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POESIE LIRICHE.
IV.
III.
IV.
IL BRINDISI.
V INDIFFERENZA.
Volauo i giorni rapidi
Del caro viver mio ;
E giunta in sul pendio
Precipita l’età.
Le bplle, oiraè 1 che al fìngere
Han lingua cosi presta,
Sol mi ripeton questa
Ingrata verità.
Con quelle occhiate mutole,
Con quel contegno avaro
Mi dicono assai chiaro :
Noi non siam più per te.
E fuggono e folleggiano
Tra gioventù vivace
E rendonvi loquace
L’occhio, la mano e il piè.
Che far? Degg’io di lagrime
Bagnar per questo il ciglio ?
Ah no ; miglior consiglio
È di godere ancor.
Se già di mirti teneri
Colsi mia parte in Gnido,
Lasciamo chetai quel lido
Vada con altri Amor.
Volgan le spalle candide
Volgano a me le belle:
Ogni piacer con elle
Non se ne parte alfio.
A Bacco, all’Amicizia
Sacro i venturi giorni.
Cadano i mirti e s’orni
D’ellera il misto crii:.
Che fai su questa cetera ,
Corda , che amor sonasti?
Male al tenor contrasti
Del novo mio piacer.
Or di cantar dilettami
Tra’ miei giocondi amici ,
Augurj a lor felici
Versando dal bicchier.
Fugge la instabil Venere
Con la stagion de’fiorì:
Ma tu, Lieo , ristori
Quando il dicembre usci.
Amor con l’età fervida
Convien che si dilegue;
Ma l’Amistà ne segua
Fino all’estremo dì.
Le belle, eh’ or s’involano
Schife da noi lontano,
Verranci allor pian piano
Lor brindisi ad offrir.
E noi , compagni amabili,
Che far con esse allora ?
Seco un bicchiere ancora
Beverc e poi morir.
Oireso un giorno Amore
Da un mal accorto amante
Giurò a la madre innante
Che avria dell’ offensore
Dato un esempio eterno ;
Indi scese all’ inferno. —-Olà, monarca immite
Del tenebroso Dite,
Se di teneri afTetti
E d’ignoti diletti
Ti fui largo una volta,
Oggi tu pur m’ascolta.
Fra le crudeli pene
Che la tua chiostra tiene
Qual cagiona più pianti
A i delicati amanti ?
Qual è che più lì coce ,
E qual è la più atroce ?
Or quella a me concedi
Per punire un mortale.
—- Amor, ciò che tu chiedi
Si faccia nel mio regno,
Disse il prence infernale
E con la man diè segno.
Ecco per 1’ ombre oscure
Tosto venir le cure
A cruciar destinate
L* anime innamorate.
V’è il rigore indiscreto,
V’ è il capriccio inquieto,
Lo sdegno minacciante , v
Lo scherno umiliante,
La dubbiosa incostanza ,
L’ansiosa lontananza,
Il rifiuto ostinato ,
Il bando disperato.
Sull’ adunata schiera
Incerto Amor pendea :
E fra la barba nera
Plutone sorridea
E cosi gli dicea :
Ben abile tu sei,
Domator de gli dei,
A scegliere i piaceri
Più graditi a i viventi;
Ma non sai fra i tormentiConoscere i più fieri.
Non vedi, fra i tormenti
Che la mia chiostra tiene ,
Con tranquilla apparenza
La fredda indifferenza ?
Quella è il maggior cimento
De gli animi costanti ;
Quella è il peggior tormento
De i delicati amanti.
Aimè ! 1* irato dio
Prese quel mostro rio
E con mano sdegnata
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