N 33ſepara dalle feceie, e poi ſi abbruggia pid, e pid volte per ſinche non renda odor cattiuo,& allhora ſi pobe in nuouo Co-tigiuolo, doue prima à fuoco leggiero, e poi violẽte liquefat-ta che ſia, ne appariſcono nuoue loppe, dalle quali ſeparatoil Rame, dal peſo di queſto tiſulta il valore della Vena.
Ma la Vena ſeluaggia deue trattarſi molto diuerſamente:ſi piglia vna parte di eſsa a beneplacito, peſtata minuta ſi ab-brugia, in modo tale però, che nõ ſi liquefacc ia: raffreddata ſirinuoua per quattro altre volte ſiſteſsa operationeʒ e ſe nelrvltimo abbrugiamento ella rendeſse odor cattiuo, conuienereiterare labbrugiamento per ſin che non renda fettore: cosireſtatà domata la ſua fierezza, e riuſcirà del color del fegato.Ciò fatto ella ſi peſa, e vi ſi meſcola ſeco due volte pi dipeſo di ſelce di fiume in polueʒ ouero ſabbia bianca di Humeſauata, ouero di monte; ò pure di marmo duriſſimo, che faeilmente ſi liqueficcia, come appunto è quello, che percoſsogetta ſe intille di fuoco. Quãdo la detta Vena ſi rendeſse diffi-cile alla fuſione, ſi deue miſchiare alla ſudetta arena, d marmovn poco di Sal comune fuſo,& di Tartaro, ò di Sal di vetroʒ 8di Salnitro: queſti due vltimi però ſono cosi potenti, che ſenon ſi adoprano con molta cautcla conſumano con il cat-tiuo anco il buono.
Mã ſe la Vena del Rame ſarà accompaghata con pietra,ſaſso, ù marmo ſi deue dopo haueila peſata peſtarla benminutameute, e lauarla con diligenza, e poi alciugarla: ſipiglia poi qualche vaſo di terta reſiſtente al fuoco, in cui posſta la ſudetta Vena ſi deue abbrugior ben bene, per ſin à tan.to, che non rendi fettore alcuno,& allhora ella& atta ad eſserliquefatta con il fluſso, ouero accompaguamento di ſopra
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