POESIE PIACEVOLI.
Adesso se ne van sbrici e meschiniInvolli dentro a un piccolo tabarroI poeti eh’ un tempo eran divini :
E forz’ è che uno spirito bizzarro
Si pasca sol di fumo e in vano aspettiDi pigliare la lepre con il carro.
Oh sieno de le volte benedettiPiù di millanta color c’ hanno il mondoDentro a’ loro preteriti perfetti 1
E fra questi voi siete , il mio giocondoSignor curato, il quale non aveteAdesso d’altri un bisognino al mondo.
E vi godete la vostra quiete
E mangiate e beete e poi dormiteQuando n’ avete voglia e che potete.
Voi ne farete pur de le stampiteIn su quel chitarrone alto e sonoroChe potrebbe trar 1* anime da Dite.
E sempre intorno il leggiadretto coroAvrete de le muse , che lontaneSe ne stan da gli strepiti del foro.
E scriverete con ambe le mane
In prosa e in versi roba si squisitaDa mangiarsela tutta senza pane
E leccarsene ancor l’ugne e le dita.
Oimè che versi, oimè che dolci prose ,
Oimè che roba , corpo di mia vita l
Quand’ io ci vo pensando a queste coseMi sdilinquisce dentro al petto il core,
Come s’io fossi in mezzo a un pa* di spose ,
E eh’ ambedue mi amassono d’amoreE facesson tra loro a chi più beneMi vuole e ’1 dimostrassono dì fuore.
La parità qui non ci calza bene :
Ma io l’ho delta per un verbigrazia,
Per una cosa che in bocca mi viene.
Che non credeste già per mia disgraziaCh’io me le andassi così nominandoPerchè le donne mi fossero in grazia.
Ch’io vi giuro per la spada d*OrlandoE per lo ’ncanto di madonna TessaCh’ io le vorre’ vedere tutte in bando.
Ma sta quistìon lasciamola soppressa,
Acciò col dire scorger non mi faccia ;
Perchè tal burla che poi si confessa.
Io vo scrivendo giù questa cosaccia
Senza considerar quel eh’ io mi faccio >
E ci do drento a forza de le braccia :
E voi direte : Guata cervellaccioChe non sa nè men e* quel che si dica,
Che vudl far del saccente ed è un babbaccio.
E forse monterete in su la bica
Ch’ io v’ assordi con questi noncovelleE direte : Oh che ’l ciel ti maladica !
Ma, poter de la luna e de le stelle !
Chi cercherebbe di tenere a frenoUn cervel eh’ abbia in capo le girelle ?
Or su frenate un micolin lo sdegnoE lasciate eh’ io empia questo vanoCh’io non v’aggiungo, se mi dessi un regno.
Se vedeste il signor prete..
Il quale sta a.ed è mio zio ,
Fategli da mia parte un baciamano.
E ditegli ch* io son vivo ancor io
E ch* e* farebbe il meglio a ricordarsiAlcuna volta un po’ del fatto mio j
E ch’ei farebbe bene a dimostrarsi
Che non sol di parole ei m’ è parente :
Ma e’ dira che i tempi sono scarsi.
E intanto che mi cade ne la mente,
Vi raccomando ancor quel vanerelloDell’Àntognin, che si farà valente.
Egli è un ragazzo virtuoso e bello ;
Ma, s’ho a dirla propio spiattellata,
Egli è un po’ leggerino di cervello.
Bisogna fargli una buona lavata j
Ch’ io vi prometto da quell* uom che sonoChe non gli sarà mica una sassata.
Egli ha portato giu dal cielo in donoUn grande ingegno 5 e se *1 coltiverà,Certo eh’ ei si farà molto più buono.
Convien dirgli che s’e’ non studieràLa logica sportel d’ ogni scienza ,
Ch’ egli non saprà mai quel che dirà :
E s* e* non pianterà buona semenza ,
Che de le frutta ue ricorrà poche ,
Come gl’ insegnerà la sperìenza.
Ma sento che gridate : Oh quid est koche ?Saprò ben dir senza che tu m’insegni:Hanno a menare i paperi a ber l’oche?
Per questo io pianto qui d* Ercole i segniE dico : Non plus ultra, o musa mia,Chè gli uditori ne son pregni pregni:
E sono stiavo di Vossignoria.
111 .
AL MEDICO MANZONI.
1V£axzon , s’i* te l’ho detto, tu lo sai ,
E s* i’ non te I* ho detto, tei vo* dire :Quand’ i* te 1* arò detto il saperai.
Son risoluto di voler morire,
E non ci voglio metter tempo in mezzo :Guarda capricci che soglion venire.
I’ mi volea morire sino ha un pezzo,
Ma non ci ho mai potuto trovar modo ,Cli’a questa cosa non ci sono avvezzo.
Ho attaccato un bel capresto a un chiodo,E de le volte diece sono statoPer cacciare la testa drento al nodo :
Ma prima di far questo ci ho pensato
Ch’egli è una morte da furbo, da baro,Ciò è a dir quel morire impiccato.
Chè , già c’ ho a fare questo passo amaro ,I’ non vorre’ po’ poi che le personeM’avessono a stimare un bel somaro ,
Perch’i* non abbia fatto elezione
Di qualche morte almen da galantuomo ,Non mica da furfante e da briccone.
Se ci fusse stampato qualche tomoIl qual mostrasse tutte le maniereDi far tirar le calze a un povcr uomo,