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Tomo quarto.
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La pietra e il marmo, materia tanto più durevole epreziosa, clic bisogna ire a cercarla sotterra, e di cuir.on a tulli i paesi ha fatto dono la Natura , è benlungi dal fornire, in virtù della natura sua propria, letante varietà di ornamenti e di forme, che richiedeT architettura.

Se la pietra fosse posta in rappresentazione egual-mente che in funzione, le aperture nelle fabbriche nonpotrebbero riuscire altro che strettissime. E ciò per lapropria natura della pietra che non essendo tessuta difibre come è il legno , non può reggere al sovrappostocarico, se sia conformata in uno architrave o sopracci-glio di qualche notabile lunghezza , ma tosto si rompee se ne va in pezzi. Le porte e le finestre sarebbonoadunque di una strettezza sgarbata a vedersi, e inco-mode all’ uso per chi non avesse da sovrapporre aglistipili pietroni di tal grossezza , che il cercargli sarebbeda principe , e gran ventura il trovargli.

Potrebbesi, egli è vero , trovar compenso a tale in-conveniente voltando sopra le porte e le finestre degliarchi; che pare sia la maniera di architettura, che con-venga più di ogni altra alla pietra. Della qual costruzionele grotte scavate dentro al seno de’ monti sono quasialtrettanti esempi che ne fornisce la natura medesima..Ma d'altra parte verrebbesi a cadere, così facendo,nella pici nojosa uniformità ; errore che in qualunquesia cosa meno degli altri si perdona.

I muri similmente, stando a’ principi d’un filosofo, sa-rebbono soltanto Urei, ovveramente rilevati, e non più,di bozze alla rustica.

Dell’arioso dei colonnati, della bellezza e dignitàdelle colonne (/j) non saria di parlare; nò tampoco dellavarietà degli ordini, che nell’ architettura sono lo stes-so, che nella rei lorica i differenti stili, o i differentimodi nella musica.

(4) Ipsaz vero crdumnne . e.t miignifìceotiarn ioìtje/rine cl (indori*

tuUrn operi aUtutgere vultatur. Vilsuv. LìJj. V, Gap. 1.