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Pratica Minerale : trattato / Marco Antonio della Fratta et Montalbano
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145
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145alcuna, fe non à render liquabile la Vena di ferro, con cui petauuentura ſi framiſchiaſse, continuaſi il ſoffio, agg iungeſinuouo carbone, e ſi oſſerua, ſe la Vena rilaſcia altra l eppa, ilche ſeguendo, ſi apte di nuouo il medemo, ò altro buco, e ſene laſcia vſcit fuori la materia impura, e cos deue conti nuarſiper ſin à tanto, che non appatiſchino lordure. Allhora ſi pi-glia vn palo di fetro lungo quattro in cinque braccia, e ſi ponenello ſteſso fuoco, acciò anch eso bolla, e getti fauille, comefa la maſsa ſudetta, che s'intende di voler raffinare, il che fe-guendo, ſi tralaſc ia il ſoffio, e ſi rinuouano li ca boni acceſi 5econ vn ferro groſſo, come vna liuiera, ſi ſollieua la materia.che ſarà tutta radunata in vna maſsa, che tirata gi dal focola-re con vn badile ritorto, ma groſso ſe le pone il fetro infuoca.to nel mezzo doue appunto elle pid calda, e battendoui ſopracon vna mazza di ferro da vn garzone, in tal modo attaccar-ne l'vna all'altra; il Maeſtro poi la ſtraſcina al maglio da ac-qua, ſotto del quale la tira in lauoro à ſuo bene placito groſso,quadro, ò rotondo..

In queſto mentre il Garzone ricaua ogni reſiduo di ferro,che folse timaſto nel fuoco, dipoi ſpruzzato d' acqua tutto ilfocolaio, con vn badile ricerca ſe v pid materia, e diguazan -do d'acqua il luogo douꝰ era la maſsa di fert rigetta nuouacarboniglia, d braſca, e con vn mazz0 di legno, battendo benbene, ſi fa il catino, nel quole con altra materia ſi reitera la ſteſ.ſa operatione, la quale ſi ſuol fare quattro volte in vn giorno alpiu. Tutte queſte coſe procurato dimoſtrare nel ſeguen.te Diſegno nel modo, che mi è parſo migliore.

Non