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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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POESIE PIACEVOLI.

XXIll.

10 vo* die tu la lasci pe’suo’ fatti,

Se no le voglion essere percosse :

E sarem sempre come cani e gatti ;

Fa eh* io ti vegga ; che ti rompo FosseCon un baston eh*a le spalle s*adatti;

Ch* io non posso più star saldo a le mosso.

E ben che il duca fosse,Quando mi salta ve’ il moscherino,

Lo vorrei sbusecchiar per un quattrino.

XXI.

Se costui fosse nato allor che i vatiSi stavan spidocchiando al solitone,Àremmo visto tutte le personeA fargli de gli onori sterminati :

E visto arebbon certi sciagurati

Che finor lo stimarono un babbioncA mezzo giorno ed a settentrioneAndar la fama de* suoi versi ornati.

11 meno onore che gli avesson fattoSarebbe stato il metterlo a cavalloD’un liofante grosso tanto fatto;

E giunto in Campidoglio coronallo ,

Gridando il popolazzo allegro e matto :Ecco il novo poeta Baraballo.

XXII.

ri» visto i geroglifici d’Egitto

E la Sfinge e 1* Arsmagna ed il CaosseChe tutt* infuriati in un conflittoSi davan de le sudice percosse.

Chi sosteneva che *1 presente scrìttoContien drento i giudizj di Minosse ,

E chi diceva che propio descrìtto11 lapis filosofico ci fosse.

Facevano un romore, un chiasso, un frullo,Battendosi gli scudi e le loriche,

Ch’egli era proprio a vederli un trastullo.

A soccorrere ognun le parti amicheSon corsi i libri di Raimondo LulloE le iscrizioni e le medaglie antiche

Co le sciocche e mendicheCarte di tai che F antiquario fannoE interpretan le cose che non sanno.

E armate ancor vi vannoTutte unite le mummie in un muscoE la romana guglia e *1 culiseo

Con dietro un gran corteoDi tumoli, obelischi, archi e colonneE simulacri d’uomini e di donne

Coll* armi e co le gonne.Ma poi che disputato ebbono un pezzo ,Non trovando a capir ne via nè mezzoConchiusono al da sezsoCh*e d’uopo per capire opra si bellaChe cavinsi all* autore le cervella.

Ti sono schiavo , ti son servitore ,

Cecco , che se* *1 mio bene solo solo.

Deh lasciai ir quel ragazzo d’Amore ;

Ch’egli è una forca, ch’egli è un mariuolo.I* te lo dico ve* proprio col core :

Tu vai pel bucolin dell* acquajuolo ;

E alle guagnele ch* i* ho un gran timoreChe tu non tiri al fine anche F ajuolo.

Uh tristo me t se steso in sul cassone ,

Belle e tirate, ahi poverini le cuoja,

Avessi un di a veder il mio Ceccone ;

E scritto sopra per maggior mia noja :

Qui giace un tale che mori poltrone ,

Come i gatti per fregola e per foja.

XXIV.

Oh’io possa diventare una ghiandajaO vero un barbajannì o un allocco,

$’ io sono un’ altra volta si baloccoDa star tanto menando il can per F aja.

La prima occaslon che buona paja

Dimmi un furbo, ser Cecco , e uno scroccoS’io non carico l’arco e non iscoccoE non do dentro a la pietra focaja.

Non v’ ha a esser più ragion nessuna ;

Ch* i* non vo* sentir altro brulichioChe mi frughi pel ventre in su e in giue.

L*occaslon è come la fortuna:

Se nolla chiappi in men che noi dich’io,Tu puoi ben correr , nolla grappi piue.

XXV.

Voi avete a saper, buone persone ,

Come il nostro ser Cecco è innamorato :

Io dico il nostro ser Cecco Ceccone;

Doh pover’uomo! ch’egli è un peccato.

Egli è venuto magherò e spolpato,

Che gli traluce il fegato e ’l polmone ,

E se gli vede andar per ogni latoTututto il budellame a processione.

E caccia fuor quegli occhi e fa una ceraCh*e* par ch’egli abbia visto satanassoE F orco e la befana e la versiera :

E va gridando in istrada: Oimfe lassoICome fece il Petrarca quella seraO mattina eh’e’ fu tratto in conquasso:

Però che giunto al passoU* quel furbo d’Amor tendeva il laccioFu preso come un merlo il cristianaccio.

Io dico : avaccio avaccioNoi vedremo ser Cecco ad ammalareE non poter nè bere nè mangiareE le calze tirare ;

Però che Amor gli ha fatto una feritaCh’ è larga al meno quattro o cinque dita ;

Onde d’aver più vitaNon ci sperare più, ser Cecco mio ,

Se non per un miracolo di Dio.

1 D

Parìni, Opere.