Del Sig. Vincenzio Di Grazia. 555
nella qual cavità, che crede egli, che ci si contenga? forse il vacuo? cer-to nò, ma indubitatamente aria, la quale dove prima aderiva àll’assicella,.ora aderisce alPacqua, che la bagna, e Pacqua aderisce all’ebano; sicché insomma colla tavoletta si trova ancora come prima una porzione (Paria sottoil livello dell’acqua tra gli arginetti, e chi la vuol rimuovere, e fare, chequello, che si trova sotto il livello dell’acqua sia ebano schietto , bisognariempiere tutta quella cavità d’acqua, e non bagnare solamente la superficiedell’asse ; il mettere poi in contesa se Pacqua, e Paria pofiòno unirli collecose terree, e seguire il moto di quelle, è un voler dubitare di quello,cheil senso vede manifesto, poiché nelPabbasiarsi Pasticcila sotto il livello del-l’acqua, Paria la segue, e la seguirebbe mille braccia affondo, se gli arginisi sostenessero tanto 1 onde io non posso in modo alcuno intendere, o imma-ginarmi, quello, che il Sig, Grazia ha stimato, che- accaggia nell’abbassarsiun vaso concavo sotto il livello dell’acqua, poiché egli stima, che Paria nonlo segua, come in molti luoghi afferma, edi»particolare alla fac. 3 71. ned’ècredibile, che egli ammetta quella concavità vacua : che dunque vi è den-tro ? e come sta questo negozio ?
Come molte volte ho detto, il Sig. Galileo ha sempre conceduto nell’ac-
3 ua la resistenza all’essere alzata, e mossa, e negata ogni resistenza all’esserivisa : e perché il Sig. Grazia non ha mai capita questa distinzione , quin-di è, che volendo contrariare in tutto al Sig. Galileo, nel voler provare laresistenza all’esser divisa sempre conclude , con equivocazione > di quel-la ali’ esser mossa - Accingendosi dunque a voler dimostrare nel!’ ac-qua esser resistenza alla divisione , comincia ad argomentare dal sentirsiper esperienza muovere più agevolmente una bacchetta per Paria, che perPacqua, il che per suo giudizio accade dalla maggior resistenza delì’acquaall’esser divisa, e non asl’esser mossa, imperocché tanto si hanno a muoverele parti dell’aria, quanto quelle dell’acqua. Ma come il Sig. Grazia nonaggiugne altro a questa ragione, ella non concluderà nulla; perché se eglidirà, che tal difficultà non può derivare dalla resistenza dell’acqua alstelsermossa, perché tanto si ha da muovere Paria quanto Pacqua; ed io con al-trettanta ragione dirò, che ella non deriva dalla resistenza all’esser divisa,perché ranto si ha a dividere Paria quanto Pacqua. Se il Sig- Grazia vole-va, che il suo argomento concludesse, bisognava, che dimostrasse prima,che non più resistesse Pacqua all’esser molla, che Paria, il che egli non hafatto, ne poteva fare ; e sino, che egli nol faccia io reputerò per verissi-mo , il detto accidente dipendere dalla maggior resistenza dell’acquaall’esser mossa.
Passando poi alle ragioni, propone in questo rnedesimojuogola prima mol-to lunga, e confusamente; la quale ridotta in chiaro è tale. Se Paria, ePacqua non hanno resistenza alla divisione, il moto si farà in instante : per-ché se noi intenderemo due spazi eguali, e l’uno ripieno d’un corpo, cheabbia resistenza, e l’altro di corpo, che non stabbia, se un mobile si muo-verà nel mezzo resistente v. gr. in un ora, nel non resistente non si muove-rà in un centesimo d’ora, o in qualsivoglia altro picciol tempo, ma in in-stante; imperocché dovendo il tempo al tempo mantenere la medesima pro-porzione, che la resistenza del mezzo alla resistenza dell’altro mezzo, edestendo che la proporzione, che ha la resistenza alla nulla resistenza, lamedésima ha il tempo al non tempo, il medesimo mobile per lo spazio dinulla resistenza si do vera muovere in non tempo , cioè in instante ; ma Pac-qua,