri lavori. Di ritorno iu patria di-pinse diverse battaglie navali, trale quali quella accaduta pressoNieuport, che Uroom fece incideree dedicò agli Stati generali d’Olan*