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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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7 8 POESIE

Io men Torre* di fatto provvedereE ci vorre* poi tanto studiar susoCh’io ne trovassi alcuna a mio piacere.

Quel povero Bertoldo i* non l'accusoChe non trovò mai pianta da impiccarsi :

Gli ebbe ragione di restar confuso.

Però che quando si tratta di farsi

Del male, dicon que* che provat* hannoCh* egli è molto difHcil contentarsi.

E* non è già che rechi loro affannoQuella paura del morire : a quellaI disperati non vi baderanno.

Ciò che ti fa beccar ben le cervellaGli è quel cercarla bella ; che di mortiSe ne stenta a trovare alcuna bella.

E ben che ce ne sieno di più sorti ,

Le sono però certe porcherieDa fare disonore a tutti i morti.

E questo è il caso che, di tante vie

Che ci ha d’andare a veder ballar l’orso.

In bilico tu stai tra *1 no e ’l sie :

Ove al contradio, senza far discorso,

S* ella fusse una morte che piacesse,

Te la berresti come bere un sorso.

Ma , verbigrazia, se qualcun ti desseNel petto d’un pugnale o ne le stiene,

O con un ciotto il capo ti rompesse,

Ti par egli una cosa che stia bene,

Sporcarti la camicia e *1 giubberelloDel sangue che vieo fuora de le vene ?

E* m*è venuto ancora entro al cervelloCh* i’ mi potre* andare a annegare ;

E questo mi parrebbe un modo bello :

Ma quel doversi poi lutto bagnare

Que’pochi panni che tu hai in dossoNon mi finisce ben di contentare.

Mi si potrebbe risponder ch* io posso,

Se pure ho di morir pensier veruno,

Innanzi tratto trarmeli di dosso :

Ma cotesto non m* entra in conto alcuno ;

Perch’ i* sono un cotale innocentinoChe non vorre* scandolezzar nessuno.

Ci sarebl>e un segreto pellegrino ;

Cioè ch* i* mi cacciassi un palo dreto ;

Ma questo è un morir da Saracino :

Oltre che mi parrebbe un po* indiscretoQuel non poter mai più per quella viaTrarre un sospir che somigliasse a un peto.

Un altro bel secreto ci sana

Che mi potrebbe tórre d’ ogn’ impaccio ;

E l’abbruciarmi credo che ciò sia :

S'e* non fusse che qualche ignorantaccioSarebbe che direbbe che quel focoFusse in pena di qualche peccatacelo.

Ma questa cosa monterebbe poco,

Che se di fumo ci fusse un po* meno,

Non ti so dir se sarebbe un bel gioco.

E quantunque alcun dica che *1 velenoSia la più bella morte che si faccia,

Nè anche questa mi contenta a pieno.

E la ragion perch* ella mi dispiacciaE che par che tu sii morto perduto ;

PIACEVOLI.

Tanto difforme ti rende la faccia.

Perchè il vederti nero divenuto

E gonfio a gli occhi reca tanta noja

Che si vorrebbe più tosto esser muto. *

Or tu , che se’ staggito già per boja ,

Manzoni , vorre* mo’ che mi dicessiQualche bel modo di tirar le cuoja ;

Ma qualche modo che non mi spiacessiE, se fusse possibil, cosa ancoraChe a chi 1* adopra mal non gli facessi.Sovvienimi ch* allor quando la signoraNon li volea veder vivo nè morto,

Che tu n’ andavi in cerca molto allora.

A quanto però io mi sono accorto,

Non potesti far pago il tuo disio ,

Da poi eh’ i* vedo che non se* ancor morto.Ora, Manzoni, che dehb’io fare io,

Poscia che dopo tanto affaticarmiIo non trovo una morte a modo mio ?

Sa* tu quel eh’ i’ vo’ far ? voglio chetarmiE soprastare pazientementeFin che la morte veng’ ella a trovarmi.

Chi sa che, s’ella la mia brama sente ,

Non provvegga da sezzo a’ fatti mieiMeglio eh’ i’ non fare’ forse al presente ?

D’arte sì fatta ella ne sa per sei:

In queste cose tiene il principato.

Vo’ far così ; voglio aspettarla lei.

Intanto per mostrar che ti son grato,

Quel bel capresto te lo dono a tene ,

1’ dico quel ch’avevo apparecchiato ,

O ad alcun altro che mi voglia bene.

IV.

Signora Rosa mia saggia c dabbene (l) ,

Lo scriver versi per chi si maritaE una cosa che a molti non conviene.

Voi mi domanderete perchè uscita

Fuor di bocca mi sia questa sentenza :

Ed eccovi di ciò bella e chiarita.

Prima perchè talun scrive giù senza

Guardar che non mai ebbe a’ giorni suoiPunto de la poetica semenza ;

Onde certi versacci nascon poi

Che per 1’amor di Dio benedettoNon v’ è cosa che al mondo più ti annoi.

Molti san fare ancor qualche sonetto ,

Ma per far qualche cosa tuttaviaNon hanno a la modestia alcun rispetto.

Ti conducono all’ uscio a far la spia ;

Fanti veder Conjugo che vien drentoE la Verginità che scappa vìa.

Cascan ne le sozzure in sino a! mentoE fanti comparire una sporchezzaQuel così alto e nobii sacramento.

Chi fa coraggio a la sposa, chi spezzaLa zona virginal, chi in versi straniChiama Imene e la dea de la bellezza.

(i) Per le nozze di Posa Giuliani e di GaetanoFiori.