CONCLUSIONE.
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penalità troppo leggiere getta in uno stato dirassegnazione stupida, passiva, in un lasciarsiandare che spegne ogni energia in coloro, le cuifacoltà di mente non sono tenute in una certatal quale tensione dai progetti di fuga. Fa d’uopoche il prigioniero da un lato desideri ardente-mente di ricuperare la libertà, e sia dall’altroben convinto ch’egli non potrà ricuperarla avantil’intero spirare del termine della sua pena, senon dando per lungo tempo prove irrefragabilidi avere contratto abitudini morali, che offranouna guarentia alla società. Vi saranno senza dub-bio degli ipocriti ; ma tocca ai direttori dellaprigione, ai magistrati che hanno per istitutol’invigilarla, ai sacerdoti che guidano da vicinola condotta morale de’ prigionieri, a stare inguardia contro i lacci tesi dall’impostura, a nonarmarsi di una diffidenza austera e scoraggiante,e d’altra parte a non abbandonarsi a quella be-nigna credulità che fa ridicoli agli occhi de’ con-dannati quelli stessi che s’interessano più sin-ceramente alla sorte loro, (i)
« Ma in onta dei tanti delitti che turbanotuttora l’ordine sociale, e spargono sovente il
(1) Id. Tomo III, libro III, cap. 8, dell’imprì-gionamento da p. 174 a 178 inclusiyameate.