CONCLUSIONE.
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noi non pensiamo eh’essa non debba consistereche nel rinchiudere i condannati in luogo sicu-ro; noi supponiamo che colla detenzione vadanodi passo uguale i soccorsi morali e religiosi cheesige la situazione de’ carcerati. Ma quando sipensa non ad una prigione, ma a mille, nonad un giorno, ma ad un lungo seguito d’anni,allora si sente, che non puossi fondare speranzadi buon successo che sui mezzi ordinari e certi.Sia questa espressione screditata quanto esser sivuole, è forza valersene : bisogna poter contaresulla pratica. Ch’essa sia la migliore possibile;ma i prodìgi di un sacrificio illimitato, gli sforzidi un vivo zelo, gli effetti di un ascendente ir-resistibile, non sono dati su cui si possa d’or-dinario contare.
« Il legislatore non può agire che in gran-de, sovra masse, con mezzi facili, e sino acerto segno uniformi. Ma la rigenerazione mo-rale non è che una educazione che ha avutobuon successo; e l’educazione è cosa affatto in-dividuale. L’istruzione propriamente' detta, checonfondesi troppo sovente coll’educazione, puòessere data, senza gravi inconvenienti, con mezziuniformi, e che nello stesso tempo agiscano so-vra grandi masse. L’educazione, perchè sia ef-ficace, conviene che si pieghi di più alle esigenzedi ciascuna individualità.