7 8 POESIE
Io men Torre* di fatto provvedereE ci vorre* poi tanto studiar susoCh’io ne trovassi alcuna a mio piacere.
Quel povero Bertoldo i* non l'accusoChe non trovò mai pianta da impiccarsi :
Gli ebbe ragione di restar confuso.
Però che quando si tratta di farsi
Del male, dicon que* che provat* hannoCh* egli è molto difHcil contentarsi.
E* non è già che rechi loro affannoQuella paura del morire : a quellaI disperati non vi baderanno.
Ciò che ti fa beccar ben le cervellaGli è quel cercarla bella ; che di mortiSe ne stenta a trovare alcuna bella.
E ben che ce ne sieno di più sorti ,
Le sono però certe porcherieDa fare disonore a tutti i morti.
E questo è il caso che, di tante vie
Che ci ha d’andare a veder ballar l’orso.
In bilico tu stai tra *1 no e ’l sie :
Ove al contradio, senza far discorso,
S* ella fusse una morte che piacesse,
Te la berresti come bere un sorso.
Ma , verbigrazia, se qualcun ti desseNel petto d’un pugnale o ne le stiene,
O con un ciotto il capo ti rompesse,
Ti par egli una cosa che stia bene,
Sporcarti la camicia e *1 giubberelloDel sangue che vieo fuora de le vene ?
E* m*è venuto ancora entro al cervelloCh* i’ mi potre* andare a annegare ;
E questo mi parrebbe un modo bello :
Ma quel doversi poi lutto bagnare
Que’pochi panni che tu hai in dossoNon mi finisce ben di contentare.
Mi si potrebbe risponder ch* io posso,
Se pure ho di morir pensier veruno,
Innanzi tratto trarmeli di dosso :
Ma cotesto non m* entra in conto alcuno ;
Perch’ i* sono un cotale innocentinoChe non vorre* scandolezzar nessuno.
Ci sarebl>e un segreto pellegrino ;
Cioè ch* i* mi cacciassi un palo dreto ;
Ma questo è un morir da Saracino :
Oltre che mi parrebbe un po* indiscretoQuel non poter mai più per quella viaTrarre un sospir che somigliasse a un peto.
Un altro bel secreto ci sana
Che mi potrebbe tórre d’ ogn’ impaccio ;
E l’abbruciarmi credo che ciò sia :
S'e* non fusse che qualche ignorantaccioSarebbe che direbbe che quel focoFusse in pena di qualche peccatacelo.
Ma questa cosa monterebbe poco,
Che se di fumo ci fusse un po* meno,
Non ti so dir se sarebbe un bel gioco.
E quantunque alcun dica che *1 velenoSia la più bella morte che si faccia,
Nè anche questa mi contenta a pieno.
E la ragion perch* ella mi dispiacciaE che par che tu sii morto perduto ;
PIACEVOLI.
Tanto difforme ti rende la faccia.
Perchè il vederti nero divenuto
E gonfio a gli occhi reca tanta noja
Che si vorrebbe più tosto esser muto. *
Or tu , che se’ staggito già per boja ,
Manzoni , vorre* mo’ che mi dicessiQualche bel modo di tirar le cuoja ;
Ma qualche modo che non mi spiacessiE, se fusse possibil, cosa ancoraChe a chi 1* adopra mal non gli facessi.Sovvienimi ch* allor quando la signoraNon li volea veder vivo nè morto,
Che tu n’ andavi in cerca molto allora.
A quanto però io mi sono accorto,
Non potesti far pago il tuo disio ,
Da poi eh’ i* vedo che non se* ancor morto.Ora, Manzoni, che dehb’io fare io,
Poscia che dopo tanto affaticarmiIo non trovo una morte a modo mio ?
Sa* tu quel eh’ i’ vo’ far ? voglio chetarmiE soprastare pazientementeFin che la morte veng’ ella a trovarmi.
Chi sa che, s’ella la mia brama sente ,
Non provvegga da sezzo a’ fatti mieiMeglio eh’ i’ non fare’ forse al presente ?
D’arte sì fatta ella ne sa per sei:
In queste cose tiene il principato.
Vo’ far così ; voglio aspettarla lei.
Intanto per mostrar che ti son grato,
Quel bel capresto te lo dono a tene ,
1’ dico quel ch’avevo apparecchiato ,
O ad alcun altro che mi voglia bene.
IV.
Signora Rosa mia saggia c dabbene (l) ,
Lo scriver versi per chi si maritaE una cosa che a molti non conviene.
Voi mi domanderete perchè uscita
Fuor di bocca mi sia questa sentenza :
Ed eccovi di ciò bella e chiarita.
Prima perchè talun scrive giù senza
Guardar che non mai ebbe a’ giorni suoiPunto de la poetica semenza ;
Onde certi versacci nascon poi
Che per 1’amor di Dio benedettoNon v’ è cosa che al mondo più ti annoi.
Molti san fare ancor qualche sonetto ,
Ma per far qualche cosa tuttaviaNon hanno a la modestia alcun rispetto.
Ti conducono all’ uscio a far la spia ;
Fanti veder Conjugo che vien drentoE la Verginità che scappa vìa.
Cascan ne le sozzure in sino a! mentoE fanti comparire una sporchezzaQuel così alto e nobii sacramento.
Chi fa coraggio a la sposa, chi spezzaLa zona virginal, chi in versi straniChiama Imene e la dea de la bellezza.
(i) Per le nozze di Posa Giuliani e di GaetanoFiori.