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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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POESIE LIRICHE.

IV.

III.

IV.

IL BRINDISI.

V INDIFFERENZA.

Volauo i giorni rapidi

Del caro viver mio ;

E giunta in sul pendio

Precipita l’età.

Le bplle, oiraè 1 che al fìngere

Han lingua cosi presta,

Sol mi ripeton questa

Ingrata verità.

Con quelle occhiate mutole,

Con quel contegno avaro

Mi dicono assai chiaro :

Noi non siam più per te.

E fuggono e folleggiano

Tra gioventù vivace

E rendonvi loquace

L’occhio, la mano e il piè.

Che far? Degg’io di lagrime

Bagnar per questo il ciglio ?

Ah no ; miglior consiglio

È di godere ancor.

Se già di mirti teneri

Colsi mia parte in Gnido,

Lasciamo chetai quel lido

Vada con altri Amor.

Volgan le spalle candide

Volgano a me le belle:

Ogni piacer con elle

Non se ne parte alfio.

A Bacco, all’Amicizia

Sacro i venturi giorni.

Cadano i mirti e s’orni

D’ellera il misto crii:.

Che fai su questa cetera ,

Corda , che amor sonasti?

Male al tenor contrasti

Del novo mio piacer.

Or di cantar dilettami

Tra’ miei giocondi amici ,

Augurj a lor felici

Versando dal bicchier.

Fugge la instabil Venere

Con la stagion de’fiorì:

Ma tu, Lieo , ristori

Quando il dicembre usci.

Amor con l’età fervida

Convien che si dilegue;

Ma l’Amistà ne segua

Fino all’estremo dì.

Le belle, eh’ or s’involano

Schife da noi lontano,

Verranci allor pian piano

Lor brindisi ad offrir.

E noi , compagni amabili,

Che far con esse allora ?

Seco un bicchiere ancora

Beverc e poi morir.

Oireso un giorno Amore

Da un mal accorto amante

Giurò a la madre innante

Che avria dell’ offensore

Dato un esempio eterno ;

Indi scese all’ inferno. —-Olà, monarca immite

Del tenebroso Dite,

Se di teneri afTetti

E d’ignoti diletti

Ti fui largo una volta,

Oggi tu pur m’ascolta.

Fra le crudeli pene

Che la tua chiostra tiene

Qual cagiona più pianti

A i delicati amanti ?

Qual è che più lì coce ,

E qual è la più atroce ?

Or quella a me concedi

Per punire un mortale.

—- Amor, ciò che tu chiedi

Si faccia nel mio regno,

Disse il prence infernale

E con la man diè segno.

Ecco per 1’ ombre oscure

Tosto venir le cure

A cruciar destinate

L* anime innamorate.

V’è il rigore indiscreto,

V’ è il capriccio inquieto,

Lo sdegno minacciante , v

Lo scherno umiliante,

La dubbiosa incostanza ,

L’ansiosa lontananza,

Il rifiuto ostinato ,

Il bando disperato.

Sull’ adunata schiera

Incerto Amor pendea :

E fra la barba nera

Plutone sorridea

E cosi gli dicea :

Ben abile tu sei,

Domator de gli dei,

A scegliere i piaceri

Più graditi a i viventi;

Ma non sai fra i tormentiConoscere i più fieri.

Non vedi, fra i tormenti

Che la mia chiostra tiene ,

Con tranquilla apparenza

La fredda indifferenza ?

Quella è il maggior cimento

De gli animi costanti ;

Quella è il peggior tormento

De i delicati amanti.

Aimè ! 1* irato dio

Prese quel mostro rio

E con mano sdegnata

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