INTRODUZIONE.
DELL' AUTORE.
(J incontrano sul nostro globo delle terre cosi ingrate , che gli sfarsidegli uomini i più laboriosi spesso non bastano ad aprirvi la sorgente delsolo necessario : coperte di sassi, sparse di precipj , e di burroni, sembra-no dalla natura stessa condannate alla sterilità , e ad essere 1' abituro del-le fiere. Ma sonovi delle regioni eosi beate , che il suolo quasi spontanea-mente vi rinnova , e vi moltiplica le sue produzioni : valli , e pianure muf-fiate da fiumi , terre che si coprono di sterili spineti solo per rinfacciareall' uomo la sua pigrizia > ma che appena dissodate fanno pompa dellaloro natia fecondità .
In questo centrasto da una parte regna il timor della searseiza , cheanima al travaglio , e dall' altra la noja di una inutile abbondanza ,, che.f a cader nell'indolenza. Però la natura , che col tempo suol premiaregl' industriosi e punire gli sfacendoti, rende perenne per li primi la venadelle produzioni , e a poco a poco la va disseccando per gli altri, tal chein fine questi rimangono condannati alla miseria, e quelli giungono ad ave-re il superfluo , che , impiegato ai comodi della vita , li rende in certa »maniera felici.
Intanto , vaglia il vero , non sempre l' uomo è indolente per calcolo,ma più spesso addiviene tale per apatia ; e allora , benché circondaloiu infinite ricchissime sorgenti , è il vero Tantalo della favola . Questofenomeno , che a prima vista sembra strano come diametralmente oppostoalt' eterno desiderio che anima ogni cuore alla vita beata , è tuttavia l' ef-fetto della su ssa fecondità del suolo , che deve riputarsi prima ed unica,sorgente di ogni ricchezza , e cagione sovrana d' ogni pubblica e privatafelicità .
Una tale contradizione è facile ad essere spiegata . Quando lafecon-dità non è rianimala da quell' industria che dà il valore alle sue produzio-ni , allora queste si considerano come una materia bruta tanto inutile quan-to i sassi delle montagne j e talor d' ingombro nocivo perchè obbliga altravaglio di disbrigarsene senza alcun profitto , A che giova riempiere isuoi granaj , i suoi cellaj , cc. , se dopo di averne fallo il consumo ne-cessario ulta propria sussistenza, , tutto il resto vi rimane senza uso , senzavalore , senza utilità ? Che anzi mancando il luogo ai prodotti di una.nuova raccolta , poiché dagli anni scorsi si è ottenuta già una provigionepar gli unni avvenire , il trovagli» , e la coltura, che non lasciane di
faggio sulla finii iu . A