128 ELOGI E
osservazione della grammatica, la legittimità dellerime, un pensiero che non sia affatto ridicolo ba-stano per far sì che ogni monaca che si seppellisce,che ogni moglie che becca un marito, che ogni bueche prende la laurea ricorrano a voi. Sì tosto chesoli quattordici de* tuoi versi possono ottener l’ouored’ essere ammessi in una raccolta, eccoti diventatopoeta.
Le scuole pubbliche istesse contribuiscono a diso-norare la poesia. Non contento chi loro presieded’insegnar male le arti che servir debbono d’intro-duzione al viver civile, si sbraccia nel volere chegli scolari diventino poeti. E perchè questo mai ?E a che può bisognare nel mondo ad un giovineun’arte eh’è di puro piacere ? Perche adunque nonsi ammaestra quivi ancora la gioventù nella musicae nella pittura ? Frattanto ecco il danno che neproviene. Si fa perdere per qualche anno la metàdella giornata ai giovani che sono quivi adunatiin una inutile e seccagginosa occupazione. Molti diessi che hanno dalla natura qualche disposizionemaggiore al verseggiare trascurano il più importantedell’eloquenza e, invaghiti di se medesimi , da sestessi si applaudiscono ; un puerile amore di gloriagli accende ; e qualora escono dall’erudito ginnasio,innamorati de’ vezzi della poesia, ma senza bastevolidoti da poterne godere giammai, odiando ogni scien-za ed ogni arte necessaria al viver civile, rimangonoa carico de’lor genitori, si rendono ridicoli a’iorcompagni meglio consigliati , e se mai produconoalcuna cosa, servono di trastullo alle persone e siassicurano le fischiate della posterità.
Questo gran numero di verseggiatori adunque èla cagione per cui da molte altronde savie personeviene in sì piccol conto tenuta la poesia. Nè menocooperano a ciò molti per altro valorosi rimatori ,i quali vengono ammirati bensì ma non piacciono.
Il poeta , come si può dedurre da quel che disopra abbiamo detto della poesia , dee toccare e ,muovere ; e per ottener ciò dee prima esser toccoe mosso egli medesimo. Perciò non ognuno può es-ser poeta, come oguuno può esser medico o legista.
Non a torto si dice che il poeta dee nascere.Egli dee aver sortito dalla natura una certa dispo-sizione degli organi e un certo temperamento cheil renda abile a sentire in una maniera allo stessotempo forte e dilicata le impressioni degli oggettiesteriori] imperocché coinè potrebbe dilicatamenteo fortemente dipingerli ed imitarli chi per un certomodo grossolano ed ottuso le avesse ricevute?
La poesia che consiste nel puro torno del pen-siere, nella eleganza dell’espressione, nell’armoniadel verso c come un alto e reale palagio che innoi desta la maraviglia ma non ci penetra al cuore.Al contrario la poesia che tocca e muove è un gra-zioso prospetto della campagna che ci allaga c ciinonda di dolcezza il seno.
Ora che do\remo dire della nostra presente poe-sia italiana? Infinite cose ci sarebbono a dire. l»faperciocché il tempo è venuto meno al buon volere,permettetemi eh’ io rimetta ad altra occasione ildiscorrervcne a lungo. Frattanto io spero che verrà
DISCORSI-
a ragionarvi meglio di me e di più importanti coseche queste non sono qualche altro degli accademi-ci (i), cui l’esempio dell’abate Soresì e di me ab-bia rianimato a continovare un esercizio che ci puòessere nello stesso tempo utile e piacevole, quale èquesto delle lezioni private : di maniera che, se noinon vi abbiamo giocato o dilettato col recitarvi lecose nostre , possium lusingarci almeno di averlofatto coll’ eccitamento datovi acciocché ogni mesealmeno ci trattenghiate con qualche vostro lavoro.
Ili (a)
CHE HA SERVITO D’INTRODUZIONEALL’ACCADEMIA SOPRA LE CARICATURE. •
Lasciam pur dire a’ poltroni, uditori ed accademicimiei piacevoloni e amici del buon tempo , lasciampur dire a* poltroni che stannosi a grattar la panciaaccanto al focolare ove son uali , aspettando pureche le lasagne piovano loro in gola] il viaggiare èla più dolce e utile cosa del mondo. Lasciamo stareche que’ gran filosofoni della Grecia, che portaronotanto di barba al mento, lasciarono di covar la ce-nere e andaronsene a pescar la sapienza negli altruimari] noi ne abbiamo ancora tutto dì gli esempivivi sotto degli occhi. Fate che uu giovine , dopoaver tre anni girato il mondo, se ne ritorni a casa ]e non vedete voi com’ egli è diventato pratico neigiuoco e fatto accorto di tutte le malizie de’baral-lieri ? Com’ egli ha appreso ad acconciarsi in millefogge il capo e a variare ogni giorno da capo apiedi la stucchevole eguaglianza delle vestimenta ?Come a fondo conosce e sa discorrere in cattedradelle femminili soje e tristizie ? Che leggiadro por-tamento, che vezzoso linguaggio, che piglio graziosodel suo viso, che soave odore ch’ei getta per ognicanto! In somma ci torna a casa pratico pralichis-simo de’ beni e de’ mali di qualsivoglia nazione.Cosi avessi anch’io adoperato ne’viaggi da me fatti,come voi sapete, in India Pastinaca , in Orinci,nella terra de’ Baschi e in Oga Magoga , che sontutti paesi lontani di qui delle miglia più di mil-lanta, eh’ io spon me ne sare’ andato in gite e tor-natomene cosi bue com’io me n’era ito. A ognimodo, poiché tocca oggi a me a intertenere l’ozio-saggine e la svogliataggine vostra dandovi dance cparole, io vi racconterò se vi piace certe stravaganzech’io ho vedute in un'isola e spezialmente iu unacittà dell’India Pastinaca: poiché voi ben vedetech’io volea venire a riuscir qui con quelle lodi delviaggiare ch’io a malizia dissi disopra. State zitti]eh’ io potrò dire d’essere abile a rallegrare qualsi-voglia altra brigata,
« Se questa con eh’ i’ parlo non si secca. >»
Io smontai adunque nell’isola ch’io v’ho dettoe arrivai ben tosto alla città, nella quale , benchési potesse entrare per ogni lato , non avendo essa
(1) I Trasformati.
(2) Detto ne ’ Trasformati.