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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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POESIE PIACEVOLI.

SCHERZI.

IL PARAFOCO.

1 .

Ho nel ventre il mio sapere£ ad ognuno il fo vedere ;

Fo veder paesi e mari,

Fiori, uccelli e mostri rari ;

So insegnar geografia ;

So insegnar filosofia

Con enigmi, con bei detti,

Con leggiadri apologhetti ;

Tutto insegno , ma per gioco

Ne lo inverno appresso al foco.

Quante belle letterate

Sol per me son diventate !

Se conoscer mi volete ,

Io son qui, non mi vedete ?Ho la pancia grande assaiEd ho il manico piccino :

Non mi movo quasi mai ,

Ed ognor sono in cammino.

II.

Belle, son qui per voi,

Leggiadro arnese e comodo,Onde al camin non ardasiDi vostre guance il fior.

Su mi pigliate e poi

Dinanzi a voi tenetemi jE calmerete l’impetoDell’indiscreto ardor.

Ma per pietà, se ancoraLe convulsion vi assalgonoAllor che andate in colleraCol perfido amator ,

Deh 1 per pietade alloraNiuna di voi mi laceri,Niuna mi rompa il manicoFra il torbido furor.

Quanti ventagli, oli dio ,

Ebber destino simile,

E infranti e fessi caddero,Spettacolo d’orroriCosì, se il cicco dio

Vi torna in pace amabile,Del canapè fra gli angoliNon mi obliate allor.

Quanti ventagli, oh stelle,Ebber destino simile,

E infranti e fessi giacquero,Sol vittima d’amor!

Voi lo sapete , o belle,

Noccion le vostre collere ,

E mettono in perìcoloLe vostre paci ancor.

ILI.

Io già fui un seccatoreDetestato da gli amanti,

Che i felici loro istantiDisturbai la notte e il di.

Se la bella sbadigliava,

Se il suo ben si contorceva,

*Io di nulla m’avvedevaE ciarlando stava lì.

Quindi Amore, al fin sdegnato,Terminar fé* questo gioco,Trasformando in parafocoMe infelice seccator.

Ma, se ben cangiato io sono,

Ben che vesto altra figura,

Deir antica mia naturaIo conservo molto ancor.

Sempre ritto in sul caminoMi sto lì come un balordo ;

E quantunque cieco e sordo ,Mai di crocchio uscir non so.

Se con grave mio doloreCicalare or più non posso,

Con gli scritti che ho sul dossoDisfogando almen mi vo.

Se le fiamme de gli amantiPiù turbar non m’è concesso,

10 di schermo servo adessoA la fiamma naturai.

Così avvien per mezzo mioChe il calore, o donne belle ,Non raggrinza a voi la pelle «

E a la testa non fa mal.

Ma chi sa se mai vi piace,

Per ufficio sì cortese,

Perdonar le antiche offeseEd aver di me pietà ?

Troppo in odio sempre aveteChi trascura disattento

11 valor d’un bel momentoE chi perdere lo fa.

IV.

Nice proprio da senno e non per giocoNon vuol più eh’ io mi chiami parafoco :E la ragion mi quadra,

Udite eh'è leggiadra;

Nice sedeasi un giorno a canto al foco