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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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55
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POESIE LIRICHE.

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Ad aiutar lo poseNe le luci vezzoseDe la fanciulla amata.Lo sventurato amanteSofferto avria costanteIl rigore indiscreto *

Il capriccio inquieto,

Lo sdegno minacciante,Lo seberno umiliante,La dubbiosa incostanza,L’ansiosa lontananza,

Il rifiuto ostinato,

Il bando disperato;

Ma non potè soffrireLa tranquilla apparenza,E lo fece morireLa fredda indifferenza.

V.

IL PARAFOCO.

lava un giorno CitereaDi Vulcano a la fucina;

Nè difender si sapeaDa la fiamma a lei vicina,

Nè salvar le fresche roseDe le gote sue vezzose.Opponeva or destra or mancaAl gran foco ivi raccolto;

Ma la man picciola e biancaVano scudo era al bel volto,Che feriva e volto e manoLa gran vampa di Vulcano.

De la dea vide i tormenti,

A pietade Amor si mosseE dell* ali rinascentiUna subito strapposse,

Poi con atto dolce e caro,Ecco, disse, il tuo riparo.Serenò Venere il ciglio ;

E, il celeste almo sorrisoRivolgendo al caro figlio,Abhassossi e il baciò in viso ;Poi fe* schermo al gran caloreCon quell’ala dell’Amore.

Ma la dea sagace apprese ,Riparando il foco ardente,

Di quel vago e novo arneseAd usar più dolcemente :

Onde rise il nume armatoChe le stava all’altro lato.Ella i guardi a lui volgeva,All’orecchio gli parlavaE il bel volto nascondevaDal marito che guardava,

E cosi sfogava il coreSotto all’ala dell’Amore.Spesso ancor si ricopriaLa melò de le pupille ;

E più forte l’assaliaCondensando le faville ,

Che ferìen con più rigoreSotto all’ala dell’Amore.Or dal sommo de’bei labriAccennava i molli baci;Ora uscien de’bei cinabriSospirelti o ghigni audaci ;Or nasceva un bel rossoreSotto all* ala dell* Amore.Tale, in tanto che VulcanoFabbricava arme a gli dei,Citerea così pian pianoAccresceva i suoi trofeiSopra il nume vincitoreSotto all’ala dell’Amore.Belle mie, voi m’intendete:Dell’Amor l’ala son io.Come Venere poteteE .spiegar più d’un desioE temprar l’occulto ardoreSotto all’ ala dell’ Amore.

vi.

IL PASSATEMPO.

» gusto ancor di vivereIn compagnia ridenteChe scherzi follementeIn compagnia d* Amor.

Ola , fanciulle tenere,

Sedetevi al mio fianco:

E ver che il crine ho bianco,Ma non ho vecchio il cor.Vedete I Ecco la cetera '

Del vecchio Anacreonte:

Io ne fo scudo all’ onteDe la fugace età.

Ei me la diè, dicendomi :

Tienti quest’arme a lato;

Nè paventar del fatoChe incontro ti verrà.

Qui dell* amabil VenereSon le colombe avvezzeA tesser le carezzeCol rostro porporin;

E se talor mi picchiano

O il crine o il sen per gioco,Tosto di giovin focoCrepita il seno e il crin.

VII.

PIRAMO E T1SBE.

AD UN IMPROVVISATORI.

Ahi ! qual fiero spettacoloVegg’io che il cor mi fiede,Sotto alla luna pallida,

La di quel gelso al piede ?

Una donzella e un giovaneIn loro età più acerbaEcco trafitti giaccionoInsanguinando l’erba.