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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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POESIE LIRICHE.

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De la soave andrò tìbia spirando

Facile tono.

Onde rapito ei canteri ebe sposo

Già felice il rendesti e amante amato jE tosto il renderai dal grembo ascosoPadre beato.

Scenderà intanto dall’ eterea mole

Giuno ebe i preghi de le incinte ascolta.

E vergin io de la Memoria prole

Nel velo avvolta

Uscirò co’bei carmi e andrò gentileDono a farne al Parini , italo cigno,

Che, a i buoni amico, alto disdegna il vileVolgo maligno.

CANZONETTE.

I.

LA PRIMAVERA.

Lj vaga primavera

Ecco che a noi sen viene ;E sparge le sereneÀure di molli odori.

L’erbe novelle e i fioriOrnano il colle e il prato.Torna a veder l’amatoNido la rondinella.

E torna la sorella

Di lei a i pianti gravi :

E tornano a i soaviBaci le torlorelle.

Escon le pecorelle

Del lor soggiorno odiosoE cercan 1* odorosoTimo di balza in balza.

La pastorella scalza

Ne vien con esse a paro,Ne vien cantando il caroNome del suo pastore.

Ed ei , seguendo Amore,Volge ove il canto senteE coglie la innocenteNinfa sul fresco rio.

Oggi del suo desio

Amore infiamma il mondo ;Amore il suo giocondoSenso a le cose inspira.

Sola il dolor non miraClori del suo fedele ;

E sol quella crudeleÀnima non sospira.

II.

LE NOZZE.

pur dolce in su i begli anniOc la calda età novella

Lo sposar vaga donzellaChe d’amor già ne feri.

In quel giorno i primi afianniCi ritornano al pensiero :

E maggior nasce il piacereDa la pena ebe fuggì.

Quando il sole in mar declinaPalpitare il cor si sente ;

Gran tumulto è ne la mente;Gran desio ne gli occhi appar.Quando sorge la mattinaA destar l’aura amorosa,

Il bel volto de la sposaSi comincia a vagheggiar.

Bel vederla in su le piumeRiposarsi al nostro fianco,

L’un de’bracci nudo e biancoDistendendo in sul guancial:

E il ltel crine oltra il costumeScorrer libero e neglettoE velarle il giovin pettoChe va e viene all’ onda egual !Bel veder de le due goteSul vivissimo coloreSplender lìmpido madoreOnde il sonno le spruzzò,

Come rose ancora ignoteSovra cui minuta cadaLa freschissima rugiadaChe 1’ aurora distillò !

Bel vederla all* improvvisoI bei lumi aprire al giornoE cercar lo sposo iutorno,

Di trovarlo incerta ancor :

E poi schiudere il sorrìsoE le molli paroletteFra le grazie ingenue e schietteDe la brama e del pudor 1O garzone amabil figlioDi famosi e grandi eroi,

Sul fiorir de gli anni tuoiQuesta sorte a te verrà.

Tu domane aprendo il cìglioMirerai fra i lieti lariUn tesor che non ha pariE di grazia e di beltà.

Ma , oimè I come fugaceSe ne va l’età più fresca,

E con lei quel che ne adescaFior sì tenero e gentil ICome presto a quel che piaceL’uso toglie il pregio e il vantoE dileguasi l’incantoDe la voglia giovanil 1Te beato in fra gli amantiChe vedrai fra i lieti lariUn tesor che non ha pariDi bellezza e di virtù 1La virtù guida costantiA la tomba i casti amori,

Poi che il tempo invola i fiorìDe la cara gioventù.

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