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Opere di Giuseppe Parini / [Giuseppe Parini]
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ELOGI E

che corre tra 1* uomo che riflette e discorre, e tral’uomo eh’è commosso ed agitato, le cui idee so-gliono essere più rapide e per cosi dire dipinte apiù sfacciati colori. Perciò il linguaggio della poesiaè così naturale come quel della prosa ; e quindi èche sì l'uno come l’altro sono sempre stati comuniad ogni nazione.

Da questa teorica, che forse può parer troppolunga ma che è, al mio credere, necessaria per bencapire che cosa sia l’arte poetica , facilmente altripuò dedurre se sia o no vero e reale diletto, o sedalla sola opinione dipendano o no que’ dolci mo-vimenti d’ira, di nausea, d’abbominazione, d’orrore,d’amore, d’odio, di tema, di speranza, di compas-sione, di sospetto , di disprezzo, di maraviglia cheprova nel suo cuore colui che assiso nella plateavede da eccellenti attori rappresentarsi la Merope,o che in un’amabile solitudine osserva gli allettisempre diversi dell’illustre amante di Laura, i su-blimi capricci e grotteschi di Dante , le gelosie diBradumantc, le lusinghe d’Alcina , i furori di Ri-naldo, le tenerezze d’ Erminia e simili.

Egli è adunque certissimo che la poesia è un’arteatta per se medesima a dilettarci coll’imitar ch’ellafa della natura e coll’eccitare in noi le passioni,ch’ella copia dal vero. E questo è un pregio nonvano, non ideale, non puerile dell’arte stessa.

Le si aggiungono nondimeno altri pregi non man-co reali di questo. La versificazione, lo stile , lalingua e simili, che formano la parte meccanica dilei, non meritano meno d’ esser considerate ; manoi per ora le tralasccremo , bastandomi che siachiaro come la poesia abbia facoltà di piacerne pervia del sentimento, eh’è la parte più nobile, anzil’anima e lo spirito di quest'arte.

Che se altri richiedesse se la poesia sia utile ono, io a questo risponderci eh* ella non è già ne-cessaria come il paue nè utile come l’asino o ilbue , ma che con tutto ciò bene usala può essered’un vantaggio considerevole alla società. E benchéio sia d’opinione che l’institulo del poeta non siadi giovare direttamente ma di dilettare} nulladime-no son persuaso che il poeta possa, volendo, giovareassaissimo. Lascio che tutto ciò che ne reca onestopiacere si può veramente dire a noi vantaggioso ;coDciossiacbò, essendo certo che utile è ciò che'con-Iribuisce a render l’uomo felice, utili a ragione sipossan chiamare quell’arti che contribuiscono a ren-derne felici col dilettarci in alcuni momenti dellanostra vita.

Ma la poesia può ancora esser utile a quella guisache utili sono la religione, le leggi e la politica.E non invano si gloriano i poeti che la loro arteabbia contribuito a raccoglier insieme i dispersi mor-tali sotto le graziose allegorie d’Anfione e d’Orfeo.Omero ha pure insegnato, molto imperfettamentebensì ma pure quanto era permesso alla sua sta-gione, la condotta delle cose militari: e i primicapitani della Grecia liar.no fatto sopra l’Iliade iloro stud) j di che mi possono essere buoni testi-monj Platone , Aristotele , Plutarco ed altri autori.Ne sono da dimenticarsi i cantici militari di Tii'leo,

DISCORSI. I27

che infiammarono e spinsero alla vittoria gli scon-fitti Spartani e che per pubblico decreto cantavansiin ogni guerra dinanzi alla tenda del capitano. Esiodoha iusegnato l’agricoltura ed altri altre arti o siafisiche o sìa morali.

Egli è certo che la poesia, movendo in noi lepassioni, può valere a farci prendere abbonimentoal vizio, dipingendocene la turpezza, e a farci amarla virtù, imitandone la beltà. E che altro fa il poetache ciò collo introdurre sulla scena i caratteri lo-devoli e vituperevoli delle persone? Per qual altromotivo crediamo noi che tante ben regolate repub-bliche mantenessero dell’erario comune i teatri?Solamente per lo piccolo fine di dare al popolo di-vertimento ? Troppo male noi penseremmo dellesagge ed illuminate menti de* loro legislatori. Il lorointento si fu di spargere per mezzo della scena isentimenti di probità, di fede, di amicizia, di glo-ria, di amore della patria ne’ lor cittadini e final-mente di tener lontano dall’ozio il popolo, in modoche non gli restasse tempo da pensare a dannosimacchinamenti contro al governo, e perchè, tratte-nuto in quegli onesti sollazzi, non si desse in predade’vizj alla società perniciosi. Ciò ch’io ho dettode’componimenti teatrali si può dir colla debitaproporzione ancora d’ogni altro genere di poesia.

Se la poesia adunque è tale, come io scorrendolaper varj capi ho dimostrato, e come a chi spassio-natamente la esamina dee comparire, onde provieneche a' di nostri e spezialmente in Italia incontratanti dìsprczzatori ? Se io ho a dire la verità, iotemo che ciò proceda non già dal difetto dell’artenè dei valenti coltivatori di essa.

Per bene avvederci dell’origine di questo disprez-zo, prendiamone un esempio dalla medicina. Questascienza ha forse ora tanti contraddittori e tanti dis-prezzatori quanti ne ha la poesìa. Niuna cosa è piùfacile dell’ asserire che una persona ha il tal malenè dello scrivere una ricetta ; così nulla è di piùagevole che il misurare alcune parole e il chiuderlein uno spazio determinato. Quindi è che al mondosi trovano lauti ciarlatani che di medico il nomesi usurpano o loro si concede gratis* e tanti versi-ficatori che da sè assumono il nome di poeta o loroper certa trascuraggine vicn conceduto dalla molti-tudine, che non pensa più oltre.

Basta che un giovine sia pervenuto a poter pre-sentarvi una cattiva prosa frastagliata in versi che,più non pensando alla preziosità che la pietra ri-chiede, commendiamo qualunque vile selce o maci-gno perchè il maestro ha saputo segarlo. Noi nonistiamo ad esaminare se l’artefice di quella pietraci abbia saputo formare una Venere degna d’ essercollocata in una reale galleria ovveranienle un pas-satojo o un termine da piantarsi a partire il cam-po di Damone da quello di Tirsi.

« 3on come i cigni anco i poeti rari ,

Poeti clic non sien del nome indegni >»,disse già l’Ariosto. Eppure noi reggiamo tuttodìuscir delle scuole un numero di gioventù che conquattro soneltini pretende di meritarsi il nome dipoeta, e si trova chi loro il concede. Una mediocre