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» riesca si univa e si congiugneva>• al cavallo, non in un tratto, ma» a poco a poco scendendo, ed in-■> sensibilmente degradandosi, tra-passava sì dolcemente dall’una” nell’ altra parte, die gli occhi” de’ riguardanti non se li’ adda*” vano. I Cenlaurini erano di co-” loie somiglianti alla madre. Uno•’ di essi però era tutto ilj pache” nella rozzezza, e già in età ben-” che tenera aveva aspetto burbero” e spaventoso. Ma quel che pareva” singolarmente ammirabile era il” vedere come l’artefice aveva bene" osservata la natura ed il costume” facendo che essi fanciullescamente,” riguardassero il leoncino senza” staccarsi dalla poppa. Avendo” Zeusi in questa tavola tali cose” rappresentate con singolare arti-” fido, gli venne concetto per la” squisitezza ed eccellenza dell’arte” d’avere a far strasecolare chiun-" que la vedeva ; e così diceva” ognuno che sarebbe avvenuto.
” Perchè in verità come poteva al-” trimenti fare chi s’abbatteva in” così raro spettacolo? Tutti adun-” que con applausi alzavano al cielo” quell’opera, ma per l’invenzione” pellegrina e per la novità del pen-siero, che non era giammai ad” alcun altro pittore venuto in fan-’ tasia. Quando Zeusi s’accorse,
’ che solamente la novità del cori-” cello rapiva i riguardanti, e non” lasciava loro contemplare la fi-” nezza dell’arte, in guisa che” niente stimassero 1’ esattissima” espressione delle cose, rivoltatosi” al suo scolare, disse: orsù Mic-” cione, leva la pittura, rinvolgila” e portala a casa , perchè costoro” lodano il fango e la feccia del-” T arte nostra, nè si degnano di” considerare la leggiadria di quelle” cose che la rendono adorna e che” sono condotte da maestro : tal-” mente che appresso di loro l’ec-” cedenza di quest’ opera è supe-'• rata dalla singolarità del pensiero.
Di:. degli Arch. tee. T. IV.
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Così parlò egli non senza ragione,ma per avventura troppo risen-titamente. Questa pittura fu con-servata lungo tempo e con grandestima iu Atene. Siila, lasciando-vene la copia, insieme con mol-t’altre cose di gran valore mandòa Roma l’originale, il quale in-sieme con tutto il rimanente andòmale, avendo la nave da caricofatto naufragio a Capo Malio,promontorio della Morea. »
Del padre e'della madre di Zeu-si non si conoscono i nomi ; e nem-meno si sa s’egli avesse moglie ofigliuoli. Occulto è parimenti qualifossero i suoi allievi nell’arte, trannequel Miccione di cui si parlò pocoanzi. Incerta pure è la lunghezzadella vita ; assai stravagante si fula morte. Raccontasi che aveva eglidipinta una vecchia, la quale poiattentamente riguardando, rise tantodi cuore , ch’ei si morì, come d’al-tri leggesi essere accaduto. Moltialtri Zeusi trovansi mentovati dagliantichi scrittori, tra i quali unoZeusi plastico, di cui parla Pli-nio nel Lib. XXXIV , cap. 8, ilquale fu scolare di Silanione. Nonavendo, eh’ io sappia, vermi altrodi tal nome esercitata alcuua dellearti spettanti al disegno.
ZEUSIPPO d’Eraclea, fu unegregio pittore, del quale parlò Pla-tone nella vita di Protagora. Cre-dono alcuni che questo Zeusippoesercitasse non solamente la pitturama ancora la scultura, come si pra-ticò da molti artisti, e che sia quellostesso il di cui nome trovasi scol-pito in quella statua del Sole, ese-guita, secondo l’autore della CronacaAlessandrina, nel primo artno del-l’Olimpiade CCXLIV. L’imperatoreSevero , così l’autore della Cronaca,recatosi da Roma a Risanzio, con-siderata l’ameoità del luogo, in-staurò quella città, e vi eresse unpubblico bagno, in mezzo al qualeinnalzò una colossale statua delSole, nella di cui base era scolpito14