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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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POESIE DRAMMATICHE. IOI

Chi m’addita il mio Lene t Ah sì , cor mio,

Lo scoprirem ben noi. Dove in un voltoTutti apparir de la virtù vedraiI più limpidi rai; dove congiunteFacile maestà, grave dolcezza,

Ingenua sicurezza

E celeste pudore ; ove in due lumiTu vedrai sfolgorar d’un’alta menteLe grazie delicate e il genio ardente,

Là vedrai la mia sposa. A te il diranno

I palpiti soavi, i moti tuoi :

Ah 1 sì, cor mio, la scoprirem ben noi.

Cara, lontano ancoraLa tua virtù m’accese:

Al tuo bel nome alloraAppresi a sospirar.

In van ti celi, o cara :

Quella virtù sì raraNe la modestia istessaPiù luminosa appar.

SCENA III.

àscakio , Fàuko , coro di pastori.

Coro. "Venga de* sommi eroi

Venga il crescente onor.

Più non s* involi a noi :

Qui lo incateni Amor.

Asc. Ma qual canto risona (i)?

Qual turba di pastor mi veggio intorno Tj Fau. Qui dove il loco e 1* arte (2)

Apre comodo spazioA i solenni concilj, al sacro rito,

Qui venite, o pastori. Il giorno è questoSacro a la nostra diva. Al suo bel nome,

Non a Bacco e a Vertunno,

Render grazie sogliamo

Presso al cader del fortunato autunno.

II ministro del cielo, il saggio AcesteSembra cbe tardi. Jn gran pensieri avvoltoPur dianzi il vidi. A lui splcndea ridenteD’un* insolita gioja il sacro volto.

Forse il dono promesso è a noi vicino:

Forse la dea pietosa

Del fido popol suo compie il destino.

Coro. Venga de* sommi eroi

Venga il crescente onor.

Più non s* involi a noi :

Qui lo incateni Amor (3).

Fan. Ma tu chi sei che ignoto (4)

Qui t’aggiri fra noi ? Quel tuo sembiantePur mi fa sovvenir, quando alcun dioTra i mortali discende. E qual desioT» conduce fra noi ?

(1) Ritirandosi in disparte.

(2) Non badando ad Ascanio.

(3) Il coro siede lungo la serie degli alberi jdisponendosi vagamente.

(4) VAgendosi ad Ascanio.

Asc. Stranicr son io (5).

Qua vaghezza mi guidaDi visitare i vostri colli ameni,

I puri stagni e per il verde pianoQueste vostre feconde acque correnti.

Tra voi, beate genti,

Fama è nel Lazio che natura amicaTutti raccolga i beniChe coll* altre divide.

Fau, Ah 1 più deggiamo

Al favor d* una diva : e non già qualeIrreverente il volgo

Talor sogna gli dei, ma qual è in cicloAlma figlia di Giove. Il suo sorriso ,

Dall* amoroso cerchio onde ne guarda,

Questo suol rasserena. Ella que*beniChe natura ne diè cura , difende,

Li addolcisce , li aumenta. In questi campiSemina l’agio e secoL* alma fecondità. Ne le capanneGuida l’industria e in libertà modestaLa trattien , la fomenta. Il suo favoreE la nostra rugiada : e i lumi suoiPari all’occhio del sol sono per noi.

Se il labbro più non dice,

Non giudicarlo ingrato.

Chi a tanto bene è natoSa ben quanto è felice,

Ma poi spiegar noi sa.

Quando a gli amici tuoiTorni sul patrio lido ,

Vivi e racconta poi :

Ho visto il dolce nidoDe la primiera età.

Asc. ( Quanto soavi al coreDe la tua stirpe, o dea,

Sonan mai queste lodi I )

Fau, Ecco, pastori (6) ,

Ecco lento dal colle

II venerando Aceste } al par con luiEcco scende la ninfa ...

Asc. Oh ciel , qual ninfa ?

Parla > dimmi, o pastor...

Fau. Silvia, d*Alcide

Chiara stirpe divina.

Asc. ( Aimò 1 cor mio,

Frena gl* impeti tuoi ;

L* adorata mia sposa ecco vicina. )

Fau. Mira, o stranìer, come il bel passo move (7)Maestosa e gentile : a le seguaciCome umana sorride,

Come tra lor divide

I guardi e le parole. In que’*begli atti

Non par che scolta sia

L*altezza del pensiero c di quell’alma

La soave armonia !

(5) Accostandosi a Fauno.

(6) Guardando da un lato nell* interno della sce-na. Il coì t> sì alta e si avanza.

(7) Accennando ad Ascanio » il quale pure staattentamente guardando dallo stesso lato.