POESIE LIRICHE.
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De la soave andrò tìbia spirando
Facile tono.
Onde rapito ei canteri ebe sposo
Già felice il rendesti e amante amato jE tosto il renderai dal grembo ascosoPadre beato.
Scenderà intanto dall’ eterea mole
Giuno ebe i preghi de le incinte ascolta.
E vergin io de la Memoria prole
Nel velo avvolta
Uscirò co’bei carmi e andrò gentileDono a farne al Parini , italo cigno,
Che, a i buoni amico, alto disdegna il vileVolgo maligno.
CANZONETTE.
I.
LA PRIMAVERA.
Lj vaga primavera
Ecco che a noi sen viene ;E sparge le sereneÀure di molli odori.
L’erbe novelle e i fioriOrnano il colle e il prato.Torna a veder l’amatoNido la rondinella.
E torna la sorella
Di lei a i pianti gravi :
E tornano a i soaviBaci le torlorelle.
Escon le pecorelle
Del lor soggiorno odiosoE cercan 1* odorosoTimo di balza in balza.
La pastorella scalza
Ne vien con esse a paro,Ne vien cantando il caroNome del suo pastore.
Ed ei , seguendo Amore,Volge ove il canto senteE coglie la innocenteNinfa sul fresco rio.
Oggi del suo desio
Amore infiamma il mondo ;Amore il suo giocondoSenso a le cose inspira.
Sola il dolor non miraClori del suo fedele ;
E sol quella crudeleÀnima non sospira.
II.
LE NOZZE.
pur dolce in su i begli anniOc la calda età novella
Lo sposar vaga donzellaChe d’amor già ne feri.
In quel giorno i primi afianniCi ritornano al pensiero :
E maggior nasce il piacereDa la pena ebe fuggì.
Quando il sole in mar declinaPalpitare il cor si sente ;
Gran tumulto è ne la mente;Gran desio ne gli occhi appar.Quando sorge la mattinaA destar l’aura amorosa,
Il bel volto de la sposaSi comincia a vagheggiar.
Bel vederla in su le piumeRiposarsi al nostro fianco,
L’un de’bracci nudo e biancoDistendendo in sul guancial:
E il ltel crine oltra il costumeScorrer libero e neglettoE velarle il giovin pettoChe va e viene all’ onda egual !Bel veder de le due goteSul vivissimo coloreSplender lìmpido madoreOnde il sonno le spruzzò,
Come rose ancora ignoteSovra cui minuta cadaLa freschissima rugiadaChe 1’ aurora distillò !
Bel vederla all* improvvisoI bei lumi aprire al giornoE cercar lo sposo iutorno,
Di trovarlo incerta ancor :
E poi schiudere il sorrìsoE le molli paroletteFra le grazie ingenue e schietteDe la brama e del pudor 1O garzone amabil figlioDi famosi e grandi eroi,
Sul fiorir de gli anni tuoiQuesta sorte a te verrà.
Tu domane aprendo il cìglioMirerai fra i lieti lariUn tesor che non ha pariE di grazia e di beltà.
Ma , oimè I come fugaceSe ne va l’età più fresca,
E con lei quel che ne adescaFior sì tenero e gentil ICome presto a quel che piaceL’uso toglie il pregio e il vantoE dileguasi l’incantoDe la voglia giovanil 1Te beato in fra gli amantiChe vedrai fra i lieti lariUn tesor che non ha pariDi bellezza e di virtù 1La virtù guida costantiA la tomba i casti amori,
Poi che il tempo invola i fiorìDe la cara gioventù.
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