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par ciascun dato carattere trova sparso in natura, e chè
difficilmente o mai gli è dato di rinvenire in un solcorpo 5 nella quale ricerca, già esaurita col migliore ef-fetto dagli antichi scultori, vien egli molto ajutalo dallostudio delle loro statue come da quello necessarissimodel vivo ignudo.
Prima però di parlare di questo non so tacere, che)a mio credere, male si avvisano gli studenti che im-prendono a disegnare le statue alla misura del vero, ri-ducendo il loro lavoro al maggiore finamento di chia-roscuro a punta di lapis, ed impiegando almeno unmese a disegnarne una in un sol punto di veduta, nellasupposizione di poter in tal guisa profittar maggiormen-te , e divenire piu presto artisti grandiosi.
Disegnando le statue dell’ altezza circa di due palmie mezzo si può egualmente ritrarvi le giuste proporzio-ni, l’eleganza dei contorni, la bellezza e 1 unità delcarattere e delle forme, intendervi l’anatomìa e l’azionedei muscoli, col vantaggio maggiore di poterne disegnarein un mese quattro o sei, o la stessa in vedute diverse,e così profittevolmente, per la moltiplicità degli aspetti)conoscere le dette qualità e gli effetti svariati.
Ripeto che quando si parla del grandioso di una fi-gura non si allude alla grandezza materiale, ma bensìalla maestà del carattere e delle forme, le quali cose siponno esprimere egregiamente in una figura anche dellaminore grandezza \ e ripeterò ancora che per esserel’arte lunghissima rispetto al corto viver dell’uomo, con-viene procurarsi quel metodo di studio, che conduceal più sollecito avanzamento.
Nè il disegnare le statue nella maniera ch’io accennotoglie la facoltà di divenire grandiosi artisti, mentre po-tendo del pari, e con più sollecitudine, apprenderequanto aspetta al ben disegnare, si acquista la facoltàdi ben eseguire, all’occorrenza, figure di qualunque di-mensione.
Michelangelo, Raffaello, i Caracci , ed altri sommimaestri, non si occuparono certamente, a guadagno di