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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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POESIE LIRICUE.

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Colei cbe diva de gli adriaci lidiChiara fama di se nel mondo sparse.

Scrìvi qual di virtù, di grazie io vidi ,D’ingegno, di saper luce spiegarse;

E quanta in me di puri sensi e fidiSubita fiamma inestinguibil arse.

Scrìvi che, se da gli occhi miei fu prontaGli alti pregi a rapir, pur mi consolaDolce speranza cbe al partir mi diede.

Ma, se poi le promesse il vento invola

D’Adria pel mar, taci i miei danni, e l’ontaNon eternar de la mancata fede.

XXXVIII.

PER UN TE DEUM (i).

iva, o Signor, viva in eterno, vivaL’alta stirpe regai ch’ami e proteggi;

Per lei nel popol tuo stan le tue leggi,

E il sacro foco sul tuo aliar si avviva.Pari al cedro, o Signor, pari all’olivaLo scettro salutare onde ne reggiE fiorisca e si spanda e in novi seggiGermini altero ovunque il sole arma.

Odi propizio. A te preghiam , Signore :

Non per superbia no, che al sol tuo fiatoVa qual polvere vii dispersa a i venti;

Ma perchè il mondo al par di noi beatoDe' beneficj tuoi provi il maggiore,

E il santo nome tuo cantin le genti.

E così dolce ancor fiedi la cetraOve gli antiqui tuoi spiran calori;

Se la immagin crudel te non arretra,

Dinne tu stessa i disperati amoriOnde nel mar da la leuradia pietraCadesti, odiando i già sì grati allori.

Che se i duri tuoi casi uditi altrondeFan che tu sei tanto lodata e pianta ,

Che fia l’udirli dal tuo sacro ingegno tMa già l'estro la invade. Ampia diffondeFiamma da gli occhi e di piacer da segno.Ecco, 1* melila Saffo ecco già canta.

XLI.

PER MARIA DI CASTELBARCO (a).

api de’versi miei picciol librettoAmor, non sazio mai di furti e prede;

E me schernendo a seguitarlo inettoFuggissi a volo, e a Citerea lo diede.

E disse : O madre , a te sia il dono accetto ,Benché non molta in questi carmi ho fede :

Se non mentisce de) cantor l’aspettoE l’usurpata chioma e il dehil piede.

E tu ben sai che la tua Isella faceTardo inspirò di poesia furoreDi Teo soltanto al vecrhierel vivace.

Rise la dea, di vago almo coloreSi tinse e replicò: Tutto a me piaceQuel che mi vien da le tue mani, Amore.

XXXIX.

A SILVIA VERZA CURTONI.

Silvia immortai, ben che da i lidi mieiLontana il patrio fiume illustri e coli,

E ben che dentro a i gorghi atri leteiOgni dolce memoria il tempo involi,

Pur con lo ingegno onde tant’ alto voliE con le vaghe forme e i lumi bei,

Dopo sì lungo variar di soli,

Viva e presente nel mio cor tu sei.

E spesso in me la fantasia si desta,

Tal che al dì chiaro e ne la notte brunaTe veggio, e il guardo a contemplar si arresta.

Ne ben credendo ancor tanta fortuna,

Palpito e grido: O l’alma Sìlvia è questaO de le Grazie o de le muse alcuna.

XL11.

LA VITTORIA

PEL RITORNO DEGLI AUSTRIACI IN MILANO.

Predaro i Filistei l’arca di Dio,

Tacquero i canti e 1' arpe de’ leviti,

E il sacerdote innanzi a Dagon rioFu costretto a celar gli antiqui riti.

Ma al fin di Terebinto in sul pendioVinse Davidde e stimolò gli arditi :

E il popol sorse e gli empj al suol natioFe’ dell’ orgoglio loro andar pentiti.

Or Dio lodiamo. Il tabernacol santo

E l’arca è salva ; e si propone il tempioChe di Gerusalem fia gloria e vanto.

Ma splendan la giustizia e il retto esempio,Tal che Israel non torni a novo pianto,

A novella rapina e a novo scempio.

XL.

A TERESA BANDETTINI

NEL PROPORLE LE AVVENTURE DI SAFFOPER CANTO IMPROVVISO.

Poi che tu riedi a vagheggiar dell'etra,

Inclita Saffo, ancor gli almi splendori

(l) Comandato dagli Austriaci alla Città di 3/i-lano in occasione di vittoria.

(a) Parini le manda nel 17^3 le sue odi stam-pate dal B odo ni, essendole stato tolto da un amicol’esemplare eh*essa ne aveva.