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POESIE DRAMMATICHE.
Asc. ( E vero, è vero.
Più resister non so. Se qui l* attendo,
Scopro l’arcano e al giuramento io manco.Partasi ornai. )
Fau. Garzone, a te non lice
Qui rimaner, cbe la modesta SilviaNon vorria testimon de’suoi pensieriUn ignoto straniere. E se desioD'ammirarla vicino e al patrio suoloFama portar de’pregi suoi t’accese,
Là confuso ti cela (i).
Asc. S’adempia il tuo voler, pastor cortese ( 2 ).SCENA IV.
Coro.
Partedel coro.
Coro.
Partedel coro.
Coro.
Ascanio , Fauno , Coro , àceste , Silvia ,con seguito di pastorelle.
Hai di Drana il core,
Di Pallade la mente ;
Sei dell’ erculea gente,
Saggia donzella , il fior.
1 vaghi studj e l’artiSon tuo diletto e vanto tE de le muse al cantoPresti 1* orecchio ancor.
Sei dell’ erculea gente,
Saggia donzella, il fior.
Ha nel tuo core il nidoOgni virtù più bella :
Ma la modestia è quellaChe vi risplende ognor.
Hai di Diana il core,
Di Pallade la mente jSei dell’ erculea gente ,
Saggia donzella, il fior.
Ac. O generosa diva,
O delizia de gli uomini, o del cicloOrnamento e splendor 1 che più poteaQuesto suol fortunatoAspettarsi da te ? Qual più ti resta ,
Fido popol devoto,
Per la sua deità preghiera 0 voto ?
Ogni cosa è compiuta.
Dell’ Indigete EneaLa sospirata prole
Vostra sarà pria che tramonti il sole.
Coro. Venga de’ sommi eroi,
Venga il crescente onor.
Più non s’involi a noi :
Qui lo incateni Amor.
Ac. Di propria man la dea
A voi la donerà. Nè basta ancora.
Qui novella città sorger vedreteDe la diva e del figlio opra sublime.
Questi poveri alberghi,
Queste capanne anguste
Fieno eccelsi palagi e moli auguste.
(1) Accennando il coro de’ pastori.
( 2 ) Si ritira , e si suppone confuso fra il coro.Il coro s*avanza da un lato alla volta di Acestee di Silvia.
Altre dell’ampie moli
Saran sacre a le muse : altre custodi
De le prische memorie a i di venturi:
Altre a i miseri asilo :
Altre freno a gli audaci: altre tormentoA la progenie rea del mostro orrendoChe già infamia e spaventoFu de’boschi aventiniE periglio funesto a noi vicini.
Coro. Venga de’sommi eroi
Venga il crescente onor.
Più non s* involi a noi :
Qui lo incateni Amor.
Ac. O mia gloria, o mia cura, o amato pegno (3)De la stirpe d’Alcide, o Silvia miaiOggi sposa sarai. Oggi d’ÀscanioIl conforto sarai, l’amor, la speme:
Ambi di questo suolo
La delizia e il piacer sarete insieme.
Per la gioja in questo seno
L’alma, oh diol balzar mi sento:All'eccesso del contentoNo resistere non sa.
Silvia cara, amici miei ,
Se con me felici siete,
Ah ! venite , divideteIl piacer che in cor mi sta.
Sii. ( Misera 1 che farò ? ) Narrami, Aceste,
Onde sai tutto ciò ?
Ac. La dea me’l disse.
Sii. Quando?
Ac. Non bene ancora
Si tignevan le roseDe la passata aurora.
Sii. E cbe t’impose ?
Ac. D’avvertirne te stessa,
D’avvertirne i pastori: e poi disparve,Versando dal bel cria divini odori.
Sii. (Ah I che far più non so. Taccio?., mi scopro?..)
Ac. ( Ma la ninfa si turba ?...
Numi 1 che sarà mai ?... )
Sii. ( No che non lice
In simil uopo all’anime innocentiCelar gli affetti loro.) Odimi, Aceste...
Ac. Cieli 1 Che dir mi vuoi ?
Qual duol ti opprime in sì felice istante ?
Sii. Padre... oh numi!., che penai., io sono amante.
Ac. ( Aimè I respiro alfine. )
E ti affanni per ciò ? Non è d’amoreDegno il tuo sposo ? O crediColpa l’amarlo ?
Sii. Ansi, qual nume , o padre,
Lo rispetto e l’onoro. I pregi suoiTutti ho fissi nell’ alma. Ognun favellaDi sue virtù. Chi caro a Marte il chiama,
Chi diletto d’Urania e chi l’appellaDe le muse sostegno:
Chi n’esalta la mano e chi l’ingegno.
Del suo gran padre in luiIl magnanimo cor chi dice impresso 3
(3) Rivolto a Silvia.