POESIE PIACEVOLI.
lo vi concedo che non so nrente ;
Ma ben che siate così gran barbone ,
Voi non siete» a la fè, troppo valente.
E ben che poi la genteVi stimi un bacalar di gran screma »
Tra Tesser e’1 parer c’è differenza.
Direte: Conoscenza
Non hai di me. — Ma piano » andate adagio ;Ch’ anch’ io so bene a quanti dì è san Biagio.
Ma poi ch’io non ho agio»Non vo* stare a dir cosa che v’annoi;
Che quel prete il fé’ già ne’versi suoi.
O Nanni» io l'ho con voi:Che non credeste che ’l mio gran furoreFosse tutto rivolto al correttore.
Voi siete il protettoreCh'avete tolto seni’alcun motivoA difendere un bufol vero e vivo.
Or non abbiate a schivoCh’io v’abbia detto quel che vi si deve.
Qual asin dà in parete , tal riceve.
XVI.
Che si scortica l'asino a la prova»
Dice un proverbio» messer Nanni mio.
Finor credei che in scn madonna ClioE l’altre muse vi covasser 1’ uova ;
Ma or m’avete dato una gran prova
Che voi siete un c.come son io ;
E si vi giuro per lo vero IddioChe ben poco cervello in voi si trova.
Poi che contra ogni legge » ogni ragionePensier voi fate di patrocinareQuesto vostro solenne animalone.
Io vi consiglio a non ischiccherare
Più il vostro scartabcl per tal cagione»
Se non volete farvi cuculiare.
Yi par da sopportareCh’altri su' versi miei faccia del dotto,Senza farmene pure un picciol motto?
E io dovrò star chiotto,Vedendo con maniera da pedanteLacerar le mie cose un ignorante?
Questo di tante e tanteRime che ho fatto per servir quel tristo ,lo dico» questo guiderdone acquisto?
O cieli, o santi, o Cristo,E dove mai si ritrovar lai leggi ?
E tu » cielo, il difendi » e tu ’l proteggi ?
O dottor storcileggi....
Ma voi, ser Nanni, fate quel ch'io dico;Non v' impacciate più pel vostro amico,
11 qual non vale un fico.
Nè vi movete più a nostro danno,
Se non volete aver qualche malanno:
Imperò che quest’anno,
A dirla chiaramente qui tra noi,
E un anno climaterico per voi.
XVII.
INTencia, ti mando questo mio sonetto.
Per narrarti uno strano pensieraccio
Che m’ è venuto d’impiccarmi a un laccio,
Per amor dell’amore maladelto.
Io te lo dico spiattellato e schietto:
Se non mi togli fuor di quest'impaccio,Dentro un calappio la mia testa caccioE ti fo quel bel giuoco netto netto.
Gnaffe tei dico ve’, Nencia, e tu’l sai:Mentre son vìvo non vuoi farmi lieto,
E dopo morte tu mi cercherai.
Ma s'io tiro a la fin l’ultimo peto,
Non varratti il picchiare, o pur potraiPicchiarmi allora all’ usciolin di dreto.
XVIII.
Nencia, te l’ho pur detto cento volte ;
Noi vo’ veder quel gaveggin di Beco ;
Gnen’ ho pur date de le busse molte,
E pur vuol far del cascamorto teco.
Che sì, che s'io mi stizzo un giorno seco,
A le guagncl, che gli fo dar le volteCon quel buon bacchio che di notte reco :
E di’ che gli sien poi dal papa tolte.
Sai pur che s’io mi ficco un capricciaccio ,
Non mi va fuora de la testa piue :
L’ha' tu ben visto il dì di Berlingaccio,Quand’io fei tanto piato con quel bueIn casa tuo cugino Menicaccio :
Di’, allor chi corse meglio di noi due?
XIX.
Io, Nencia, sono stat’ieri a Fiorenza,
E t’bo comprato un bel gammurrm bianco;E se tu arai un po’ di pazienza,
Un gonnellino i* vo’ comprartel’anco.
Ornai di crazie son rimasto senza;
Per ciò eh’ io compro e pago come un bancoMa ho nascosto uno stajo di semenza,
E quattro lire chiapperolle al manco.
Per san Giovanili adunque il gonnellinoTu l’averai in dosso senza fallo ,
Che tu proprio parrai un angiolino.
Ma ricordati ve' di conservalloPer la memoria del tuo gavegginoChe ti vuol bene al corpo di cristallo.
XX.
Ah, Tofan, quella Gora , quella GoraTu non la vuo’ lasciare, sguajataccio :
Che sì che s’io l’afillo un coltellaccio,Quell' animacela le la cavo fuora IOh che tu poss’ andare alla malora !
Che diacin ha’ tu seco, impiccatacelo ?
S’io ti sbarro uno schioppo nel mostaccio,Che si che le starai lontano allora?