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Tomo quarto.
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56; c. 9; Magnificas es< Iuppiterej.us in throno. Bellissimo fu anchetemuto il quadro rappresentante Er-cole in culla che strozza i dragoni allapresenza di Amfitrione e della ma-dre Alcmena, nel volto della qualeespresse 1’artista lo spavento: qua-dro egregiamente descritto nel se-guente modo da Filostrato il Gio-cane, nelle lmagini. « Scherzava» nella culla il bambino Ercole,a quasi che si burlasse del cimen-» to, ed avendo preso con ambe•• le mani l’uno e 1’altro serpeute« da Giunone mandati, nou si al-» terava punto nè poco in veder>. quivi la madre spaventata e fuori« di sè. Già le serpi erano distese»• in terra, non più ravvolte in gi-n ro, e le teste loro infrante scuo-n privano gli acuti velenosi denti,u Le creste erano divenute cadentisi e languide in sul morire, gli oc-„ chi appannati, le squamine non« più vivaci per la porpora e per« l’oro, nè più lucenti nel moto,« ma scolorite e livide. Sembrava» che Alcmena dal primo terrore« si riavesse, ma che non si fidassess ancora degli occhi proprj....Le an-ss celle stordite, mirandosi, dicevanss non so che l’una all’altra. I Te->« bani con armi alla mano eranoss accorsi in ajuto d’ Amfitrione,ss il quale al primo rumore col pu-» gnale sguainato s’era quivi trattoss per intendere e vendicare bol-si traggio. Nè ben si distinguevass s’era ancora atterrito od allegro,ss Aveva egli pronta alla vendetta>s la inano; raifrenavalo il non ve-ri dere di chi vendicarsi, e che« nello stato presente piuttosto ab-ss bisognava di chi spiegasse Fora-si colo. Scorgevasi quivi Tiresia,S’ che vaticinando presagiva il fato»s del fanciullo giacente in culla.•• Tutto ciò si rappresentava di notte.« illuminando la stanza una torcia,« perchè non mancassero testimoniss alla battaglia di quel bambino.

Non meno maravigliosa fù la Pe-

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nelope di Zelisi, in cui pareva pro-prio, come lo attesta Plinio, avessedipinto i costumi; perchè in lei ri-Splendeva la modestia non menoche la bellezza. E questa pittura èun’ insigne testimonianza contro lasentenza di Aristotile e di altri scrit-tori , i quali negarono a Zelisi laprerogativa dell’espressione de’co-stumi. Vengono a Zeusi attribuitiun Borea, un Tritóne ed un Mene-lao in Efeso, il quale piangendospargeva liquori sulla tomba delfratello. In Atene conservossi lun-gamente nel tempio di Venere unCupido coronato di ròse, ilei qualeparla Aristofane negli Acaruesi (attoIV. scena 5. )

Come un qualche Cupido a tt con-giunsemi ,

Simile a quel che mirasi nel tem-pio

Coronato di rose.

Erano in Roma oggetto d’uni-versale ammirazione la Tavola diMarsia legato, nel tempio della Con-cordia , come pur?, molte altre pit-ture di sua mano che nelle galle-rie della capitale del mondo congrande venerazione si conservarono.Leggesi ch’egli facesse de’cbiari-scuro e figure di terra, (perchè dagliautichi risguardavasi utilissima pra-tica quella del modellare ) le qualiforse altro non erano che studj ese-guiti in occasione di qualche operad' importanza.

Fu Zeusi geloso assai dell’onoredell’arte sua, e di malanimo sof-friva coloro che senza conoscerneil vero bello, si facevano lecitodi giudicare del merito delle opere.Una volta che Megabise lodavaalcune rozze pitture, mentre altrene biasimava di lode degnissime:non vedi tu, gli disse Zeusi, diementre tu stavi cheto questi mieiscolari, veggeudo le tue vesti ed ituoi ornamenti, ti ammiravano,men-tre da che cominciasti a parlare dellaprofessione, si fanno burla de’tuoidiscorsi ?