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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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POESIE DRAMMATICHE.

Asc. ( E vero, è vero.

Più resister non so. Se qui l* attendo,

Scopro l’arcano e al giuramento io manco.Partasi ornai. )

Fau. Garzone, a te non lice

Qui rimaner, cbe la modesta SilviaNon vorria testimon de’suoi pensieriUn ignoto straniere. E se desioD'ammirarla vicino e al patrio suoloFama portar de’pregi suoi t’accese,

Là confuso ti cela (i).

Asc. S’adempia il tuo voler, pastor cortese ( 2 ).SCENA IV.

Coro.

Partedel coro.

Coro.

Partedel coro.

Coro.

Ascanio , Fauno , Coro , àceste , Silvia ,con seguito di pastorelle.

Hai di Drana il core,

Di Pallade la mente ;

Sei dell’ erculea gente,

Saggia donzella , il fior.

1 vaghi studj e l’artiSon tuo diletto e vanto tE de le muse al cantoPresti 1* orecchio ancor.

Sei dell’ erculea gente,

Saggia donzella, il fior.

Ha nel tuo core il nidoOgni virtù più bella :

Ma la modestia è quellaChe vi risplende ognor.

Hai di Diana il core,

Di Pallade la mente jSei dell’ erculea gente ,

Saggia donzella, il fior.

Ac. O generosa diva,

O delizia de gli uomini, o del cicloOrnamento e splendor 1 che più poteaQuesto suol fortunatoAspettarsi da te ? Qual più ti resta ,

Fido popol devoto,

Per la sua deità preghiera 0 voto ?

Ogni cosa è compiuta.

Dell’ Indigete EneaLa sospirata prole

Vostra sarà pria che tramonti il sole.

Coro. Venga de’ sommi eroi,

Venga il crescente onor.

Più non s’involi a noi :

Qui lo incateni Amor.

Ac. Di propria man la dea

A voi la donerà. Nè basta ancora.

Qui novella città sorger vedreteDe la diva e del figlio opra sublime.

Questi poveri alberghi,

Queste capanne anguste

Fieno eccelsi palagi e moli auguste.

(1) Accennando il coro de’ pastori.

( 2 ) Si ritira , e si suppone confuso fra il coro.Il coro s*avanza da un lato alla volta di Acestee di Silvia.

Altre dell’ampie moli

Saran sacre a le muse : altre custodi

De le prische memorie a i di venturi:

Altre a i miseri asilo :

Altre freno a gli audaci: altre tormentoA la progenie rea del mostro orrendoChe già infamia e spaventoFu de’boschi aventiniE periglio funesto a noi vicini.

Coro. Venga de’sommi eroi

Venga il crescente onor.

Più non s* involi a noi :

Qui lo incateni Amor.

Ac. O mia gloria, o mia cura, o amato pegno (3)De la stirpe d’Alcide, o Silvia miaiOggi sposa sarai. Oggi d’ÀscanioIl conforto sarai, l’amor, la speme:

Ambi di questo suolo

La delizia e il piacer sarete insieme.

Per la gioja in questo seno

L’alma, oh diol balzar mi sento:All'eccesso del contentoNo resistere non sa.

Silvia cara, amici miei ,

Se con me felici siete,

Ah ! venite , divideteIl piacer che in cor mi sta.

Sii. ( Misera 1 che farò ? ) Narrami, Aceste,

Onde sai tutto ciò ?

Ac. La dea me’l disse.

Sii. Quando?

Ac. Non bene ancora

Si tignevan le roseDe la passata aurora.

Sii. E cbe t’impose ?

Ac. D’avvertirne te stessa,

D’avvertirne i pastori: e poi disparve,Versando dal bel cria divini odori.

Sii. (Ah I che far più non so. Taccio?., mi scopro?..)

Ac. ( Ma la ninfa si turba ?...

Numi 1 che sarà mai ?... )

Sii. ( No che non lice

In simil uopo all’anime innocentiCelar gli affetti loro.) Odimi, Aceste...

Ac. Cieli 1 Che dir mi vuoi ?

Qual duol ti opprime in sì felice istante ?

Sii. Padre... oh numi!., che penai., io sono amante.

Ac. ( Aimè I respiro alfine. )

E ti affanni per ciò ? Non è d’amoreDegno il tuo sposo ? O crediColpa l’amarlo ?

Sii. Ansi, qual nume , o padre,

Lo rispetto e l’onoro. I pregi suoiTutti ho fissi nell’ alma. Ognun favellaDi sue virtù. Chi caro a Marte il chiama,

Chi diletto d’Urania e chi l’appellaDe le muse sostegno:

Chi n’esalta la mano e chi l’ingegno.

Del suo gran padre in luiIl magnanimo cor chi dice impresso 3

(3) Rivolto a Silvia.