POESIE LIRICUE.
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Colei cbe diva de gli adriaci lidiChiara fama di se nel mondo sparse.
Scrìvi qual di virtù, di grazie io vidi ,D’ingegno, di saper luce spiegarse;
E quanta in me di puri sensi e fidiSubita fiamma inestinguibil arse.
Scrìvi che, se da gli occhi miei fu prontaGli alti pregi a rapir, pur mi consolaDolce speranza cbe al partir mi diede.
Ma, se poi le promesse il vento invola
D’Adria pel mar, taci i miei danni, e l’ontaNon eternar de la mancata fede.
XXXVIII.
PER UN TE DEUM (i).
iva, o Signor, viva in eterno, vivaL’alta stirpe regai ch’ami e proteggi;
Per lei nel popol tuo stan le tue leggi,
E il sacro foco sul tuo aliar si avviva.Pari al cedro, o Signor, pari all’olivaLo scettro salutare onde ne reggiE fiorisca e si spanda e in novi seggiGermini altero ovunque il sole arma.
Odi propizio. A te preghiam , Signore :
Non per superbia no, che al sol tuo fiatoVa qual polvere vii dispersa a i venti;
Ma perchè il mondo al par di noi beatoDe' beneficj tuoi provi il maggiore,
E il santo nome tuo cantin le genti.
E così dolce ancor fiedi la cetraOve gli antiqui tuoi spiran calori;
Se la immagin crudel te non arretra,
Dinne tu stessa i disperati amoriOnde nel mar da la leuradia pietraCadesti, odiando i già sì grati allori.
Che se i duri tuoi casi uditi altrondeFan che tu sei tanto lodata e pianta ,
Che fia l’udirli dal tuo sacro ingegno tMa già l'estro la invade. Ampia diffondeFiamma da gli occhi e di piacer da segno.Ecco, 1* melila Saffo ecco già canta.
XLI.
PER MARIA DI CASTELBARCO (a).
api de’versi miei picciol librettoAmor, non sazio mai di furti e prede;
E me schernendo a seguitarlo inettoFuggissi a volo, e a Citerea lo diede.
E disse : O madre , a te sia il dono accetto ,Benché non molta in questi carmi ho fede :
Se non mentisce de) cantor l’aspettoE l’usurpata chioma e il dehil piede.
E tu ben sai che la tua Isella faceTardo inspirò di poesia furoreDi Teo soltanto al vecrhierel vivace.
Rise la dea, di vago almo coloreSi tinse e replicò: Tutto a me piaceQuel che mi vien da le tue mani, Amore.
XXXIX.
A SILVIA VERZA CURTONI.
Silvia immortai, ben che da i lidi mieiLontana il patrio fiume illustri e coli,
E ben che dentro a i gorghi atri leteiOgni dolce memoria il tempo involi,
Pur con lo ingegno onde tant’ alto voliE con le vaghe forme e i lumi bei,
Dopo sì lungo variar di soli,
Viva e presente nel mio cor tu sei.
E spesso in me la fantasia si desta,
Tal che al dì chiaro e ne la notte brunaTe veggio, e il guardo a contemplar si arresta.
Ne ben credendo ancor tanta fortuna,
Palpito e grido: O l’alma Sìlvia è questaO de le Grazie o de le muse alcuna.
XL11.
LA VITTORIA
PEL RITORNO DEGLI AUSTRIACI IN MILANO.
Predaro i Filistei l’arca di Dio,
Tacquero i canti e 1' arpe de’ leviti,
E il sacerdote innanzi a Dagon rioFu costretto a celar gli antiqui riti.
Ma al fin di Terebinto in sul pendioVinse Davidde e stimolò gli arditi :
E il popol sorse e gli empj al suol natioFe’ dell’ orgoglio loro andar pentiti.
Or Dio lodiamo. Il tabernacol santo
E l’arca è salva ; e si propone il tempioChe di Gerusalem fia gloria e vanto.
Ma splendan la giustizia e il retto esempio,Tal che Israel non torni a novo pianto,
A novella rapina e a novo scempio.
XL.
A TERESA BANDETTINI
NEL PROPORLE LE AVVENTURE DI SAFFOPER CANTO IMPROVVISO.
Poi che tu riedi a vagheggiar dell'etra,
Inclita Saffo, ancor gli almi splendori
(l) Comandato dagli Austriaci alla Città di 3/i-lano in occasione di vittoria.
(a) Parini le manda nel 17^3 le sue odi stam-pate dal B odo ni, essendole stato tolto da un amicol’esemplare eh*essa ne aveva.