POESIE PIACEVOLI.
XXIll.
10 vo* die tu la lasci pe’suo’ fatti,
Se no le voglion essere percosse :
E sarem sempre come cani e gatti ;
Fa eh* io ti vegga ; che ti rompo FosseCon un baston eh*a le spalle s*adatti;
Ch* io non posso più star saldo a le mosso.
E ben che il duca fosse,Quando mi salta ve’ il moscherino,
Lo vorrei sbusecchiar per un quattrino.
XXI.
Se costui fosse nato allor che i vatiSi stavan spidocchiando al solitone,Àremmo visto tutte le personeA fargli de gli onori sterminati :
E visto arebbon certi sciagurati
Che finor lo stimarono un babbioncA mezzo giorno ed a settentrioneAndar la fama de* suoi versi ornati.
11 meno onore che gli avesson fattoSarebbe stato il metterlo a cavalloD’un liofante grosso tanto fatto;
E giunto in Campidoglio coronallo ,
Gridando il popolazzo allegro e matto :Ecco il novo poeta Baraballo.
XXII.
ri» visto i geroglifici d’Egitto
E la Sfinge e 1* Arsmagna ed il CaosseChe tutt* infuriati in un conflittoSi davan de le sudice percosse.
Chi sosteneva che *1 presente scrìttoContien drento i giudizj di Minosse ,
E chi diceva che propio descrìtto11 lapis filosofico ci fosse.
Facevano un romore, un chiasso, un frullo,Battendosi gli scudi e le loriche,
Ch’egli era proprio a vederli un trastullo.
A soccorrere ognun le parti amicheSon corsi i libri di Raimondo LulloE le iscrizioni e le medaglie antiche
Co le sciocche e mendicheCarte di tai che F antiquario fannoE interpretan le cose che non sanno.
E armate ancor vi vannoTutte unite le mummie in un muscoE la romana guglia e *1 culiseo
Con dietro un gran corteoDi tumoli, obelischi, archi e colonneE simulacri d’uomini e di donne
Coll* armi e co le gonne.Ma poi che disputato ebbono un pezzo ,Non trovando a capir ne via nè mezzoConchiusono al da sezsoCh*e d’uopo per capire opra si bellaChe cavinsi all* autore le cervella.
Ti sono schiavo , ti son servitore ,
Cecco , che se* *1 mio bene solo solo.
Deh lasciai ir quel ragazzo d’Amore ;
Ch’egli è una forca, ch’egli è un mariuolo.I* te lo dico ve* proprio col core :
Tu vai pel bucolin dell* acquajuolo ;
E alle guagnele ch* i* ho un gran timoreChe tu non tiri al fine anche F ajuolo.
Uh tristo me t se steso in sul cassone ,
Belle e tirate, ahi poverini le cuoja,
Avessi un di a veder il mio Ceccone ;
E scritto sopra per maggior mia noja :
Qui giace un tale che mori poltrone ,
Come i gatti per fregola e per foja.
XXIV.
Oh’io possa diventare una ghiandajaO vero un barbajannì o un allocco,
$’ io sono un’ altra volta si baloccoDa star tanto menando il can per F aja.
La prima occaslon che buona paja
Dimmi un furbo, ser Cecco , e uno scroccoS’io non carico l’arco e non iscoccoE non do dentro a la pietra focaja.
Non v’ ha a esser più ragion nessuna ;
Ch* i* non vo* sentir altro brulichioChe mi frughi pel ventre in su e in giue.
L*occaslon è come la fortuna:
Se nolla chiappi in men che noi dich’io,Tu puoi ben correr , nolla grappi piue.
XXV.
Voi avete a saper, buone persone ,
Come il nostro ser Cecco è innamorato :
Io dico il nostro ser Cecco Ceccone;
Doh pover’uomo! ch’egli è un peccato.
Egli è venuto magherò e spolpato,
Che gli traluce il fegato e ’l polmone ,
E se gli vede andar per ogni latoTututto il budellame a processione.
E caccia fuor quegli occhi e fa una ceraCh*e* par ch’egli abbia visto satanassoE F orco e la befana e la versiera :
E va gridando in istrada: Oimfe lassoICome fece il Petrarca quella seraO mattina eh’e’ fu tratto in conquasso:
Però che giunto al passoU* quel furbo d’Amor tendeva il laccioFu preso come un merlo il cristianaccio.
Io dico : avaccio avaccioNoi vedremo ser Cecco ad ammalareE non poter nè bere nè mangiareE le calze tirare ;
Però che Amor gli ha fatto una feritaCh’ è larga al meno quattro o cinque dita ;
Onde d’aver più vitaNon ci sperare più, ser Cecco mio ,
Se non per un miracolo di Dio.
1 D
Parìni, Opere.