POESIE LIRICHE.
(io
XIX.
PER S. GIROLAMO MIAM (i),
O Povertà, che dal natio soggiornoFai le dolenti turbe errar lontane£ per somma dell’ uomo ingiuria e scornoLe costringi affamate a cercar pane ,
Quante volte al MUn farai ritorno,
Non udrai chiuder porta o latrar cane,
Sien pur le vesti che tu hai d’iutorno£ le parole tue diverse e strane :
Ma con pronto soccorso a le tue brameEgli offrirà la sua povera mensaE vorrà paite aver ne la tua fame:
Però che tutti con affetto eguale
Sa gli uomini abbracciar quell’alma immensaE fa suo cittadino ogni mortale.
XX.
NEL GIORNO NATALIZIO
DI MARIA TERESA IMPERATRICE.
lo vidi il Tempo che lo sguardo acutoSu le ruine sue lento pascea,
£ schierati al suo piè, quasi a tributo,
I di famosi annoverar godea.
Poi questo giorno e quel maligno e mutoD’ una negra caligine tingea jOnde questo e quel di misto e perdutoNel silenzio de’ secoli srendea.
Venne quel giorno alfìn che tu sereno
Festi , Augusta, nascendo, e al vecchio dioGli occhi ferì d* insolito baleno.
Si scosse allora e al suo ministro Oblio,
Scostati, disse, che de gli anni in senoQuesto sol giorno rispettar degg’ io.
XXL
PER S. CATERINA DA P ALAN ZA (a).
Li verginella che dal ciel condottaFuggissi al monte a viver casto e pioNon di cantici ognor l’ermo pendioO di sospiri fe’ sonar la grotta :
Ma quando il sol più scalda e quando annottaA lavorar suo campicello uscio ;
E non mai di se grave al suol natioA ben orare e a bene oprar fu dotta ;
£ poi de’ poveretti asciugò il pianto
Con acqua e pane , e li raccolse al seno,
Utile a gli altri e al suo Signor più cara.
Popol , che a lei consagrì incenso e canto,
Fa che gl’inni e l’odor soli non sicno ,
Ma ad imitar le sue bell’opre impara.
(1) Fondatore de* chierici regolari som fischi.
(2) Costei fondò il ritiro della Madonna delMonte presso Varese.
XXII.
PER GIAN-GALEAZZO SERBELLONI.
M elitre fra le pompose urne e i trofei (3) ,Figlio , t’ aggiri onde va il Tebro alteroL* ombre forse vedrai de gli avi mieiCh’ ebber qui primi gradi o sommo impero.
Ah! se ammirando i tuoi costumi bei
Di te mai chiede od Alessandro o Piero »
Non celar la mia gloria , e di* che seiNato di me lor sangue in suol straniero.
E di’ ch* io non raccolsi altro che i danniDi loro alta fortuna, ood’ehhi assortoIn fiere doglie il cor molti e molt’anni:
Ma che alfin dal tuo amor guidata in portoIo vivo, e dolce ho de i passati affanniSol ne la tua virtù premio e conforto.
XXIII.
PER L* ENTRATA IN ROMA
DELL' LVIPERATORE'GIUSEPPE II (;j).
Quando il Nume improvviso al suol Ialino,Benché celando i rai, sentir si feo,
Scosse Roma i gran fianchi, e il cor s’empieoDi speme e volse in mente altro destino.
Mugghio l’urna del Tebro, e al mar vicinoPiù minaccioso il suo fragor cadeo ;
Balzaro i sette, colli, e dal TarpeoVibraron l’aste lor Marte e Quirino.
Ma la Superstizion col cieco morso
Freno gl’impeti arditi a Roma in pettoE grave le peso sul senil dorso.
Quella infelice ripiombo nel lettoDi sue vergogne e disperò soccorso ;
£ il momento miglior sparve negletto.
XXIV.
PER L* IMPERATORE SUDDETTO
IN OCCASIONE DELLA SUA VENUTA A MILANO NEL lj&j.
Scorre Cesare il mondo; e tutto ei splendeSol d’egregia virlude e il fasto sdegna ,
£ fra i popoli avvolto il vero apprendeE dall’alto de i troni il giusto insegna.
Indi a stranio poter limiti segna;
Qui de le genti la ragion difende ,
£ all’oppresso mortai da forza indegnaOr la mente, ora il piè liberi rende.
Toglie a la frode e all’ignoranza il velo;
Fonda l’util comune e, ovunque ci giri.
Veglia , suda , contende , arde di zelo ;
( 3 ) Fingesi che la duchessa Serhelloni Ottoboniscriva al figlio dimorante in Roma.
( 4 ) L* improvvisa venuta in Roma dell'impera-tore Giuseppe II nel 1769 fu segnalata da mo-vimenti ed acclamazioni straordinarie del popolo.
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