102 ZE
giunsero i Crotoniati altrettante fan-ciulle loro sorelle, quanto leggia-dre, fa tuo conto della bellezza diquesti. Datemi adunque, disse egli;le pili belle mentre io vi dipingola figura d Eleua, acciocché io tra-sporti quel più ch’io potrò di verodall’esempio animato nell’ imaginemuta. Allora i Crotoniati. per con-senso pubblico, condussero le fan-ciulle in un tal luogo, e diederofacoltà di accomodarsi al pitto e.Cinque egli ne trascelse, i nomidelle quali furon celebri presso ipoeti per esser elleno state approvatedal giudizio di colui, che di buonaragione doveva avere un ottimo gu-sto della bellezza. Non pensò per-tanto Zeusi di poter trovare in uncorpo solo quanto gli abbisognavaper la venustà da lui ricercata; im-perciocché la natura non fa mai unsoggetto solo in tutto e per tuttopeifetto, e come se non le restasseche donare agli altri s’ ella adunodesse ogni cosa, a tutti dona delbene con qualche giunta di male.'Scegliendo adunque da tutte quelledonzelle quanto esse avevano di per-fetto e di vago, ne formò con lamano quella bellezza ch’egli andavaimmaginando col pensiero, superioread ogni eccezione e libera da qual-sivoglia difetto. Onde cantò 1’ Ario-sto descrivendo la sua Olimpia;
» E se fosse costei stata a Cro-tone.
>’ Quando Zeusi l’immagine farvolse,
*» Che por dovea nel tempio diGiunone,
» E tante belle nude insieme ac-colse;
» E che per farne una in perfe-zione ,
>< Da chi una parte e da chi un’al-tra tolse;
» Non avea da tor altra che co-stei,
» Che tutte le bellezze erano inlei ».
Dopo aver terminata quest’ ope-
ZE
ra , conoscendone Zeusi l’eccellenza,non aspettò che gli uomini ne giu-dicassero, ma tosto v’appose queiversi d’Omero:
*■ Degno ben fu che i Frigi e iforti Achivi.
»• Soffrisser per tal donna unlungo alfanno ;
>• Volto ha simile alle immortaliDee. »
Tanto arrogò alla sua mano que-st’ artefice ch'egli stimò d’esseregiunto a comprendere in quell» li-gula quanto Leda potè partorirenella sua gravidanza celeste, edOmero esprimere col suo diviu in-gegno. Egii é di più da sapere, cheda quest’ opera Zeusi cavò moltidanari, perchè oltre al prezzo chedai Crotoniati gli fu sborsato primad’ esporla al pubblico, non ammet-teva cosi ognuno a vederla, nò senzaqualche mercede. Che però facendoegli bottega sopra questa pittura, iGreci di que’ tempi la chiamaronoEleua meretricia. II pittore Nico-rnaco veggendola restò sbalorditoper lo stupore: accoslossegli un certogolfo, ed iuterrogollo perche ne fa-cesse tanti miracoli. Non me nedomanderesti, rispose, se tu avessii miei occhi. La stessa Eleua oun’ altra dello stesso artefice fucollocata in Roma nel portico diFilippo. Una altresì ne fu già inAtene nel portico detto Allìtopoli ,ossia delle farine.
È questa pittura, la più antica te-stimonianza delle indagini praticatedai Greci maestri per esprimereil hello ideale; quel bello idealeche a nostri tempi alcuni ricusanodi ammettere, supponendolo ipo-tetico , che fu argomento di moltescritture; ed intorno al quale, miolire opportunità di dir poche cose,come corollario alla vita di Zeusi.
Continuando ora 1’ enumerazionedelle pitture di Zeusi , ricorderemoil suo Giove sul trono, a cui slauuointorno gli altri Dei, lavoro assaistimato, del quale disse Pliuio: lib.