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Tomo quarto.
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d’infermità, fuggitivo dall’ armi di Siila, lordo di fangonella faccia per essere stato mia intera notte nascostoin una palude, atterrì colla sua presenza e col suosguardo lo schiavo Cimbro , che il magistrato di Min-turno aveva mandato ad ucciderlo.

Reca certamente molta soddisfazione il riconoscerenella fisonomia di una persona quanto si è sentito eletto intorno alle azioni virtuose di sua vita , la qualericonoscenza muove il nostro animo a maggiore sorpresaed interessamento. Al quale proposito piacemi ricordare,che parlando Tito Livio dei due famosi capitani Sci-pione ed Annibale, che in presenza dei loro esercitivennero a parlamento senza essersi prima conosciutiche per la fama delle loro valorose prove, raccontacome prima d’ incominciare il discorso, quasi attoniti esmarriti si guardassero f un l’altro, ciascuno nell’altruipersona riconoscendo i segni di un indomito valore.

Dee procacciare il pittore, che l’elfetto che fa laviva natura sull’ animo nostro sia eguagliato dall’ arte ,e solo allora sarà questa arrivata alla sua perfezione. IIfilosofo Socrate, che esercitò pure la scultura con lode,essendo amico del pittore Parrasio, insinuava a questodi dare alle sue figure tutta la possibile espressione. EFilostrato il giovane nel proemio alle sue immagini esortai professori della pittura a ben intendere la natura del-1’ uomo per abilitarsi ad esprimere vivamente i contras-segni dei costumi e delle passioni anche di coloro chesi tacciono.

Persino la morte può variare espressione e sembianzasecondo la qualità dei soggetti , e delle cause chel’hanno prodotta, onde disse il Petrarca parlando diMadonna Laura — morte bella parea nel suo bel viso —■non bella però appare mai la morte in chi ebbe animomaligno , o in chi morì da acerbi dolori tormentato, ofra le smanie della disperazione.

Anche nella rappresentazione dei bruti devesi l’espres-si one degli affetti variare a seconda della loro natura edelle cause diverse che hanno concorso ad eccitarli.